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AUTORI
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breve presentazione dell'artista e delle sue opere ed eventuali
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- presentazione dell'autore
- presentazione generica delle opere
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sarà pervenuto dal diretto interessato.
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AUTORI
GEORGES FEYDEAU
Sintesi
biografica
a cura di Pasquale Calvino
e Annamaria Martinolli
Georges-Léon-Jules-Marie Feydeau, figlio dello scrittore Ernest-Aimé
Feydeau (1821-1873) e della polacca Lodzia Boguslawa Zelewska, nasce a
Parigi l’8 dicembre 1862, suscitando fin dalla più tenera infanzia
enorme scandalo, visto che le maldicenze del tempo dicevano fosse il
figlio illegittimo di Napoleone III. La casa di suo padre era
frequentata dai maggiori scrittori dell’epoca tra cui: Sainte-Beuve,
Flaubert, Gautier, Alexandre Dumas padre e figlio nonché i fratelli
Goncourt. Il padre Ernest (1821-1873) scrisse e pubblicò Fanny (1858) e
Souvenirs d’une cocotte (1872), ottenendo molto successo grazie anche
alla pubblica condanna dell’Arcivescovo di Parigi. Scrisse anche un
saggio dedicato all’amico Théophile Gautier, Théophile Gautier:
souvenirs intimes, che però sarà pubblicato postumo.
Georges è autore di farse e vaudevilles di grande arguzia, ingegno,
movimento che fecero di lui il degno erede di Labiche (vedi). Il suo
talento per il teatro si sviluppò precocemente, all’età di sette anni,
dopo aver assistito a una rappresentazione, scrisse la sua prima
commedia, mentre all’età di quattordici fondò con l’amico Louveau un
circolo amatoriale per mettere in scena atti unici, monologhi e poemi.
Muore per una grave malattia mentale, il 5 giugno 1921, in una clinica
psichiatrica di Rueil-Malmaison.
Malgrado i successi ottenuti all’epoca, Feydeau ebbe sempre la
consapevolezza di essere disprezzato dai letterati del tempo, in
particolar modo dall’Académie Française, in quanto autore di un genere
che non rispettava i canoni da essa richiesti. Nemmeno la
Comédie-Française, tempio per eccellenza del teatro classico nonché di
Molière, accetterà di rappresentare i suoi testi; bisognerà attendere il
1951 (trent’anni dopo la sua morte) perché Jean Meyer, membro della
Comédie-Française e direttore artistico del Centre d’Art Dramatique,
decida di sfidare il parere dei critici mettendo in scena nella seconda
sala del teatro Le Dindon (tradotto con Il tacchino, Il somaro, ma in
realtà significa Lo spaccone). Il successo sarà strepitoso e finalmente
il teatro di Feydeau non sarà più considerato un genere minore. In
Italia la sorte dell’autore sarà più o meno la stessa, se Silvio d’Amico
non si renderà conto della grandezza di Feydeau, Vito Pandolfi, nel
1964, sarà il primo a capirne veramente l’arte. Attualmente alcuni
scrittori lo considerano uno dei più grandi autori di teatro comico,
dopo Molière.
La maggior parte delle sue opere sono costruite sul malinteso, sulla
gelosia e sul tradimento tra marito e moglie, marito e amante…cose che
unite ad eventi assurdi, occasionali, peripezie varie, scatenano
situazioni comiche paradossali, in cui i personaggi vengono coinvolti in
innumerevoli colpi di scena al limite del surreale. Feydeau fa inoltre
un ampio ricorso a personaggi che di primo acchito possono sembrare
secondari, ma in realtà svolgono un ruolo fondamentale all’interno delle
commedie, ovvero lo straniero che storpia la lingua e il personaggio che
possiede un difetto fisico (vale la pena ricordare l’avvocato che
balbetta solo quando piove in L’Hôtel du Libre-Échange, L’albergo del
libero scambio). L’atmosfera della Belle Époque, molto cara al pubblico,
rende i lavori di Feydeau ancora più graditi. A differenza della maggior
parte delle opere del suo tempo, infatti, le sue commedie si
contraddistinguono per il rigore ferreo con cui vengono elaborate.
Feydeau è di una estrema meticolosità, e cerca sempre di prevedere anche
l’imprevedibile, da qui l’inserimento nei suoi copioni di numerose note
che servivano sia da indicazione agli attori sia da spiegazione per
l’utilizzo di eventuali trucchi scenici. Feydeau con il suo teatro mette
alla berlina (Castigat ridendo mores) le relazioni sentimentali e
amicali, il dio denaro, la politica e quella falsa ideologia di
superiorità che caratterizzava la borghesia parigina di fine 1800.
Le commedie più rappresentate e applaudite sono:
1) “Dalla finestra” (Par
la fenêtre, atto unico, 1882) (due attori: un uomo e una donna)
Hector, avvocato dal carattere debole, si è sposato per volontà di sua
madre. Abbandonato dalla moglie che gli faceva continue scenate, sta
aspettando il suo ritorno perché la ama ancora. Nel frattempo sta cercando
di cavarsela come può con la vita casalinga. La sua vicina di casa, però,
vuole fare ingelosire il marito e ha visto in Hector la persona giusta per
mettere in atto il suo piano, vuole che quest’ultimo finga di corteggiarla
davanti alla finestra aperta. Dopo una serie di quiproquo e di scambi di
persona il povero Hector riuscirà finalmente a liberarsi della presenza
dell’invadente vicina.
2) “Il professore di pianoforte” o “Amore e piano” (Amour et piano, atto
unico, 1883) (tre attori: due uomini e una donna)
Un ragazzo di Tolosa si reca a Parigi, spinto dagli amici, per incontrare
una cocotte. Purtroppo sbaglia appartamento e si ritrova a casa di una
giovane che sta studiando pianoforte e aspetta l’arrivo di un professore,
assunto dalla madre. Tra equivoci e fraintendimenti i due giovani alla fine
si chiariranno e si scambieranno l’augurio di rincontrarsi prossimamente.
3) “Sarto per Signora” (Tailleur pour dames, tre atti, 1886) (dieci attori:
quattro uomini e sei donne)
Primo grande successo in cui si percepisce in potenza la futura grandezza
dell’autore.
Forse è la meno onirica, la più realistica delle commedie di Feydeau: non
compaiono ancora i letti girevoli e tutte le “ macchine “della futura
comicità surreale; proprio per questa aderenza alla realtà, forse, è anche
una delle più comiche.
Un medico rimane una notte fuori casa e al mattino è costretto a dire alla
moglie una bugia, cioè che quella notte era stato al capezzale di un suo
amico morente. Ma proprio al mattino riceve la visita dell’amico che però è
in ottima salute. Il medico affitta un appartamento di questo suo amico dove
prima vi era una sartoria per signora, per dare appuntamento alla sua
amante.
Il secondo atto si svolge nell’ex-sartoria, dove poiché la porta è
difettosa, si presentano il marito della sua amante e altri personaggi non
invitati, ai quali il dottore è costretto a dire di essere un sarto per
signora. Nel terzo atto, dopo lunghe trattative (vi è anche la suocera),
viene finalmente ristabilita la pace. (Si ricorda il riuscito adattamento di
P.Calvino)
4) “Il gatto in tasca” o “A scatola chiusa” (Chat en poche, tre atti, 1888)
(otto attori: cinque uomini e tre donne)
Un ricco produttore di zucchero vuole far rappresentare all’Opéra un Faust
composto da sua figlia, per questa ragione, cerca di ingaggiare un famoso
tenore. Si presenta a casa sua un ragazzo, da lui scambiato per il suddetto
tenore, che in realtà è venuto in città per studiare giurisprudenza e per
chiedere all’industriale di fargli da tutore. Il ragazzo perderà la testa
per la moglie dell’industriale e questo sarà alla base di una serie di
equivoci e di fraintendimenti.
La commedia è ricca di scambi di persona, amori e situazioni problematiche e
non manca di un lieto fine.
5) “Fidanzamento a Lochès” o “I fidanzati di Lochès” (Les fiancés de Lochès,
tre atti, 1888) (quindici attori: dieci uomini e cinque donne)
Due fratelli e una sorella, residenti a Lochès, arrivano a Parigi nella
speranza di trovare i loro compagni di vita. A questo scopo decidono di
rivolgersi a un’agenzia matrimoniale, che però per una serie di malintesi è
in realtà un’agenzia di collocamento. I tre personaggi non si rendono conto
del fraintendimento perché essendo provinciali giustificano quelle che per
loro sono strane usanze con il fatto che la gente di città è sempre un po’
stravagante. Vengono quindi assunti come domestici nella casa di un ricco
signore, ma loro continuano a credere di trovarsi nella casa dei loro futuri
compagni. Tra fraintendimenti vari, alla fine tutto si chiarirà e i tre
saranno ben felici di ritornare alla loro amata Lochès.
6) “L’affare Édouard” (L’affaire Édouard, tre atti, 1889) (diciassette
attori: quindici uomini e due donne)
Édouard, grande amico di un avvocato e soprattutto di sua moglie, è stato
sorpreso una sera in compagnia di quest’ultima nel privè di un ristorante da
un pubblico ufficiale che ha sbagliato indirizzo. La signora ha reagito
schiaffeggiando il pubblico ufficiale e insultandolo, per questa ragione
entrambi stanno aspettando di essere convocati in Tribunale. Nel frattempo
l’avvocato ha perso la testa per una cavallerizza a cui vorrebbe tanto fare
la corte.
Il terzo atto è tutto ambientato in Tribunale dove tra arringhe varie e
confusioni tra una causa e l’altra, tutti riprenderanno i loro ruoli e
torneranno a casa senza aver ancora capito chi era l’accusato e chi
l’accusatore.
7) “Il matrimonio di Barillon” (Le mariage de Barillon, tre atti, 1890)
(dieci attori: sette uomini e tre donne)
Nel municipio di Parigi si deve svolgere il matrimonio di Barillon.
Quest’ultimo però la sera prima si è ubriacato pesantemente e ha
schiaffeggiato uno sconosciuto, risultato: è stato sfidato a duello. Nel
frattempo si scopre che la futura moglie di Barillon è innamorata di un
altro, un tale Patrice, ben deciso a impedire le nozze, e che il sindaco
incaricato della celebrazione del matrimonio altri non è se non colui che
Barillon aveva schiaffeggiato la sera prima.
Tra la confusione che ne segue il povero Barillon si ritroverà
inavvertitamente sposato con la suocera e dovrà faticare non poco anche per
sopportare la gelosia dell’ex-marito di quest’ultima, misteriosamente
scomparso in mare, che per l’occasione si ripresenterà vivo e vegeto.
8) “Champignol suo malgrado” (Champignol malgré lui, tre atti, 1892)
(ventisei attori: ventidue uomini e quattro donne)
L’amante della moglie del pittore Champignol si è fatto sorprendere tempo
prima in un albergo con quest’ultima dallo zio di lei. Per evitare uno
scandalo si è spacciato per il vero Champignol.
Nel frattempo un brigadiere e alcuni gendarmi si presentano a casa del
pittore per comunicargli che deve fare ancora tredici giorni di ferma. Il
pittore non è presente ma l’amante della moglie sì, e quindi viene scambiato
per Champignol, grazie anche alla testimonianza di altre persone, e portato
a Clermont.
Informato dell’arrivo dei gendarmi, il vero Champignol, all’oscuro di quanto
successo, decide di partire anche lui per non diventare un disertore. Ci
sarà un incredibile scambio di persona con la presenza in scena del
personaggio principale e del suo doppio finché la verità non verrà a galla e
il finto Champignol non accetterà per un’ultima volta di prendere il suo
posto.
9) “Il signore va a caccia” (Monsieur chasse, tre atti, 1892) (dieci attori:
sette uomini e tre donne)
È il tema preferito dall’autore: la gelosia e l’adulterio.
Un marito, molto bugiardo, con la scusa della caccia, si dà all’adulterio.
La moglie, nel frattempo, è corteggiata da un altro spasimante, che cerca di
aprirle gli occhi sui tradimenti del marito.
Il secondo atto è tutto ambientato in una garçonnière in cui si incontrano e
si scontrano vari personaggi che non dovrebbero trovarsi lì.
Alla fine, scoperto dalla moglie, il protagonista sarà costretto ad
accettare dei compromessi.
Una piacevole commedia caratterizzata da equivoci, colpi di scena, battute
fulminanti, giochi di parole e scambi di persona.
10) “Il sistema Ribadier” (Le système Ribadier, tre atti, 1892) (sei attori:
quattro uomini e due donne)
Un marito, oppresso dalla moglie che lo sorveglia in continuazione perché
era stata costretta a sopportare i tradimenti del marito precedente, spera
di risolvere il problema ipnotizzandola ogni sera prima di recarsi
dall’amante. Purtroppo però confessa il suo “sistema” a un amico ex
corteggiatore di sua moglie. Le cose si complicano quando quest’ultimo
decide di svegliare la signora per confessarle il suo amore e rivelarle la
verità. Dopo una serie di equivoci a catena, le cose si risolveranno, ma
Ribadier non potrà più spostarsi da casa.
11) “L’albergo del libero scambio” (L’Hôtel du Libre-Échange, tre atti,
1894) (diciotto attori: dieci uomini e otto donne)
Marcella, la moglie di un architetto, trascurata dal marito, è corteggiata
da un imprenditore, socio dell’architetto. L’architetto deve fare una
perizia in un albergo che si dice abitato dagli spiriti.
L’imprenditore vuole approfittare dell’assenza dell’architetto e prenota una
stanza nell’“Albergo del libero scambio”, dove appena appartatosi con
Marcella si sente male e si allontana.
Al suo ritorno iniziano i problemi che li condurranno al commissariato di
polizia e a una notte in prigione.
Con una trovata finale dell’autore, l’ architetto riesce ad uscire pulito
dalla strana situazione. È una delle più esilaranti commedie di Feydeau,
adattata anche da Scarpetta con il titolo: “L’albergo del silenzio”.
12) “La palla al piede” (Un fil à la patte, tre atti, 1894) (diciannove
attori: dodici uomini e sette donne)
Un signore nobile, povero e libertino è fidanzato con una cantante. Si
fidanza anche con una ragazza molto ricca che lui, per il danaro, vuole
sposare; ma, per molte problematiche, non riesce a troncare la sua relazione
con la cantante, che, a sua volta, è oggetto del desiderio di un generale
sudamericano. La cantante, inconsapevole, viene scritturata per la festa del
fidanzamento del suo fidanzato con l’altra donna. Una serie di enormi
imbrogli, raggiri, equivoci, colpi di scena, vendette, qui pro quo… rendono
il nobile, la fidanzata cantante, il generale, la fidanzata ricca e sua
madre…personaggi di grande comicità, validi in ogni tempo perché, anche se
con modalità diverse, il desiderio di sposare una persona molto ricca,
specialmente quando si è in ristrettezze economiche, è sempre attuale. È
stata adattata da Eduardo scarpetta con il titolo di: “Le belle sciantose”.
13) “Il nostro futuro” (Notre
futur, atto unico, 1894) (due attrici)
Una vedova è stata chiesta in sposa da un uomo che contemporaneamente aveva
chiesto anche la mano della cugina della vedova.
La vedova e sua cugina leggono poi sul giornale che l’uomo ha sposato una
terza donna, al dispiacere iniziale seguirà il desiderio di andare a
divertirsi dimenticandosi così del “loro futuro”.
14) “Il tacchino” o “Il somaro” (Le Dindon, tre atti, 1896) (diciassette
attori: dodici uomini e cinque donne)
Un signore segue sino a casa Luciana, una giovane signora, e scopre che
questa altri non è se non la moglie di uno dei suoi migliori amici. Per
niente disposto ad arrendersi, il corteggiatore giura alla donna di riuscire
a dimostrare che suo marito le è infedele, ottenendo in cambio da lei una
notte d’amore. Luciana, nel frattempo, conosce la Signora Pontagnac, moglie
del suo corteggiatore e si alleano insieme per vendicarsi dei rispettivi
mariti adulterini.
Nella camera d’albergo, prenotata dal marito di Luciana per incontrarsi con
l’amante, si ritrovano diabolicamente tutta una serie di personaggi (tra cui
una vecchietta sorda, un geloso marsigliese e un generale in pensione
attratto dalle cameriere) con scontri, fughe e aggrovigliati intrecci che
determinano grande ilarità. Non poteva Eduardo Scarpetta non adattare questa
brillantissima commedia (vedi: Madama Sangenella).
15) “A me gli occhi!” (Dormez, je le veux!, atto unico, 1897) (sei attori:
quattro uomini e due donne)
Il domestico di una ricca famiglia usa l’ipnosi per sottomettere i suoi
padroni e tutti quelli che gli capitano a tiro alle sue volontà. Dopo averli
fatti diventare rispettivamente una scimmia e una reincarnazione della
Carmen, sarà un altro medico, le cui doti di ipnotizzatore sono note, a
risolvere il problema ipnotizzando a sua volta il domestico e imponendogli
di diventare il miglior domestico del mondo.
16) “La signora di Chez-Maxim’s” (La Dame de Chez Maxim, tre atti, 1899)
(ventinove attori: diciassette uomini e dodici donne)
Un medico sposato, dopo una notte di bagordi, si sveglia nel suo letto con
una donna che non riconosce. Dalla preoccupazione di nascondere la ballerina
alla moglie del medico nascono una serie di situazioni comiche.
Il medico è costretto a portare la ballerina a un matrimonio e a presentarla
come sua moglie.
Allo sposalizio, la ballerina si accorge che lo sposo è un suo ex amante e
fugge con lui.
Uno zio del dottore vuole assolutamente far riconciliare il nipote con la
ballerina, cioè con colei che egli crede sua moglie. Anche Eduardo Scarpetta
ha adattato questa bella commedia con il titolo: “A nanassa”.
17) “La duchessa delle Foliès-Bergères” (La duchesse des Foliès-Bergères,
cinque atti, 1902) (trentotto attori: ventotto uomini e dieci donne)
Il principe Serge fa la bella vita con i suoi compagni al liceo Luigi XIV.
Un giorno l’ambasciatore di Orcania viene ad annunciare che il re ha
abdicato a favore di Serge. Questi, però, per nulla disposto ad assumersi le
sue responsabilità si dà alla fuga, girando i vari cabaret di Parigi. Serge
e gli amici approdano da Chez Maxim, dove si imbattono nella duchessa che
altri non è se non la ex signora di Chez Maxim (della commedia di cui
sopra).
Tra armadi truccati, czarde scatenate e rapidissimi cambi di costume che
trasformano la duchessa in una cocotte e viceversa, la risata è assicurata.
18) “Passa la mano” (La main passe, quattro atti, 1904) (quattordici attori:
dieci uomini e quattro donne)
Un signore non è molto contento della propria moglie, Francine, che gli
appare fastidiosa e priva di attrattive, per cui ritiene che le sia
impossibile avere un amante.
Invece Francine ha un adoratore molto timido e un amante segreto.
Una sera, essendo il marito di Francine fuori casa, la donna si vede con il
suo amante in un appartamento con l’impegno che lasceranno la casa a
mezzanotte per ritornare alle proprie dimore.
Invece si svegliano al mattino seguente e mentre cercano di pensare delle
scuse plausibili si trovano al cospetto di un ubriaco che ha aperto la porta
con la propria chiave.
Si hanno poi una serie di divorzi e nuove coppie, cioè tutti passano la
mano.
19) “Il germoglio” (Le bourgeon, tre atti, 1906) (diciannove attori: dieci
uomini e nove donne)
Questa commedia non è più commedia “d’intreccio”, di qui pro quo, di
situazioni paradossali…
Feydeau cerca di scrivere una commedia “di costume”, di sentimenti, ma vi
riesce in parte.
Siamo in un castello: Maurizio sta per abbracciare la vita ecclesiastica,
anche se la contessa madre non apprezza molto questa decisione. Nel castello
vive pure una cugina di Maurizio che lo ama segretamente.
Maurizio conosce un’attrice di cui si innamora e sarà proprio lei a farlo
sposare con la cuginetta.
20) “La pulce nell’orecchio” (La puce à l’oreille, tre atti, 1907)
(quattordici attori: nove uomini e cinque donne)
Una moglie per provare la fedeltà del marito, gli scrive, per mano di
un’amica, una lettera d’amore, dandogli appuntamento in un albergo; ella si
reca nell’albergo per rendersi conto della fedeltà del marito.
Il marito, credendo che il destinatario effettivo della lettera sia un suo
caro amico, consegna a questi la lettera.
È impossibile riassumere gli imbrogli, le coincidenze impensabili, le
situazioni strane, le sorprese, le liti, gli spari, le pareti girevoli con
ammalati-alibi…
21) “Occupati d’Amelia” (Occupe-toi d’Amélie, tre atti e quattro quadri,
1908) (ventotto attori: diciotto uomini e dieci donne)
È una delle più belle commedie di Feydeau.
Marcello per ottenere una grossa eredità deve sposarsi. Con la complicità di
Stefano, suo amico e confidente, architetta un finto matrimonio con Amelia,
amante di Stefano. Durante un’assenza di Stefano, Marcello e Amelia vanno a
letto insieme.
Stefano per vendicarsi, fa in modo che il matrimonio tra Marcello e Amelia
non sia più finto.
Ma, alla fine, Marcello riuscirà ad ottenere l’eredità e non si occuperà più
di Amelia.
22) “Il circuito” (Le Circuit, tre atti, 1909) (ventidue attori: quindici
uomini e sette donne)
Si tratta di una commedia automobilistica, ambientata in un circuito della
Bretagna. Un ricco fabbricante di automobili vuole partecipare alla corsa ma
anche sedurre una giovane di cui si è invaghito che però è da poco sposata
con un altro. Intanto il sindaco del paese attraverso il quale passa il
circuito della corsa non è per niente interessato alle gare automobilistiche
e anzi si preoccupa solo di comprare cani di razza da una ex cocotte. Tra lo
scompiglio generale sarà proprio un cane alla fine a tagliare la strada alle
automobili durante la corsa e a permettere alle varie coppie di ritrovarsi.
23) “Non tradisco mio marito” (Je ne trompe pas mon mari, tre atti, 1914)
(sedici attori: dieci uomini e sei donne)
Un pittore si reca in un albergo dove incontra una coppia di suoi amici. Da
molto tempo il pittore fa la corte alla moglie dell’amico, ma questa si è
sempre rifiutata di cedere alle sue lusinghe e anzi l’ha sempre trattato con
freddezza sostenendo di non voler tradire suo marito. Nel frattempo arriva
nello stesso albergo Dotty, la figlia del più importante commerciante di
maiali di tutta l’America. Vedendo il pittore se ne invaghisce, e decide
immediatamente di volerlo sposare. Intanto la moglie dell’amico del pittore,
scoperta l’infedeltà del marito, decide di concedersi allo spasimante. Alla
fine tutto si risolverà per il meglio e il pittore convolerà a nozze con la
viziata Dotty, che lui non ama ma che ha molti soldi.
24) “Dal matrimonio al divorzio” (Du mariage au divorce, 1908-1916), serie
di cinque atti unici appartenenti all’ultimo periodo, comprende: La
buonanima della suocera (Feu la mère de Madame, 1908), La purga di Bébé (On
purge Bébé, 1910), Léonie è in anticipo (Léonie est en avance, 1911), Ma non
andare in giro tutta nuda! (Mais n’te promène donc pas toute nue!, 1911),
Hortense ha detto: “Me ne frego!” (Hortense a dit: “Je m’en fous!”, 1916), i
titoli in italiano possono aver subito anche leggere variazioni.
I cinque atti sono tutti incentrati sul rapporto marito-moglie. I mariti
ormai sono succubi di donne autoritarie che vogliono soddisfare i loro
capricci o quelli dei figli; la donna non è più la ricca borghese o la
spensierata cocotte delle commedie precedenti ma è vista in qualità di
moglie e madre quando ormai il rapporto matrimoniale ha perso tutto il suo
carattere illusorio.
Ciò non toglie che Feydeau mantenga intatta la sua verve anche quando si
tratta di affrontare tematiche meno vaudevilliste.
Si dice che per scrivere questi atti l’autore si sia ispirato alla sua reale
esperienza matrimoniale, visto che in quel periodo aveva appena lasciato la
moglie.
24a) “La buonanima della suocera” o “La fu madre della signora” (Feu la mère
de Madame, 1908) (quattro attori: due uomini e due donne)
Rientrato a casa alle quattro del mattino dopo essere stato a un ballo in
maschera, Lucien deve sopportare la scenata di gelosia della moglie, nel
tentativo di difendersi fa un involontario paragone tra i seni di una
modella presente al ballo e quelli della moglie. Questa, furiosa sveglia la
cameriera per chiederle un parere, e sarà solo la prima delle alzate che la
cameriera dovrà fare finendo coinvolta nei litigi dei due coniugi. A un
certo punto si presenta un uomo che sostiene di essere il nuovo domestico
della madre della signora, venuto a informarli della sua morte. La figlia
sconvolta cerca di ricordare i bei momenti, ma si scoprirà, con enorme
tristezza del genero, che in realtà a essere morta… è la madre della vicina
di casa.
24b) “La purga di Bébé” o “Bébé prende la purga” (On purge Bébé, 1910)
(sette attori: tre uomini, tre donne e un bambino)
Follavoine, che lavora per una ditta produttrice di vasi da notte
infrangibili (che in realtà finiscono sempre in mille pezzi), aspetta di
ricevere a pranzo la visita di un importante cliente, nonché la moglie e
l’amante di lei. La moglie di Follavoine però lo tormenta per il fatto che
il loro viziatissimo bambino si rifiuta di prendere la purga.
Nel frattempo arriva il cliente, che finisce per restare vittima delle
insistenze della moglie di Follavoine che vuole a tutti i costi fargli
assaggiare la purga. Tra capricci del bimbo, vasi da notte che si rompono di
continuo e improbabili sfide a duello, andrà a finire che la purga se la
berrà proprio lo sfortunato Follavoine.
24c) Léonie è in anticipo (Léonie est en avance, 1911) (sei attori: due
uomini e quattro donne)
Nella sala da pranzo di Toudoux si sta cenando. D’un tratto la moglie Léonie,
incinta, lo avverte di sentire dei dolori e si preoccupa per il fatto che
dovrebbe partorire appena tra un mese. Il marito intanto ha mangiato troppo
ed è vittima del singhiozzo, quindi come in processione i due cominciano ad
andare su e giù a braccetto per la stanza.
A un certo punto arriva la madre di Léonie che la riempie di regali per il
bébé tra i quali un vaso da notte, la partoriente vuole assolutamente che il
marito se lo metta in testa perché se lo è sognato la notte, e lui lo fa.
Intanto arriva la levatrice che però non riesce a farsi comprendere da
Toudoux. Alla fine, quando Toudoux sarà ormai esausto, si scoprirà che
Léonie non è affatto incinta ma la sua è semplicemente un’ossessione.
24d) Ma non andare in giro tutta nuda! (Mais n’te promène donc pas toute nue!,
1911) (cinque attori: quattro uomini e una donna)
Un deputato si vergogna della moglie per il fatto che questa se ne va sempre
in giro per la casa poco coperta. Dovendo ricevere un importante uomo
politico le chiede di non dare spettacolo, ma lei non solo si presenta al
loro cospetto mezza svestita ma chiede anche a entrambi di aiutarla a
estrarre dal sedere il pungiglione di una vespa che l’ha appena punta.
Entrambi si rifiutano, ma si farà aiutare da un giornalista venuto per
intervistare il marito, che lei avrà scambiato per un dottore.
24e) Hortense ha detto: “Me ne frego!” (Hortense a dit: “Je m’en fous!”,
1916) (nove attori: cinque uomini e quattro donne)
Lo studio di un dentista. Sua moglie vuole che la cameriera Hortense sia
licenziata perché dopo aver saputo che la gatta ha fatto pipì nel manicotto
della signora, alle sue rimostranze ha risposto: “Me ne frego!”. Il dentista
non vuole essere così intransigente, e anzi tra un paziente e l’altro,
chiede anche consiglio a Hortense su come comportarsi con la moglie e le dà
un aumento.
Questo atteggiamento suscita la gelosia della moglie, che lo accusa di
preferire la cameriera a lei, e anche quella dell’amante di Hortense che lo
sfida a duello. Risultato: anche la cuoca si mette a dire “me ne frego!”
nella speranza di ottenere a sua volta un aumento.
25) “Cento milioni piovuti dal cielo” (Cent millions qui tombent, tre atti,
1922) (dieci attori: sette uomini e tre donne)
I tre domestici di una ricca signora borghese, tra cui Isidore, nell’attesa
che la padrona si svegli parlano male di quest’ultima chiedendosi quando
finalmente avranno la possibilità di riscattarsi socialmente e diventare
loro i padroni. Intanto, esce sul giornale la notizia che un giovane
sconosciuto ha ereditato cento milioni da uno zio d’America. Isidore proprio
in quel momento riceve una lettera e scopre di essere lui l’erede. La
padrona nel frattempo cerca di destreggiarsi alla bene e meglio tra due
amanti. Quando tutti scoprono la verità su Isidore, iniziano a mostrarsi
compiacenti nei suoi confronti. Il giovane però riuscirà a non farsi montare
la testa e alla fine si renderà conto di chi gli vuole veramente bene.
Molte commedie di Feydeau vengono, sia rappresentate secondo il testo
originale, sia riscritte e adattate al gusto contemporaneo.
Anche Eduardo Scarpetta aveva riadattato, alla “napoletana”, alcune commedie
di Feydeau:
L’ albergo del silenzio 1896 (da L’Hôtel du Libre-Échange, L’albergo del
libero scambio);
Le belle sciantose 1897 (da Un fil à la patte, La palla al piede);
A nanassa 1900 (da La dame de Chez Maxim, La signora di Chez-Maxim’s);
Madama Sangenella 1902 (da Le dindon, Il somaro – Il tacchino).
In ordine di data le principali commedie sono:
1. Par la fenêtre (1882): Dalla finestra, atto unico.
2. Gibier de potence (1883): Un tipo da forca, commedia buffa in un atto.
3. Amour et piano (1883): Il professore di pianoforte, atto unico.
4. Fiancés en herbe (1886): Fidanzati in erba, atto unico per bambini.
5. Tailleur pour dames (1886): Sarto per signora, commedia in tre atti.
6. La lycéenne (1887): La liceale, vaudeville-operetta in tre atti, con
musiche di Gaston Serpette.
7. Chat en poche (1888): Il gatto in tasca o A scatola chiusa, commedia in
tre atti.
8. Les fiancés de Lochès (1888): Fidanzamento a Lochès, commedia in tre atti
scritta con Maurice Desvallières.
9. Un bain de ménage (1888): Un bagno casalingo, atto unico.
10. L’affaire Édouard (1889): L’affare Édouard, commedia in tre atti scritta
con Maurice Desvallières.
11. Le mariage de Barillon (1890): Il matrimonio di Barillon, commedia in
tre atti scritta con Maurice Desvallières.
12. Monsieur nounou (1890): Il baby-sitter, pochade in un atto scritta con
Maurice Desvallières.
13. C’est une femme du monde (1890): È una donna di mondo, atto unico
scritto con Maurice Desvallières.
14. Champignol malgré lui (1892): Champignol suo malgrado, commedia in tre
atti scritta con Maurice Desvallières.
15. Monsieur chasse (1892): Il signore va a caccia, commedia in tre atti.
16. Le système Ribadier (1892): Il sistema Ribadier, commedia in tre atti.
17. Le ruban (1894): Il nastro, commedia in tre atti scritta con Maurice
Desvallières.
18. Notre futur (1894): Il nostro futuro, atto unico.
19. Un fil à la patte (1894): La palla al piede, commedia in tre atti.
20. L’Hôtel du Libre Échange (1894): L’albergo del libero scambio, commedia
in tre atti scritta con Maurice Desvallières.
21. Les pavés de l’ours (1896): Il rimedio è peggiore del male, atto unico.
22. Le Dindon (1896): Il tacchino o il somaro, commedia in tre atti.
23. Dormez, je le veux! (1897): A me gli occhi, atto unico.
24. Séance de nuit (1897): Riunione notturna, atto unico.
25. La bulle d’amour (1898): La bolla d’amore, balletto in due atti e dieci
quadri, con musiche di Francis Thomé.
26. La Dame de Chez Maxim (1899): La dama di Chez Maxim, commedia in tre
atti.
27. La Duchesse des Folies Bergères (1902): La duchessa delle Folies
Bergères, commedia in cinque atti.
28. La main passe (1904): Passa la mano, commedia in quattro atti.
29. L’Age d’Or (1905): L’età dell’oro, commedia musicale in tre atti e nove
quadri scritta con Maurice Desvallières.
30. Le bourgeon (1906): Il germoglio, commedia in tre atti.
31. La puce à l’oreille (1907): La pulce nell’orecchio, commedia in tre
atti.
32. Occupe-toi d’Amélie (1908): Occupati di Amelia, commedia in tre atti e
quattro quadri.
33. Feu la mère de Madame (1908): La buonanima della suocera, atto unico.
34. Le Circuit (1909): Il circuito, commedia in tre atti e quattro quadri
scritta con Francis de Croisset.
35. On purge Bébé (1910): La purga di Bébé, atto unico.
36. Léonie est en avance (1911): Léonie è in anticipo, atto unico.
37. Mais n’te promène donc pas toute nue! (1911): Ma non andare in giro
tutta nuda!, atto unico.
38. Je ne trompe pas mon mari (1914): Non tradisco mio marito, commedia in
tre atti scritta con René Peter.
39. Hortense a dit: “Je m’en fous!” (1916): Hortense ha detto: “Me ne
frego!”, atto unico.
40. Cent millions qui tombent (incompiuta, la commedia è stata poi
completata da Yves Mirande nel 1922, con l’accordo degli eredi): Cento
milioni piovuti dal cielo, commedia in tre atti.
41. Les Monologues (22 monologhi) - I monologhi, di cui dieci in prosa e i
restanti in versi.
42. Inédits (5 commedie)
L’ amour doit se taire (probabilmente scritta dopo il 1878), L’amore deve
tacere, dramma in un atto;
L’homme de paille (scritta presumibilmente tra il 1884 e il 1885), L’uomo di
paglia, commedia buffa in un atto;
Deux Coqs pour une poule (scritta presumibilmente tra il 1884 e il 1889),
Due galli per una gallina, commedia in un atto;
A qui ma femme? (1886), A chi tocca mia moglie?, commedia in tre atti;
La mi-carême (scritta presumibilmente tra il 1880 e il 1881), La mezza
quaresima, tragicommedia in un atto.
E ancora (più difficili da trovare):
Le diapason (1883, questa commedia è stata per anni attribuita a Feydeau, ma
secondo quanto sostiene Jacques Lorcey l’autore potrebbe essere Edmond
Frisch), Il diapason;
Madame Sganarelle (1891), La signora Sganarelle, monologo-scenetta ispirato
a una commedia di Molière.
In Italia uno dei maggiori studiosi di Feydeau è stato Sandro Bajini. In
Francia Henry Gidel e Jacques Lorcey.
LA CRITICA
“Feydeau non ha mai un briciolo di compassione e nemmeno di simpatia per le
sue creature, ignora la commozione, non ha cedimenti, è un pubblico
ministero spietato. Proprio per questo egli raggiunge il vertice della
comicità pura, assoluta; ma poiché non lascia scampo alla società del suo
tempo, non sa perdonarla, non le concede alcuna possibilità di ravvedimento,
l’osservatore finisce per sentirsi anch’esso coinvolto, anch’ esso accusato,
sicché reagisce con un inconscio rifiuto: a sua volta non riesce a perdonare
Feydeau. Ferito a morte nell’amor proprio - sbagliare, essere indulgenti con
se stessi, come si sa è umano- egli nega umanità a quei personaggi nei quali
sente in definitiva che potrebbe identificarsi. Tra Feydeau e Courteline, è
stato giustamente detto, il vero pessimista è Feydeau.
Dopo aver portato il comico al massimo dell’incandescenza Feydeau chiude la
sua parabola indirizzando sui vizi della società tutta la precisione
inesorabile che un tempo aveva impiegato nel rivelare in intrecci
infallibili la sua interna logica.
…il teatro di Georges Feydeau entra a buon diritto in un “teatro della
crudeltà”, di segno algebrico opposto a quello di Artaud, ma di eguale
tensione morale; un teatro della crudeltà in cui l’oggetto è spostato dalla
verità di Artaud, che è “in interiore homine”, alla verità di Feydeau che è
nella polis.” (Sandro Bajini)
“Feydeau non disdegna di osservare e dipingere la realtà. Ed è anche capace
quando vuole, di satireggiare i costumi del nostro tempo” (M. Ernest
Charles)
“Se nelle tragedie si rimane come soffocati dall’orrore, davanti a Feydeau
si resta soffocati dal riso” (Marcel Achard)
“Feydeau ha creato prodigiose buffonerie in cui eccelle e che, sotto un
andamento stravagante e spigliato, attraverso l’irresistibile stranezza
delle situazioni e l’estrema incoerenza dei personaggi, non sono meno
sottomesse a regole precise e solide che la fantasia debordante dell’autore
osserva sempre, anche nel momento in cui sembra perdere piede e non più
riconoscersi in mezzo a complicazioni così incredibili e spassose. Feydeau
ha un piglio e un diavolo in corpo a cui non si può resistere. Con lui
bisogna ridere, ridere ancora, ridere sempre” (E. Arène)
“A cinquant’ anni dalla morte (5 giugno 1921) nessuno dubita più che Georges
Feydeau sia stato il maggior esponente del teatro comico-moralistico
francese dopo Molière.” (Corrado Augias 1972)
“In Feydeau non ci sono dei tipi straordinari, ma solo delle persone comuni
ghermite improvvisamente da una circostanza stravagante. (Colette)
“Se vuoi far ridere, prendi dei personaggi qualsiasi: Mettili in una
situazione drammatica, e fa in modo di osservarli sotto un’angolazione
comica. Ma soprattutto non lasciarli dire o fare nulla che non sia
strettamente determinato dal loro carattere, innanzitutto, e poi
dall’azione. Il comico è una rifrazione naturale di un dramma. (Georges
Feydeau)
“Il teatro di Feydeau è un teatro immorale, nel senso che l’unica morale a
sostenerlo è il puro divertimento. Forte di questa scelta etica alla
rovescia, assunta senza alcun cedimento, Feydeau riuscì a concentrare tutto
il suo genio sul movimento, spingendolo fino all’iperbole. I suoi personaggi
non hanno mai requie: non solo debbono correre (letteralmente) da una
situazione all’altra, ma sono sottoposti ad una sorta di ginnastica delle
emozioni che li fa passare continuamente dal terror panico al sollievo, in
un su e giù sempre più frenetico. Le sue migliori opere testimoniano una
tecnica drammaturgia giunta al più estremo virtuosismo e, forse, alla sua
saturazione.
È difficile stabilire se in queste commedie indiavolate al limite dell’
assurdo, ove l’adulterio diventa modus vivendi di un’intera società, vi sia
solo compiacimento o, al contrario, un atto d’accusa. L’unico dato certo è
la loro efficacia, alla quale Feydeau lavorava con lo scrupolo di un regista
(era stato attore e curava egli stesso i suoi allestimenti) particolarmente
attento allo spazio scenico, a oggetti e accessori, elementi indispensabili
al buon funzionamento delle sue macchine da risata.” (Marco Consolini)
“Feydeau è comico, ironico, leggero, spiritoso…e partendo dalla radice delle
problematiche umane (i desideri) ci mostra l’ uomo della società della fine
dell’ ottocento e non solo, perché anche oggi, pur essendo mutato il
costume, gli scopi e i comportamenti umani non sono cambiati e Feydeau è
sempre più rappresentato: ecco perché i grandi autori sono sempre attuali,
ecco perché Molière, Shakespeare, Orazio, Catullo, Leopardi, Pirandello,
Feydeau… nella loro originale diversità, sono sempre molto interessanti e
nuovi. La comicità di Feydeau, di matematica precisione, i suoi meccanismi
scenici, la sua vis comica, rivelano un’abilità di fantasia comica e di
costruzione scenica di enorme valore nell’ambito del teatro comico di tutti
i tempi; infatti, viene definito un “ingegnere della comicità” ed è stato
considerato, per l’impietosa visione della vita coniugale, in tutti i suoi
aspetti, l’equivalente di Strindberg nel teatro comico. Il fatto che il
teatro di Feydeau, dopo oltre cento anni, sia molto rappresentato e con
enorme successo, nei teatri europei e non solo, è sicuramente la prova più
incontestabile della sua grandezza” (Lino Calvino)
“Feydeau ha scelto i suoi personaggi tra le persone della piccola e media
borghesia, ha scelto situazioni comuni, banali, ma di una irresistibile
verità, ha animato con una verve folle situazioni estremamente quotidiane,
prosaiche; ha tirato fuori la comicità dall’ osservazione minuziosa” (R. de
Flers)
BIBLIOGRAFIA
AA. VV. - Molière Feydeau - Julliard (1956)
Alonge R.- Davico Bonino G. - Avanguardie e utopie del teatro (pag.338 e
segg.) – Einaudi
Dizionario del teatro- Newton (2004)
Enciclopedia dello Spettacolo – Garzanti
Enciclopedia dello Spettacolo – Unedi
Feydeau Georges - Commedie 2 vol. (a cura di L. Chiavarelli) - Casini (1966)
Feydeau Georges - Teatro 2 vol. (a cura di Sandro Bajini) - Adelphi (1970)
Feydeau Georges - Théâtre complet 4 vol (a cura di H.Gidel) - Garnier (1988)
Feydeau Georges - Théâtre complet 9 vol (a cura di M.Achard) - Le Belier
(1948)
Gidel Henry - Feydeau - Flammarion (1991)
Gidel Henry - Le Théâtre de Feydeau - Klincksieck (1979)
Lorcey Jacques - Georges Feydeau - La Table Ronde (1972)
Lorcey Jacques – Georges Feydeau: L’homme et l’œuvre, 2 vol.,
Atlantica-Séguier (2004)
Macchia G. - La letteratura francese dal romanticismo al simbolismo -
Rizzoli (1999)
Pronko Leonard - Eugène Labiche and Georges Feydeau - Grove Press (1982)
Ulteriori informazioni
Pasquale Calvino
pasqualecalvino@email.it
0831.571108
Annamaria Martinolli
martinolli@libero.it
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