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Dizionario teatrale
Le voci più
o meno note che descrivono tutte le sfumature del teatro. Per meglio
comprendere quest'arte.
La sezione è in costante allestimento e sarà arricchita con le informazioni
che anche tu ci potrai inviare
scrivendo a
gttempo@tiscali.it
o
direttamente al curatore della rubrica
pasquale.calvino@email.it
AUTORE TEATRALE
(o autore drammatico, drammaturgo)
(voce curata da Pasquale Calvino)
“Un testo è una storia strutturata e unificata, comica o drammatica,
completa di un inizio, di una parte centrale, e di una fine, che esprima la
passione e la visione della vita dell’ drammaturgo, che mostri i conflitti
che si sviluppano conducendo verso un climax(punto di soluzione decisivo) e
che tratti con personaggi dimensionali dotati di forti emozioni, bisogni,
traguardi che possano motivare le proprie azioni. E’ costruito con una serie
di eventi plausibili e probabili, scritto per essere rappresentato e
pronunciato mediante dialoghi e azioni oltre che attraverso silenzi e non
azioni, agito da attori da un palco verso un pubblico che è presente per
credere agli eventi a cui sta assistendo”. ( L. Patron)
Secondo Keir Elam l’ aggettivo “drammatico” è riservato a una relazione tra
l’ autore e il lettore, mentre l’ aggettivo “ teatrale” alla relazione
attore-pubblico.
Personalmente credo che sia più giusto, per etimo e praticità dire: “autore
teatrale”, “autore cinematografico”(soggettista, sceneggiatore), “autore
musicale”…piuttosto che drammaturgo(v. Dramaturg e i vari significati) o
“autore drammatico”(Drama= azione).
Anche l’ autore cinematografico è uno scrittore di “azioni” e quindi è
autore drammatico e/o drammaturgo?
Infatti, a mio parere,i vari significati dell’ aggettivo “drammatico” danno
luogo a molte confusioni: L’ “autore drammatico” è un autore di teatro o un
autore di forte intensità emotiva ?
Quali sono le differenze tra “scrittura teatrale o drammatica” e “ scrittura
scenica” ? Su qualche dizionario si trova “ scrittura teatrale” ma in
nessuno(escluso i dizionari e enciclopedie del teatro) si trova “ scrittura
scenica”
La scrittura teatrale o drammatica” è il “testo teatrale letterario”, quello
che rimane immutato nel tempo(Moliere, Goldoni, Pirandello…), la “scrittura
scenica” era e dovrebbe ancora essere il copione degli attori che serve per
le prove e che porta le note e le modifiche del regista e che man mano, si
accresce, ma secondo altri autori più moderni è l’ Arte Scenica ,l’ arte del
regista , la messinscena, la ricerca estetica … (vedi bibliografia)
Ci sono molti libri sulla materia ma non essendovi definizioni molto precise
e accettate da tutti, molte persone usano questi vocaboli con significati
diversi.
Non vogliamo addentrarci in complessi problemi di Teatrologia e Semiotica
Teatrale e quindi passiamo al pratico:
Quali possono essere i compiti di un autore teatrale:
1)Scrivere un testo originale
2)Adattare e riscrivere per il teatro un testo narrativo, cinematografico,
poetico…
3)Tradurre e adattare un lavoro di lingua straniera.
4)Attualizzare, rielaborare, riscrivere un testo teatrale di altra epoca.
5)Insegnare in un laboratorio di “scrittura creativa”
6)fare consulenza teatrale e letteraria(dramaturg) per registi, compagnie...
Un testo teatrale scritto cento, duecento anni prima di una data messa in
scena si presta anche ad essere adattato da un autore contemporaneo o dal
regista ma è più difficile che un testo teatrale , quando sia vivente l’
autore si presti, salvo rare e motivate eccezioni, ad essere adattato da
altri.
Giustamente Manlio Santanelli afferma : “… Come può concepirsi, mi chiedo,
che già sul nascere esso(testo teatrale N.d.R.) possa essere manomesso,
tenendo poi conto che viviamo in un paese dove l’ editoria teatrale è
pressoché inesistente, e dunque è impervio risalire alla fonte. Il pubblico
non avendo letto in precedenza il testo originario, si trova davanti a uno
spettacolo di cui non sa, né può valutare il prodotto dell’ autore in
rapporto alle modifiche, in meglio o in peggio, apportatevi dal regista.
Siffatto atteggiamento che mal cela una evidente smania di protagonismo, una
voglia di appropriarsi di un testo altrui su cui imporre la propria impronta
digitale, a mio parere è negativo in quanto annulla quella salutare distanza
che dovrebbe esserci tra il testo e lo spettacolo. Così agendo si finisce
per non poter valutare né lo spettacolo né il testo.
CONSIGLI PER SCRIVERE UN TESTO TEATRALE
1) Il primo consiglio che si può dare ad un
esordiente autore teatrale è quello di leggere molti autori classici:
Pirandello, Goldoni, Eduardo, Moliere, Shakespeare …e anche i più importanti
autori viventi(Luigi Lunari, Manlio Santanelli,Enzo Moscato…).
2) Tradurre un testo teatrale da una lingua ad un’
altra.
3) Drammatizzare(o teatralizzare)un testo
letterario(racconto, romanzo...)in forma teatrale.
4) Riscrivere con un particolare adattamento(in
chiave comica, tragica, psicologica, sociale…) un testo preesistente.
Tenendo presente tutte le problematiche della scrittura di un testo teatrale
può convenire far crescere mano a mano la materia secondo questo schema
(molti usano questi termini con valore diverso perché questa terminologia
viene usata anche nel cinema.
1) IDEA(o TEMA): E’ una frase, lo scopo principale per cui si scrive. (Es.
l’ amore di una madre per i figli in “Filumena Maturano” di Eduardo; tre
sorelle , per affetto, uccidono gli anziani in “Arsenico e vecchi
merletti”…).Conviene scrivere sempre l’ idea sul computer o su un quaderno.
2) FABULA(STORIA, SINOSSI): Contiene il riassunto del soggetto,la storia,
gli avvenimenti,l’ intreccio...(poche righe, non più di 30 max 60 cioè mezza
o una pagina)
3) TRAMA o SOGGETTO:Contiene, in modo interessante, l’ idea di partenza e la
sintesi della storia.
Deve riassumere tutto il lavoro compreso il finale in
una pagina con un massimo di tre pagine. Gli eventi
possono essere anche montati, non seguire l’ordine
cronologico (flash-back, flash-forward)
4) SCALETTA:La scaletta deve specificare in dieci- venti scene per atto
tutto ciò che avviene senza dialoghi.
5) PRIMA STESURA (Trattamento):E’ il testo quasi
definitivo. Convenire scrivere tutto quello che viene
in mente.Il linguaggio deve essere pregnante di significati: deve
interessare, emozionare, agitare…
6) SECONDA STESURA (Copione): E’ la revisione della
prima stesura(conviene farlo a freddo, cioè almeno un paio di settimane dopo
la prima stesura). Se , come si spera, la prima stesura è ampia, bisogna
eliminare tutto il superfluo.
7) TESTO TEATRALE LETTERALE : E’ quello editato in
una pubblicazione(libro o rivista) e consegnato ai posteri.Molti autori
danno alle stampe il lavoro dopo l’ andata in scena(per verificarne la bontà
del testo sul palcoscenico e per eventuali modifiche).
Dopo le prime prove di scrittura teatrale è difficile dare suggerimenti
pratici perché ogni autore matura un suo personale modo di scrivere(vi è
anche chi scrive di getto, senza regole). Per coloro che hanno, per la prima
volta, l’ intenzione di scrivere un testo per il teatro si può consigliare
ancora di tener presente:
1)-IL LINGUAGGIO TEATRALE.
E’diverso da quello narrativo, cinematografico, televisivo(la mimica del
volto è visibile in un PPP a cinema e quindi pregnante ma , a teatro, il
volto dell’ attore è poco visibile…).
2)- STRATEGIA.
L’ autore per evidenziare i propri contenuti deve usare una particolare
strategia, finalizzarsi ad un determinato pubblico in quel determinato tempo
storico.Oggi sarebbe meno interessante scrivere un testo con le
problematiche di un capolavoro come “ Filumena Marturano” perché la legge è
cambiata e, forse, anche in virtù del successo del testo di Eduardo.Ma oggi
leggere o assistere a “ Filumena Maturano” , ci emoziona,ci fa pensare e ci
fa anche capire problemi legati a una società non molto distante, nel tempo,
dalla nostra.
3)CONFLITTI.
Deve essere evidenziata la dialettica degli opposti,la lotta tra il bene e
il male, ricchezza e miseria, felicità e tragedia, allegria e sofferenza,
interessi propri e altrui,sensi di colpa, conflitti interni…
4)INTECCIO(Plot).
Gli intrecci principali e secondari sono molto importanti ma tutto deve
essere chiaro.
4)PERSONAGGI.
L’ autore può, in genere, parlare solo tramite i personaggi, non può, come
il narratore, parlare a proprio nome(non v’è un unico io narrante). I
personaggi devono quindi essere “vivi”, interessare, stimolare, emozionare…
Ogni personaggio deve avere un particolare carattere e essere inserito in
una precisa situazione.Il carattere del personaggio può variare nello
sviluppo della storia ed è un bene, in genere, che un personaggio non sia
solo positivo o negativo(buono o cattivo) ma abbia una personalità
complessa. Conviene non mettere , se possibile, più di quattro , cinque
personaggi, altrimenti difficilmente si trova, oggi, chi può mettere in
scena un testo con venti attori.
Un personaggio agisce, dice ed è detto(parla degli altri, i quali a loro
volta parlano di lui)
5)AZIONE.
(Drama=azione)Il movimento, l’ azione nel cinema, nella narrativa possono
essere dati dal passaggio in ambienti diversi, dal seguire ciò che avviene
in un treno,in mare,in auto…in teatro si deve lavorare con il linguaggio
della staticità scenica(se non si vuole ricorrere a eterolinguaggi tipo
cinema o tv e teatro) e l’ azione(drama) deve essere tutta dei personaggi,
di ciò che fanno, che hanno fatto, che faranno, di ciò che pensano, di ciò
che dicono e che non dicono(e si deve capire)…
I colpi di scena sono molto importanti in un testo teatrale:“Filumena
Maturano” inizia con un colpo di scena, poi un’ altro colpo di scena è dato
dal cambiamento del punto di vista di Domenico Soriano…
6)-LE DIDASCALIE.
Permettono all’ autore di indicare ciò che avviene in scena(..la bacia…l’
abbraccia…entra da…)oppure suggeriscono il tono del parlato(affettuoso,
irato,sorridente…
7)-SOTTOTESTO.
Oltre a ciò che dicono i personaggi(dialogo, testo) vi è anche ed è
importantissimo un sottotesto, cioè ciò che celano con le parole o che
sottintendono o nascondono i personaggi.
8)-SCENA MADRE.
E’ la scena centrale, quella più importante per lo svolgimento della trama,
più commovente, più piena di tensione, quella su cui s’ impernia l’
intreccio della vicenda e che lo spettatore(o lettore) più facilmente
ricorderà per le sue caratteristiche emozionali, tragiche, sentimentali,
poetiche...
9)EMOZIONI-La lettura del testo teatrale deve procurarci emozioni:riso,
rabbia, gioia, odio, disperazione, tenerezza, affetti, simpatie, critiche,
comprensione…
10)SCENA- Sul testo teatrale, se si ritiene, vanno suggeriti al regista
determinati effetti di luce, musiche...
CITAZIONI
1) Creare non è un gioco un po’ frivolo. Il creatore
si è impegnato in un’ avventura terribile, che è di assumere su di sé, fino
in fondo, i pericoli che corrono le sue creature. (Jean
Genet)
2) Vorrei proprio sapere se la gran regola di tutte le regole non è piacere
e se un lavoro teatrale che ha raggiunto lo scopo non ha seguito una buona
strada. (Moliere)
3) Vedo lo scrittore di teatro come un predicatore
laico che spaccia al minuto , in forma popolare, le idee del suo tempo.(Strindberg)
4) La creatività non sta nel trovare nuovi paesaggi,
ma nell’ avere occhi nuovi” (Marcel Proust)
5) Il teatro è l’ attività riflessa dell’ uomo su se
stesso.
6) Interessarsi ai fastidi degli altri per
dimenticare i propri: questo è il teatro che piace al pubblico.
Vedere i guai dell’ altro per sentire più a fondo i propri: questo è
il teatro che piace alla critica (Sabatino Lopez)
7) E’ bello scrivere perché riunisce le due gioie:
parlare da solo e parlare a una folla (Cesare Pavese)
BIBLIOGRAFIA
AA.VV. - Scrivere il teatro
Livio G - La scrittura
drammatica
Mango L. - La scrittura scenica
Cerami V. - Consigli a un giovane scrittore
Fabbri D. - Problema dell’ autore…
(Il Dramma n.66/1948)
Fratus T. - Grammatica -
Drammaturgia -
www.manifatturae.it
AA.VV. - Dal testo alla scena
Bettetini G. - Teatro e comunicazione
De Marinis M. - Capire il teatro
- Lineamenti di una nuova teatrologia
- Mango A. - Verso una
sociologia del teatro
De Marinis M. - Semeiotica del teatro
- L’ analisi testuale dello spettacolo
Ulteriori informazioni scrivendo a
pasquale.calvino@email.it
COMICO - (COMICITA’)
(voce curata da Pasquale Calvino)
Termine generico in cui vanno comprese tutte quelle sensazioni o sentimenti
che hanno per linguaggio emozionale il riso o il sorriso (comicità) e che di
volta in volta si differenziano come sentimento umoristico, ridicolo,
ironico, satirico,arguto, scherzoso,goliardico, grottesco…
Nella drammaturgia, il genere comico si origina generalmente da
avversità,problematiche, conflitti, peripezie, ostacoli… che vengono visti
e/o risolti con ottimismo. (v. commedia)
Esistono diversi tipi di comicità teatrale : di carattere, di battuta, di
situazione, d’ intreccio…
Come esistono diverse origini del sentimento comico:
1) Comico di superiorità
Si determina quando si produce in noi una sensazione di superiorità rispetto
all’ oggetto o personaggio di cui si ride poiché ci riteniamo privi del
difetto imputato.(Platone, Hobbes, Freud…)
2) Comico di ripetitività
Avviene quando l’ automatismo imita la vita, ovvero quando manca nel
personaggio quella intelligenza, capacità e agilità(di carattere, di
spirito…)che la vita richiede.
Un esempio possono essere gli equivoci, i giochi di parole…
3) Comico di libertà
Quando si rompe la monotonia,, la regolarità, l’ uniformità…e non si
determina spavento o danneggiamento psicologico. Il comico si identifica con
la libertà.(Cicerone,Quintiliano…)
4) Comico di fallimento
Quando si ha uno scopo, si agisce e si fallisce.(es. Totò in “ Miseria e
Nobiltà” quando esercitando la professione di scrivano si imbatte in un
cliente senza il becco d’ un quattrino)
5) Comico di sollievo
Quando la comicità non pone divieti, limiti, censure…e determina sollievo,
liberazione, beneficio.
Mette gli esseri umani sullo stesso piano, evidenzando la fragilità dell’
uomo e la dipendenza della bellezza del corpo e dell’ anima dai bisogni
naturali.
6) Comico sociale
Questa forma di comicità presuppone una differenza, un contrasto tra gli
esseri umani e i gruppi sociali. La prima differenza, implicita, si ha tra
maschi e femmine che hanno, ovviamente, esigenze e appetiti diversi. Poi si
ha quella tra ricchi e poveri, tra dotti e ignoranti, tra sazi e affamati…
Il comico è qualcosa di molto complesso per cui, a mio parere, la più bella
definizione è quella di Umberto Eco che afferma che quando si risolverà il
problema del comico, si sarà risolto il problema dell’ uomo su questa
terra..
CITAZIONI
1) Chi a teatro ride, si crede privo del difetto di cui si ride e si sente
superiore al personaggio di cui si ride (Platone)
2) La comicità scaturisce alla vista di un difetto altrui, che non ripugna
né offende (Aristotele)
3) La comicità è libertà, è ciò che rompe la regolarità e l’ uniformità
della vita (Cicerone)
4) Il contrasto tra grandezza e piccolezza determina il comico (Spencer).
5) La comicità si origina dall’ improvviso risolversi nel nulla di una
grande aspettazione (Kant).
6) La struttura del riso è la stessa del desiderio, che si determina solo a
patto che gli sia continuamente sottratto il suo oggetto (Bataille)
7) La comicità è liberazione dalla paura dell’ autorità (Kris)
8) L’ assurdità comica appartiene alla stessa natura di quella dei sogni (Bergson)
9) L’ umorismo è la parte amara della risata (Eduardo De Filippo)
10) La comicità è un avvertimento del contrario, l’ umorismo un sentimento
del contrario (Pirandello)
11) Il motto di spirito risale ad un rapporto con la vita infantile (Freud)
12) La comicità è una disperazione che ride del mondo (Daumal)
13) Il riso ha il potere di dissociazione fisica e anarchica (Artaud)
14) La comicità origina da un contrasto tra la cosa attesa e quella che si
presenta. (Lipps).
15) ”Ride, si sapis” (Ridi se sei saggio-Marziale)
16) ”Grande tra gli uomini e di grande terrore è la potenza del riso, contro
la quale nessuno nella
sua coscienza trova se munito da ogni parte.Chi ha il coraggio di ridere è
padrone del mondo” (Giacomo.Leopardi)
17) “Il tale e il talaltro, ammirati come dei semidei, sono soltanto uomini
come me e te” (Freud)
18) Il sentimento del comico nasce dal compiacimento estetico col quale si
rileva inaspettatamente il lato debole di un soggetto o un contrasto che
rende manifesti un’ imperfezione o un malanno imputabili all’ uomo o alla
sorte (A. Momigliano)
19) “Il comico è una faccenda difficile, a capirlo si è risolto il problema
dell’ uomo su questa terra” (U.Eco)
20) La comicità è una liberazione dal dolore,dalla repressione, dalla
violenza, dal potere; ha la
carica eversiva del gioco e della follia; è vita che si contrappone alla
morte, della quale riesce perfino a riderne. (Lino Calvino)
BIBLIOGRAFIA
Ferroni Giulio - Il comico nelle teorie contemporanee
- Bulzoni
Bergson H. - Il riso-saggio sul significato del
comico - Laterza
Pirandello - L’ umorismo -
Newton Compton
Celli Giorgio - La scienza del comico
- Calderoni
Forabosco G. - L’ umorismo-il settimo senso
- Muzzio Editore
Fioravanti-Spina - La terapia del ridere
- Red
Ulteriori informazioni scrivendo a
pasquale.calvino@email.it
LINGUAGGIO TEATRALE
(sintesi curata da Pasquale Calvino)
Prima di tutto dobbiamo distinguere le lingue dai linguaggi.
Intendiamo per lingua (italiana, francese…)
un complesso di vocaboli, parole, frasi… che
permette ai membri di una comunità, in un dato momento storico, di
comunicare tra loro.
Il linguaggio è la facoltà di esprimersi in qualsiasi modo
(suoni, segni, gesti, simboli…) e avremo una serie molto ampia di
linguaggi (gestuale, simbolico, dei colori, dei
fiori, mimico…).
Tra i vari linguaggi, a noi interessa il “Linguaggio artistico”
(linguaggio musicale, pittorico, cinematografico, radiofonico,
televisivo, letterario, poetico, narrativo, teatrale…).
Molti linguaggi avvengono in una data lingua, ad eccezione del linguaggio
della musica, della pittura, scultura, architettura…
Lo stesso linguaggio teatrale presenta vari aspetti: linguaggio della
letteratura teatrale, linguaggio teatrale, che è costituito dal linguaggio
scenico o della messa in scena e dal linguaggio della ricezione teatrale.
Il linguaggio teatrale letterario si avvale di altri linguaggi
(lingua o idioma, linguaggio scritto, dei segni, scenografico, spesso
musicale…).
Il linguaggio scenico si avvale del linguaggio gestuale, mimico,
coloristico, parlato…
Il linguaggio di ricezione è dato dalla proiezione creativa e critica dello
spettatore, il quale si presta alla deconnotazione semantica e diventa
fruitore e fine ultimo della rappresentazione.
Per “Linguaggio teatrale” si intende la somma del linguaggio scenico e di
quello che percepisce lo spettatore con le conseguenti influenze reciproche.
Possiamo dire che la specificità del linguaggio teatrale è dato dalla
coesistenza, in uno stesso luogo, sia dell’ emittente del messaggio teatrale
(scena, attore…) sia del ricevente
(spettatore) e dalle possibili influenze tra
le due parti: comunicazioni, partecipazioni, scambio delle parti…
Per questi motivi il linguaggio teatrale è diverso da quello videoteatrale,
ove non può esservi la cooperazione dell’ attore e dello spettatore e non si
possono determinare le conseguenze di questa duplice presenza e interazione.
Allora il linguaggio videoteatrale assume altra importanza perché
costituisce il documento che resta di quella particolare messa in scena e
presenta maggiori possibilità -per mezzo dei movimenti di camera e dei vari
campi e piani dell’ inquadratura- di percepire la mimica e la gestualità di
un attore. Si differenzia dal linguaggio cineteatrale perché in quest’
ultimo la definizione è maggiore e può essere visto sul grande schermo con
maggiore nitidezza.
Per meglio comprendere la specificità del linguaggio teatrale, occorre
esaminare i linguaggi delle arti ad esso vicine e notare le differenze.
In un incontro di studiosi dello spettacolo, Billen ebbe a dire: “Il teatro
è eloquenza, il cinema movimento, la radio evocazione, la televisione
confidenza, confidenza nel tono, nell’ abolizione delle distanze morali e
materiali, nello stabilire un contatto diretto con lo spettatore”.
La diretta televisiva possiede come il teatro, la contemporaneità di
ascolto, ma non il contatto diretto.
Televisione e cinema possono condividere l’ uso selettivo della camera e il
montaggio, ma presentano notevoli differenze sia nella composizione che
nella fruizione del messaggio: infatti uno stesso
filmato è connotato, da uno spettatore, diversamente dalla visione in un
cinematografo, sul grande schermo, e viene recepito diversamente, dallo
stesso spettatore, sul piccolo schermo, a casa, nel suo ambiente naturale.
Televisione e radio condividono l’ intimità di ricezione, ma la presenza del
visivo acquista un carattere realistico concreto opposto a quello
lirico-evocativo del mezzo radiofonico.
Le caratteristiche tecnico-espressive della TV convergono a definirne l’
immediatezza, la spontaneità, l’ attualità, l’ intimità di comunicazione, la
partecipazione e il coinvolgimento dello spettatore, diversamente dalla
comunicazione scritta che con la sua uniforme e sequenziale linearità,
induce il lettore ad atteggiamenti di distacco e di riflessione, pur
potenziando l’ attività fantastica.
Perché molti preferiscono il linguaggio audiovisivo a quello letterario?
Gli scrittori debbono usare molte parole per descrivere qualcosa, ad esempio
l’ autunno,
l’ arredamento di una stanza, i vestiti e le fattezze dei personaggi;
invece, il linguaggio audiovisivo ha descrizioni immediate, inquadrature
chiare e rapide, perché sono le immagini prima delle parole a raccontare.
Anche il teatro si serve del linguaggio visivo e uditivo; esso è anche arte
retrospettiva, infatti riproduce un’ azione passata presentificandola ad
ogni recita. Arte narrativa il cinema perché riproduce un’ azione
irripetibile.
L’ angolo visuale, in teatro, è unico. Il cinema e la televisione hanno la
possibilità di usare , in funzione espressiva, campi e piani diversi e
inoltre hanno il montaggio.
Pur nella sua semplicità tecnica, il teatro ha tuttavia un fascino immenso,
che gli deriva dalla sua lunga storia, ma ancor più dalla funzione
sociale,politica, pedagogica che si estrinseca con grande realismo, vivida
suggestività e grande pregnanza.
BIBLIOGRAFIA
Dondoli Luciano - Arte e Linguaggio -
Ateneo & Bizzarri
Bettetini Gianfr. - Teatro e Comunicazione
- Guaraldi
AA.VV. - Come comunica il teatro
(dal testo alla scena) - Formichiere
De Marinis Marco - Capire il teatro -
Usher
De Marinis Marco - Semeiotica del teatro
- Bompiani
Mango Achille - Verso una sociologia del teatro
- Celebes
Balzelli Pio - Comunicazioni di massa
- Feltrinelli
Gola Guido - Elementi di linguaggio cinematografico
- La Scuola
Tritapepe Rodolfo - Linguaggio e tecnica
cinematografica - EP
Donati Sevara - Linee essenziali di cultura
cinematografica - STP
AA. VV.- La critica teatrale (QT) -
Vallecchi
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RECITAZIONE
(voce curata da Pasquale Calvino)
Ripetizione a memoria di brani di prosa o di poesia . Secondo l’ uso più
comune, la recitazione è l’ interpretazione artistica
(vocale e/o mimica) di un personaggio eseguita da un attore.
La recitazione può essere magniloquente,semplice, affettata, sobria,
retorica, barocca, seducente, aulica,leziosa,improvvisata…
L’ arte della recitazione muta attraverso i gusti, le mode, le epoche.
Alla base della tecnica elementare della recitazione vi è una suggestiva
mimica, un’ ottima capacità respiratoria con una buona dizione, cioè la
capacita di far ben comprendere , allo spettatore, ciò che si dice, dando
alle parole la giusta accentuazione, il dovuto peso, il necessario
coinvolgimento, calore, sapore…
La tecnica della recitazione può essere istintiva oppure dovuta a studio
pratico, sempre auspicabile anche negli attori di grande talento naturale.
Poiché la tecnica della recitazione (esercizi respiratori, lettura di
brani…) è un fatto eminentemente pratico, in teoria può essere interessante
approfondire il significato, il piacere, lo scopo del recitare.
Allora dovremo specificare che recitare, oltre al semplice significato di
dire a memoria un testo, vuol intendere anche il saper trasportare il mondo,
la personalità e il pensiero dell’ autore sul palcoscenico, rendendo vivi e
veri i personaggi in modo da procurare un’ emozione estetica allo
spettatore.
Compito delicato e difficilissimo perché si tratta di interpretare la vita
con la più vasta gamma di esperienza che la stessa offre. Gli attori devono
altresì imparare a rimuovere, eliminare qualsiasi giudizio intellettuale in
merito al personaggio interpretato; questi va immaginato in termini di
emozioni, va compreso psicologicamente, ma mai giudicato.
Gli elementi più importanti dell’attore sono:
1) La voce
2) La gestualità
3) La mimica facciale
4) Gli occhi
5) La mente (stato di calma, sangue freddo, lucidità intellettiva…)
Ogni volta che un attore prepara una scena dovrebbe rispondere a queste
domande:
1) Chi sono? Cosa penso?Cosa pensano gli altri di me?
2) Dove mi trovo? Perché mi trovo qui?
3) Cosa voglio raggiungere in questa scena?
4) Come e perché mi muovo, come agisco per raggiungere il mio scopo?
5) Perché lo voglio raggiungere? Quale è il mio fine?
Ciò significa che quando si deve affrontare un personaggio o un’ azione, di
cui non si abbia esperienza, ad esempio, un assassinio, ci si deve chiedere:
“Se io fossi un assassino e mi trovassi in questa situazione, come mi
comporterei e cosa proverei”.
L’ abilità a superare difficoltà o blocchi, durante le recite è
importantissima e può essere ottenuta distraendosi mentre si recita o si
prova, ad esempio muovendo gli oggetti, pettinandosi…questo porta ad una
diminuzione della tensione e gli attori si trovano a recitare le parti in
modo più originale .Altra valida tecnica è quella di estraniarsi dal
personaggio (v. B. Brecth), in modo “ da vedersi recitare”; quindi man mano
che si succedono le prove, l’ attore prima perde gran parte della sua
identità per diventare il personaggio, dopo, pian piano, dovrà riprendere la
sua identità per convivere con il personaggio (dissociazione schizofrenica
dell’ attore).
La conoscenza della psicologia è di fondamentale importanza per l’ attore
unitamente alla conoscenza degli uomini reali, con il loro carattere, con il
loro modo di fare (conoscere la psicologia del depresso, dell’ ansioso, del
paranoico…non significa conoscere il depresso, l’ ansioso con i loro modi di
parlare, di muoversi, di gesticolare).
E’ importante conoscere la concezione registico-interpretativa di
Stanislavskij, fondata sul realismo psicologico che comporta l’
identificazione dell’ attore col personaggio. Questo sistema allena l’
attore a vivere la sua parte, anziché a rappresentarla, così da eliminare
ogni artificio teatrale: i principali meriti sono stati la recitazione “
volta all’ interno” e tale da rivelare capacità espressive fino allora
celate, e la nuova importanza dello spettacolo come “ finestra sulla
realtà”.
A questa concezione si oppone “l’ effetto di straniamento” ( B. Brecht ),
processo per cui l’ attore invece di immedesimarsi, di diventare il
personaggio, critica, osserva, descrive, propone al pubblico il personaggio
nella sua dialettica.
A tale concezione Brecht fu condotto dalla sua posizione polemica nei
confronti del teatro classico, tutto basato sulla immedesimazione tra azione
e personaggio, e tra attore, personaggio e pubblico; inoltre ebbe per
concezione estetico-politica che fosse giusto e necessario servirsi del
teatro, oltre che per divertire e dilettare, anche come mezzo per istruire e
far riflettere il pubblico, al quale non è più da proporre l’ illusione
scenica, ma la critica, la ricerca, l’ analisi e infine la presa di
coscienza.
B. Brecht mette bene in evidenza che la sua rottura con il teatro
tradizionale, nel nuovo teatro, dovrà rendere più difficile l’ empatia e la
catarsi per cui ogni spettatore soddisfatto della rappresentazione teatrale
si fonde con ciò che vede e ne è realmente commosso.
La recitazione in cui si realizzerà l’ effetto di straniamento, sarà quella
che, mentre ci permetterà di riconoscere l’ oggetto, ce lo farà sentire
estraneo e distaccato.
Gli attori, nel corso dei secoli, hanno avuto differenti valutazioni. Nell’
antica Grecia, data la grandissima importanza del teatro, gli attori erano
tenuti in grandissima considerazione, erano pagati dallo stato e usufruivano
di singolari privilegi.
Nel ‘600, all’ epoca di Moliere, erano malvisti perché la Chiesa scomunicava
i commedianti.
La recitazione ha una funzione artistica,pedagogica, culturale, politica,
catartica, terapeutica, liberatoria (abreazione)…
Le operazioni dalle quali nasce una rappresentazione teatrale sono momenti
di un processo educativo dotato di una forza o addirittura di una violenza
immediata, non riscontrabile nelle altre arti (non si comprende perché non
sia materia fondamentale d’ insegnamento nelle scuole elementari, medie e
superiori). Questo potere della recitazione e del teatro può efficacemente
contribuire a sviluppare la fantasia, l’ impegno creativo, il sentimento del
rapporto sociale, la sicurezza del comportamento, la precisione nella
comunicazione verbale e gestuale.
Se pensiamo che l’ energia sbrigliata e sperperata inutilmente nella follia
proviene in buona parte da un mancato sfruttamento delle nostre forze vive,
in particolare dal formidabile capitale psicologico inconscio, comprendiamo
pure come grazie alla recitazione e al gioco scenico possa cessare una
cascata di attività parassite che fino a quel punto hanno funzionato a
vuoto.
Nel Teatro Spontaneo (v. Kantor, recitazione d’ improvvisazione), gli
spettatori, per poter usufruire della liberazione catartica non si limitano
ad assistere ma recitano e partecipano alla messa in scena. Se vogliono,
salgono sulla scena, recitano la loro parte, il loro autore, il personaggio
preferito… senza che niente sia stato deciso in precedenza; il testo, la
distribuzione delle parti nascono nello stesso momento della messinscena ,
chiaramente , diversa da sera a sera.
Molti sono i teatranti teorici di cui si dovrebbe trattare (v. relative
voci).Citiamo ancora una delle figure fondamentali dell’ antropologia
teatrale, il brindisino Eugenio Barba (1935), discepolo di Grotowski e
fondatore dell’ “Odin “. Negli spettacoli di Barba, riservati a un ristretto
pubblico e basati prevalentemente sulla espressione fisica e sulle capacità
di introspezione dell’ attore e del coinvolto pubblico, anche la battuta si
evolve in semplice fonema.Gli spettacoli di Barba, non finalizzati alla
produzione tradizionale, sono da considerarsi come momenti di una esperienza
condivisa., con uno scambio di interessi e aspettative , finalizzata alla
trasformazione di se e degli altri.
CITAZIONI
1) “Non si recita per guadagnarsi la vita: Si recita per mentire, per essere
quello che non si può essere, e perché si è stufi di essere quello che si è.
Si recita nella parte dell’ eroe perché si è vili, nella parte dell’
assassino perché si muore dalla voglia di ammazzare…Si recita perché si ama
la verità e la si detesta.” (Sartre)
2) “ Quando vivo non mi sento vivere, ma quando recito, allora sì mi sento
esistere” (Artaud)
3) “ Io chiedo all’ attore di avere molta intelligenza; voglio che sia uno
spettatore freddo e tranquillo; di conseguenza ne esigo perspicacia e
nessuna sensibilità… (Diderot)
4) Mai, nemmeno per un attimo, l’ attore si trasformi completamente nel suo
personaggio.
Non rappresentava Lear, era Lear sarebbe un giudizio disastroso. (Brecht)
5) L’ attore non prova il sentimento che esprime. Sarebbe perduto se lo
provasse. (Nietzsche)
6) Recitare richiede molto lavoro, ma quando lo sperimentiamo nella recita,
allora esso non è più un lavoro: “ A play is a play”, recitare è recitare:
recitare è un gioco. ( P. Brook )
7) Quello dell’ attore è un mestiere infantile. Facciamo un gioco tutti
insieme; facciamo la recita. (Marcello Mastroianni)
BIBLIOGRAFIA
Molinari C. - L’ attore e la recitazione - Laterza
Mirabella M. - Fare Teatro - Gremese
Boldrini M. - La voce recitante - Bulzoni
Gordon M. - Il sistema di Stanislavskij - Marsilio
Ronconi L. - Lezioni per l’ attore di Teatro - Fiornovelli
Bonaparte L. - La psicologia dell’ attore - Mozzi
Stanislavskij - Il lavoro dell’ attore - Laterza
Malcovati – Stanislavskij - Laterza
Meyerhold - La rivoluzione teatrale - Editori Riuniti
Arruga L. - Il Teatro - Mursia
AA.VV. - Educazione attraverso il teatro - Emme
AA.VV. - Scena Educazione - Eti-Agit
Merli S. - Fare l’ attore - Gremese
Roberto F. - Teatro nella scuola - Elle Di Ci
Maccio C. - L’ animazione dei gruppi - Editrice La Scuola
Veneziano C. - Manuale di dizione - Besa
Napolitano C. - La voce dell’ attore - Guerini
Ceccato Afra - Dizionario ortografico ortofonico - Muzzio
Morrocchesi A. - Lezioni di declamazione - Gremese
Chaikin J. - La presenza dell’ attore - Einaudi
Dal Piai G. - Dizione e fonetica - Usher
Sciaccaluga G. - Laboratorio Teatrale - Editrice La Scuola
Sciaccaluga G. - Il teatro - Editrice La Scuola
Migliorini e coll. - Dizionario d’ortografia e pronuncia - ERI
Ulteriori informazioni in Enciclopedie, Dizionari, Biblioteche, Internet
alle voci:
Stanislavskij Konstantin, Brecht Bertold, Actors’ Studio, Appia Adolphe,
Craig Gordon, Artaud Antonin, Living Theatre, Grotowski Jerzy, Barba
Eugenio, Costa Orazio, Ronconi Luca, Bene Carmelo, D’ Amico Silvio, Fersen
Alessandro…
Ulteriori informazioni scrivendo a
pasquale.calvino@email.it
REGIA
(voce curata da Pasquale Calvino)
La regia teatrale o messinscena è l’ attività artistica e tecnica del
regista che dirige e coordina lo spettacolo teatrale nei suoi diversi
momenti ed elementi. Attraverso la regia il testo cessa di essere solo opera
letteraria per diventare teatro. Prima dell’ avvento della regia, questi
compiti venivano svolti o dall’ autore o da un attore, in genere il
capocomico.
Solo nell’ ottocento la direzione e il coordinamento dello spettacolo
teatrale esce dall’ anonimato e si afferma come funzione importante e
autonoma rispetto alle altre che concorrono alla realizzazione dello
spettacolo.
Se l’autore teatrale (drammaturgo, commediografo…) è colui che scrive il
testo teatrale letterale, il regista è invece colui che organizza la messa
in scena di un testo e quindi sceglie gli attori e tutto il personale
tecnico-artistico(giustamente i francesi lo chiamano: “ metteur en scène”, ”
régisseur”) a cui comunica la sua personale visione di quello spettacolo e
con quali mezzi ritiene che si possa raggiungere l’ obiettivo indicato.
La regia teatrale contemporanea inizia a Parigi nel 1887 quando si inaugura
il “ Théatre Libre” di André Antoine, il cui credo estetico teatrale era
molto vicino al naturalismo zoliano.
Dietro alla “ quarta parete”, che separa gli attori dagli spettatori, i
primi devono immedesimarsi realisticamente nei personaggi e quindi
tutto(scene, costumi, luci…)deve permettere e sottolineare questa realistica
immedesimazione e proposizione del reale.
Dal “ Teatro Libero” di Antoine al “ Teatro d’ Arte” di Stanislavskij sorge
e si sviluppa la nuova estetica dello spettacolo, che apre il secolo nuovo,
agli inizi del quale Gordon Craig e Adolfo Appia gettano le basi delle loro
teorie.
E’ posta innanzitutto in evidenza la figura del regista teatrale quale
creatore dello spettacolo(Meyerhold, Copeau, Reinhardt…)
Molti registi diedero alla messinscena un aspetto del tutto nuovo e
diversificato tendendo ad improntare le proprie regie a determinate idee,
correnti, ideologie, gusti e motivazioni personali(Piscator, Brecht,Pitoèf,
Jouvet, Dullin…)
Il Italia i problemi della regia sono stati affrontati da Silvio D’ Amico(al
quale, si deve, tra l’ altro la monumentale “ Enciclopedia dello Spettacolo”
in oltre dieci volumi), A. G. Bragaglia, R. Simoni, Strehler, Visconti,
Costa, Squarzina, De Lullo, Bene, Ronconi…
Tra le tante concezioni della regia teatrale vogliamo ricordare quella
importantissima di Stanislavskij, fondata sul realismo psicologico e su un
metodo che comporta l’ identificazione dello attore con il personaggio che
interpreta. Questo sistema allena l’ attore a vivere la sua parte, anziché a
rappresentarla, così da eliminare ogni artificio teatrale. Suoi importanti
ed innegabili meriti furono la recitazione” volta all’ interno” che fu in
grado di rivelare nuove e preziose capacità espressive e la innovatrice
importanza data allo spettacolo teatrale come “ finestra sulla realtà”.
A questo sistema si oppose B. Brecht (1898-1956) con la teoria dell’ “
effetto di straniamento” processo per cui l’ attore invece di immedesimarsi,
di diventare il personaggio, propone al pubblico il personaggio nella sua
dialettica, nella sua contraddittorietà, recitando in modo non
immedesimativo, ma critico, descrittivo, osservativo(recitazione rivolta
all’ esterno).
La teoria di Brecht assegna allo spettacolo teatrale non solo una funzione
artistica e come mezzo di diletto ma anche una più importante e prevalente
funzione didattico- pedagogica, cioè ha il fine di suscitare nello
spettatore “ una presa di coscienza”. L’ attore dovrà contemporaneamente
recitare e principalmente “ vedersi recitare” per poter capire veramente il
bene e il male che determina il suo personaggio e quindi poterlo criticare
positivamente o negativamente.
Lo spettatore si renderà cioè conto, tramite la sua presa di coscienza, dei
condizionamenti sociali che ha subito, dell’ esistenza di strategie per un
ambiguo rapporto tra il bene e il male e soprattutto capirà che tramite
questa nuova condizione di conoscenza della realtà che lo circonda(presa di
coscienza) egli potrà trasformarsi, avrà la capacità e la possibilità di
migliorare se stesso e gli altri.
Molte sono le capacità che deve possedere un buon regista teatrale:
1)Deve avere passione e intuito nella scelta del testo da rappresentare.
2)Deve dare ad ogni attore un personaggio adatto alle sue caratteristiche.
3)Deve selezionare attori che possano lavorare bene insieme ed in modo
gratificante .
4)Deve mascherare i punti deboli del testo letterale.
5)Deve ben evidenziare il pensiero dell’ autore, i temi, le idee, i
contenuti e tutto ciò che può piacere, interessare, divertire ed educare il
pubblico.
6)Deve ampliare la sensibilità dell’ attore aiutandolo a scoprire man mano
le radici e la realtà del personaggio che gli è stato affidato.
7)Deve fare in modo che l’ attore agisca prima col pensiero, poi con la
mimica del volto e la gestualità del corpo e infine con la parola.
8)Deve conoscere molto bene la storia, gli usi , i costumi e la mentalità
dei personaggi in rapporto al luogo dove si svolge la fabula, la storia…
9)Deve fornire una propria personale interpretazione del testo letterale.
10)Essendo il regista a rigor di logica e tranne rare eccezioni, un “
osservatore non partecipe della recitazione”, deve avere la capacità di
notare ciò che sfugge agli attori, proprio perché chi recita non si vede
recitare…
Data la complessità di tutte queste conoscenze e capacità oggi al regista si
affianca, specialmente all’ estero e particolarmente in Germania, una nuova
figura “ il dramaturg”, che potrebbe essere tradotto dal tedesco con “
consulente teatrale letterario”.
Vi sono, in pratica, due tipi di regia teatrale:
a)Autoritaria( tipica quella di Laurence Olivier)
b)Democratica(sviluppatasi negli anni più recenti.
Col nascere dei “ collettivi di lavoro”la figura del regista di tipo “ io
esigo” è stata, in parte sostituita da una figura più democratica che prende
anche in considerazione le osservazioni del gruppo. Poiché il grande Orazio
afferma: “ In medio stat virtus”, si ritiene che il miglior modo di fare
regia sia quello di realizzare la propria idea ma tenendo anche in debito
conto le osservazioni del gruppo.
Per una buona regia è consigliabile praticamente:
1)Dopo di aver assegnato le parti, in modo non definitivo, è bene fare
alcune letture a tavolino del testo scelto, favorendo così una graduale
compenetrazione (il calarsi) dell’ attore nel
personaggio rappresentato secondo la propria sensibilità ma tenendo sempre
ben evidente che tutto deve essere finalizzato al raggiungimento della
unitaria logica ispiratrice del lavoro teatrale.
2)Durante le prove è bene discutere e chiarire le motivazioni dei
personaggi(Stanislavskij)
3)Ultimate le letture a tavolino, è giusto consentire all’ attore di
muoversi istintivamente e liberamente sulla scena, logicamente cambiando
soluzione qualora si presentassero problemi.
4) Lo studio di un personaggio può essere approfondito autonomamente dall’
attore, per essere verificato poi nel gruppo.
5)Non permettere all’ attore di avere pregiudizi sul personaggio che
interpreta, ma fargli sempre chiedere e motivare il perché del suo
comportamento.
6)Far dimenticare all’ attore il finale della rappresentazione, in modo da
poter recitare momento per momento.
E’ chiaro che i compiti di un regista teatrale sono molto differenti da
quelli di un regista cinematografico, televisivo…
DRAMATURG
In tempi recenti, al fine di migliorare lo spettacolo, spesso si affianca al
regista teatrale, in modo costante, una nuova figura di intellettuale,
consulente teatrale e letterario che in Germania, dove questo ruolo è nato,
viene definito“Dramaturg”.
E’ difficile e problematico definire con esattezza i compiti di questa nuova
figura professionale(dramaturg, consulente teatrale letterario), i più
importanti però spaziano tra:
a)ricercare testi perduti o poco noti in biblioteche, archivi…
b)riadattare testi, riscriverli secondo fini particolari o suoi o del
regista
c)Indirizzare il regista alla scelta del testo da mettere in scena o di un
particolare adattamento, riduzione, riscrittura…
d)Trasportare, sceneggiare un testo narrativo o di altro genere in un testo
teatrale
e)Documentarsi sul testo scelto.
f)Di tanto in tanto osservare le prove teatrali, come aiuto critico per il
regista.
Un buon “dramaturg” dovrebbe avere nozioni di psicologia , di letteratura,
capacità critiche, poetiche,capacità o esperienze di regia…
Tra i consulenti teatrali italiani del regista(dramaturg) non possiamo non
ricordare:
1- Vanda Monaco che da Napoli si è trasferita in Svezia a Goteborg e poi a
Stoccolma dove ha fondato un teatro per giovani immigrati: “ Il Tensta”.
2- Renata Molinari che ha collaborato prima con Grotowski per operare poi in
Milano.
3- Laura Olivi che dopo i suoi studi su Brecht e il Berliner si è trasferita
a Monaco…
Il dramaturg è una figura che sta entrando anche nel cinema.
CITAZIONI
1-L’ arte della regia è l’ arte di proiettare nello spazio quanto il
drammaturgo si è limitato a proiettare nel tempo(Appia)
2-La rappresentazione deve essere distanziata e straniante: essa lascia
riconoscere l’ oggetto ma, al tempo stesso, lo fa apparire inconsueto.(Brecht)
3-La regia è la parte realmente e specificamente teatrale dello spettacolo.(Artaud)
4-In teatro la vicenda viene interpretata, prodotta ed esposta nel suo
insieme:dagli attori, dagli scenografi, dai costumisti, dai truccatori,
musicisti. Ciascuno associa la propria arte all’ impresa comune, senza
rinunciare con ciò alla sua autonomia(Brecht).
5) Il regista non è un elemento esterno all’ opera teatrale: la sua attività
si spinge bene al di là della definizione di una cornice o dell’
illustrazione di un testo. Egli diviene l’ elemento fondamentale della
rappresentazione teatrale: la mediazione necessaria tra un testo e uno
spettacolo.(…)
Testo e spettacolo si condizionano vicendevolmente, l’ uno facendosi
espressione dell’ altro.(Dort)
BIBLIOGRAFIA
1-Szondi-Teoria del dramma moderno
2-Artaud- Il teatro e il suo doppio
3- Zola- Il naturalismo a teatro
4-Pandolfi- Regia e registi nel teatro moderno
5-Grotowski- Per un teatro povero
6-Strehler-Per un teatro umano
7-Bettetini-Produzione del senso e messa in scena
8-De Marinis- Al limite del teatro
9-Ricoeur- Tempo e racconto
10-Rivista “ Primafila” n. 74-giugno 2001(monografia: Il Dramaturg)
11-D’ Amico-La regia(1947)
12-Meldolesi-Fondamenta del teatro italiano
13-Schino M.-La nascita della regia teatrale
14-Artioli U.- Il teatro di regia
15-Perrelli F.-La seconda creazione
16-Alonge,Tessari- Manuale di Storia del Teatro(dal cap.XI:Dal teatro del
capocomico al teatro del regista)
17-Mollica-Il teatro possibile
18-AA.VV.-Come comunica il teatro
19-De marinis-Semeiotica del teatro
20-Bettetini, De Marinis-Teatro e comunicazione
21-Meyerhold-La rivoluzione teatrale
22-Mango- Verso una sociologia del teatro
23- Nietzsche- La nascita della tragedia
24-Chaikin-La presenza dell’ attore (appunti sull’ Open Theater)
25-Malcovati-Stanislavskij
26-Gordon-Il sistema Stanislavskij
27-Toriano- Introduzione alla regia
28-Livio-La scrittura drammatica
29-Angelini-Teatro e spettacolo nel primo novecento
30-Alonge, Davico Bonino- Avanguardie e utopie del teatro
31-Alonge- Il teatro dei registi
32-Mara-Regie teatrali
33-Schino- La nascita della regia teatrale
34-Perrelli-Fondamenti della regia teatrale
35-Artioli-Il teatro di regia
Scuola e teatro:
AA.VV.-Scena Educazione(per un rapporto tra scuola e teatro)-ETI
AA.VV-Educazione attraverso il teatro
Maccio-L’ animazione dei gruppi
Roberto F.- Teatro nella scuola
Catalano,Monno-Scuola e teatro
Quintavalle, Volpi-Drammatizzazioni per un anno
Veneziano-Manuale di dizione, voce e respirazione
Dal Piai-Dizione e fonetica
Gallarini-Palcoscenico e dintorni
Magni-Il teatro,come nasce,come si fa, come si può fare-
Sciaccaluga-Il teatro
“ - Laboratorio teatrale
Ceccato- Dizionario ortografico ortofonico
Marrocchesi-Lezioni di declamazione e d’ arte teatrale
Migliorini, Tagliavini, Fiorelli-Dizionario d’ ortografia e di pronuncia
Per la regia cinematografica, televisiva:
1-Tritapepe-Linguaggio cinematografico e televisivo
2-Natta- Il linguaggio dell’ immagine
3-Solarini-Per fare televisione
4-AA.VV.- Il mestiere di regista
5-AA.VV.-Quella parte del cinema chiamata televisione
6-Prandstaller-Professione regista
7-Marner- Grammatica della regia
8-Mazzanti-L’ illuminazione in televisione
9-Millerson-Metodi di illuminazione TV
10-Pelosi-Cinematografia professionale
Ulteriori informazioni scrivendo a
pasquale.calvino@email.it
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