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AUTORI
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AUTORI

SAMUEL BECKETT

Sintesi biografica
a cura di Pasquale Calvino

Di Samuel Beckett (Dublino 1906-Parigi 1969) ricordiamo, tra i suoi lavori teatrali: “ Aspettando Godot” (1953), Finale di partita (1956), Quelli che cadono”(1957), “L’ ultimo nastro di Krapp” (1958), “Giorni felici” (1961) .Vinse il premio Nobel nel 1969.
E’ il principale autore (insieme a Eugene Ionesco) del “ teatro dell’ assurdo” che genererà influssi in molti importanti autori (Vian, Genet, Pinter, Buzzati, Santanelli…).
E’ stato influenzato, nelle sue opere, da Joyce di cui fu molto amico, spesso non ricambiato: ma la loro originalità li porta in due mondi lontani.
Beckett va oltre Kafka, Camus e Sartre, sviluppando attraverso ambientazioni allucinanti e monologhi interiori il tema dell’ incomunicabilità e dell’ isolamento, dell’ alienazione angosciosa e inibitoria, che fa dell’ esistenza umana un desolato e buffonesco viaggio dal nulla al nulla. I suoi personaggi, emblematica proiezione di una visione negativa della vita, non per questo rifiutano di vivere, ma lo fanno senza sapere il perché. L’ unica forma di difesa è per essi la parola, nella quale si identificano in una dimensione assurda Sono personaggi che, secondo Beckett, “ scontano il peccato di essere nati’” .
“…il concetto di disperazione implica il concetto relativo di speranza, e speranza implica una continuità nel tempo che Beckett contesta decisamente. Disperazione, ad ogni livello morale, è termine del tutto inadeguato a definire l’ atteggiamento di B. davanti alla condizione umana; né questa è assurda nel significato corrente della parola. Essa è letteralmente e logicamente impossibile. In questo concetto centrale di ‘impossibilità’ risiede l’ origine prima del pensiero e dell’ opera di Beckett” (R.N. Coe)
“…(nel teatro di B.-N.d.R.) si assiste ad una progressiva, sempre più marcata dissoluzione delle strutture formali del teatro, scomposizione degli stessi nessi logici della narrazione che però viene sostenuta dall’ imprevedibilità analogica e allusiva delle immagini e di un ritmo poetico che, rimandando continuamente oltre il significato delle parole e dei gesti scenici, si fa parabola di un profondo senso tragico dell’ esistenza
“ Se per “assurdo” si intende il movimento del pensiero che nega e afferma contemporaneamente, non c’è dubbio che l’ assurdo sta proprio nell’ affermazione che il Nulla esiste. Ma la stoica, patetica, talvolta ridicola resistenza dei personaggi di B. a questo Nulla non è anch’essa assurda?
Il termine “assurdo” , dunque,che è quasi convenzionalmente usato come cifra per il teatro di B., finisce con il rimandare a una tenace, incomprensibile, “inesauribile persistenza dell’ essere”(R: Oliva)
“…la filosofia di Beckett è una filosofia della morte, nella misura in cui l’ uomo beckettiano realizza la propria esistenza accettando la sola certezza che gli sia fornita, ossia il ritorno a quel nulla da cui la sua esistenza era sorta. La morte quindi si trasforma nell’ Essere, il Tempo diviene una dimensione di eternità, l’ individuo si disgrega, si dissocia, frantumandosi in una serie infinita di individualità tendenti a costruire però un’ unità che si realizza in quel tempo astratto che è il tempo della Morte. Se “Attendendo Godot” rappresenta ancora la finzione dell’ attesa, “Finale di partita” è lo spalancarsi definitivo dell’ abisso della morte….” (Margherita Muratore).
“…in Godot…il dialogo non conduce mai all’ azione ed è interrotto soltanto da singole scenette che hanno il carattere di numeri attoriali. Ma la conversazione si dichiara come il succedersi di frasi per passare il tempo, per ingannare l’ attesa in cui consiste l’ essenza della pièce stessa.”(P. Bertinetti)
Dalle atmosfere di “ Aspettando Godot” e del suo teatro deriva l’ aggettivo “ beckettiano” usato in molte lingue non solo europee.
“ Oggetto di innumerevoli interpretazioni, più o meno ingegnose, il teatro di B. fra i più importanti del secolo, ha soprattutto il merito di tradurre esperienze fondamentalmente statiche(l’ attesa, il ricordo, la lotta inane contro la futilità dell’ esistenza) in opere che, quasi pur eliminando quasi tutti gli elementi costitutivi della drammaturgia occidentale, inventano una nuova teatralità e un nuovo dinamismo proponendo immagini destinate a imprimersi nella memoria per dar corpo e concretezza fisica a riflessioni sulla condizione umana nel buio contesto della fine millennio, che non escludono una raffinata levità.” (Ettore Capriolo)
Oltre il teatro vi sono anche importanti opere narrative scritte da B. prevalentemente agli inizi della sua attività di autore.

Per Beckett :
1-Teatro- Guide bibliografiche Garzanti
2-R.N.Coe- Che cosa ha veramente detto Beckett- Ubaldini
3-Alvarez- Beckett- Mondatori
4-Ferrante- Beckett-Accademia
5-Szondi- Teoria del dramma moderno.
6-AA.VV.-Avanguardie e utopie del teatro-Il novecento-vol. I (da pag. 245)

Ulteriori informazioni
calvinopasquale@gmail.com
 

  ultimo aggiornamento 11/10/2010

 

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