gttempo@tiscali.it      
 

  Home - chi siamo - storia - dove siamo - contatti - i numeri - x il sociale - DVD - GTTour - sostienici
copioni teatrali - novità - musical - Napoli - per ragazzi - stranieri - monologhi - scritti per voi
cartellone - ricerca - autori - amici - info - libreria - l'esperto risponde - f.a.q.
  GTTour 2017 / 18 - GLI ALLEGRI CHIRURGHI di Ray Cooney, LA CENA DEI CRETINI di F.Veber e il debutto di LE PRENOM, CENA TRA AMICI di di A. de La Patellière e M. Delaporte : visita la sezione 'cartellone' per conoscere le date degli spettacoli                    Copioni On Line : nella sezione 'Novità' trovi gli ultimi arrivi                    L'esperto risponde : i nostri consulenti teatrali al tuo servizio                    I nostri spettacoli in DVD : il teatro a casa tua                   Primavera 2017 : raggiunta la quota di 152.000 iscritti
   

 

INTERVISTA A...

 

Luigi LUNARI
a cura di Pasquale Calvino

Abbiamo chiesto a Luigi Lunari (Milano 1934), uno dei pochi grandi autori teatrali viventi che sotto l’ involucro
della commedia brillante mostri un gustosissimo sapore satirico, corrosivo, ironico, sarcastico :
 

1) Dr Lunari vuole essere così gentile da farci conoscere un poco la Sua vita e i Suoi interessi culturali?

Vita normalissima, medio-borghese, scandita in modo banale: laurea a ventidue anni, matrimonio a ventisette, primo figlio tre anni dopo, dopo altri tre il secondo, nonno a sessant’anni. In complesso, nulla da segnalare.
Vita professionale: attento soprattutto a non avere un rapporto troppo stretto con qualcosa o con qualcuno, in modo da potere – all’occorrenza – andarmene sbattendo magari la porta. Cosa che mi è successo con il giornalismo, con la politica, con l’università, con il Piccolo Teatro. E’ una condizione di indipendenza che comunque ha un suo prezzo abbastanza pesante. Oggi, per esempio, sono un uomo libero, ma non sono nessuno.
Interessi: molti, e da sempre. Storia, politica, musica, sport, lingue, letteratura, scienze (ovviamente a livello divulgativo)… Ah sì: anche teatro.


2) Può elencarci le Sue commedie con una breve sinossi?

Bah, ho avuto i primi successi con le commedie per i Gufi (“Non so, non ho visto, se c’ero dormivo” e “Non spingete, scappiamo anche noi”), ho avuto un vero e proprio lancio internazionale nel 1994, con “Tre sull’altalena”, oggi tradotta in ventitre lingue e correntemente rappresentata in tutto il mondo. Opere di maggior successo: “Nel nome del Padre”, “Il senatore Fox”, “Sotto un ponte, lungo un fiume…” Nessuna delle mie opere è simile ad altra mia: perlomeno in superficie. Cerco di non ripetermi, di non “copiarmi”, di non sfruttare la formula o i contenuti di un testo che abbia avuto successo. Scrivo solo quando ho una “buona idea”, e quindi scrivo poco. Una nota comune a molte mie opere è la presenza – serena, pacifica, quasi ilare – della morte. Considero la morte un vero punto d’arrivo di ogni vicenda, molto di più del “..e vissero felici e contenti”, con cui si chiude il 90 per cento della drammaturgia di tutti i tempi. La commedia che più amo tra le mie è forse “Sogni proibiti di una fanciulla in fiore”, forse perché sta ancora aspettando un successo.


3) Quali sono gli autori teatrali italiani che più ammira?

Suppongo che la domanda riguardi i contemporanei. Rispondo: Enzo Moscato, che ha davvero un mondo suo e inimitabile da raccontare; Vittorio Franceschi, che però si dedica alla scrittura con poca costanza; Alfredo Balducci e Alessandro Bajini, vittime dell’esterofilia che si è abbattuta nel dopoguerra su un’intera generazione di autori; Giuseppe Manfridi, che temo però si stia perdendo per strada; Rocco d’Onghia per la coerenza della ricerca. E naturalmente Dario Fo - malgrado il fluviale, tsunamitico disordine della sua scrittura drammaturgica - se non altro per due capolavori assoluti: “Mistero buffo” e “La signora è da buttare”.


4) E tra gli stranieri?

Arthur Miller (scomparso da poco), per qualità ed impegno forse il più grande del novecento (assieme a Pirandello e a Brecht, che però supera: il primo per un più fattivo valore in lato senso “politico”, il secondo per un miglior recupero della “tradizione”); poi Tom Stoppard, Arnold Wesker e Harold Pinter (più Wesker che Pinter). Ho qualche dubbio su Eric-Emmanuel Schimitt, cui nuoce forse la facilità dei successi; e molti dubbi su Alan Ayckburn, per le stessa ragioni moltiplicate per dieci. Nutro una decisa indifferenza per il teatro di Neil Simon, del quale peraltro invidio cordialmente i diritti d’autore. E odio decisamente le farse di Ray Cooney (anche qui sempre invidiandone i redditi), pur ammettendo che il mio odio non va a lui (che ovviamente fa quel che sa e vuole fare) ma soprattutto al teatro italiano che gli dà tanto spazio. Diffido profondamente del teatro di David Mahmet, dove mi sono arrestato di fronte a questa sua battuta-sentenza che mi ha fatto sentire intellettualmente inadeguato: “In treno tutti gli scompartimenti hanno un certo odore di merda”. Poi ci sono gli autori che non capisco, come ad esempio Botho Strass. Come si vede, quasi tutti autori anglosassoni, poche essendo le informazioni sul resto. Anch’io evidentemente pago “l’imperialismo culturale” anglo-americano, peraltro a tutt’oggi inevitabile.


5) Perché attualmente sembra che si dia minore importanza al testo teatrale letterario?

Se si intende una minore importanza relativamente alla narrativa e alla saggistica, direi che è sempre stato così. Ragioni radicate nel passato, e complicate da spiegare: di fatto, non c’è che da constatare che il lettore non ama la disposizione grafica del dialogo. Cito spesso come esempio una pagina dei Promessi Sposi, per la quale basterebbe modificare graficamente la disposizione della parole per farne una vivacissima pagina teatrale: che però il pubblico non preferirebbe, Eccola:

PERPETUA - Misericordia!, cos’ha, signor padrone?
DON ABBONDIO (lasciandosi andare tutto ansante sul suo seggiolone) - Niente, niente.
PERPETUA - Come, niente? La vuol dare ad intendere a me? così brutto com’é? Qualche gran caso è avvenuto.
DON ABBONDIO - Oh, per amor dei cielo! Quando dico niente, o è niente, o è cosa che non posso dire.
PERPETUA - Che non può dire neppure a me? Chi si prenderà cura della sua salute? Chi le darà un parere?...
DON ABBONDIO - Ohimè! tacete, e non apparecchiate altro: datemi un bicchiere del mio vino.
PERPETUA (empiendo il bicchiere, e tenendolo poi in mano, come se non volesse darlo che in premio della confidenza che si faceva tanto aspettare) - E lei mi vorrà sostenere che non ha niente!...
Ecc. Ecc.


6) Di cosa si sta occupando?

Come uomo, dei miei nipotini. Come scrittore, di un tema che mi affascina da molti anni, ma per il quale non ho trovato una forma (drammaturgica o narrativa che sia) del tutto rispondente. Il tema è l’ateismo. Trovo urgente divulgare l’idea che Dio non esiste, che è l’uomo che lo ha creato a propria immagine e somiglianza, e che quando Benedetto XVI e Osama Bin Laden dicono di agire in suo nome e per suo indiscutibile e imperscrutabile ordine, dicono delle pericolose sciocchezze. Punto e a capo. A questo proposito, tengo a definirmi ateo ma molto religioso. L’eventuale spiegazione del tutto, a un’altra intervista.


7) Cosa potrebbe consigliare a una persona che volesse scrivere un copione teatrale?

Di leggere, informarsi, studiare. Tra i giovani drammaturghi noto sempre (o quasi sempre: non voglio generalizzare!) una grande, sesquipedale, megagalattica ignoranza! E’ spesso evidente che non hanno letto un czz! Non hanno letto i classici greci, le laudi medievali, la commedia del Rinascimento, del Siglo de Oro, degli elisabettiani, del secolo di Re Sole e di Molière-Corneille-Racine, del romanticismo tedesco, del settecento e ottocento borghese, di Cechov e Brecht, del teatro dell’assurdo, eccetera eccetera. Io ho letto tutto quello che il tempo mi rendeva possibile: e saprei scrivere una scena à la manière de Goldoni, Shakespeare, Cechov, Ionesco… Non vedo i giovani drammaturghi su questa strada. Quindi, il consiglio è anzitutto quello di “imparare il passato”. Poi… direi che non c’è bisogno d’altri consigli. Un’idea deve calarsi in una forma drammaturgica per la quale il passato è ricchissimo di consigli e di indicazioni. Come si comincia un atto? Come si colloca una battuta? Come si introduce un personaggio? Come si conclude una scena? Se uno conosce il passato, vi trova mille suggerimenti per risolvere un qualsiasi problema strutturale, contenutistico, di linguaggio e via dicendo. Se poi ha qualcosa di veramente nuovo da dire (sul piano tecnico o altro), la conoscenza del passato gli sarà di utile piedistallo per innovare, inventare, creare qualcosa di altrettanto nuovo.,


8) Se si potesse tornare indietro rifarebbe tutto ciò che ha fatto?

Tutto sommato (sottolineo: tutto sommato), direi di sì. Non perché io non abbia fatto errori e perchè non mi piacerebbe aver colto altre occasioni, ma perché penso che ognuno fa la vita che sceglie di fare. Per esempio: mi piacerebbe aver coltivato di più i rapporti politici e mondani: aver frequentato segreterie e salotti, essere anch’io come altri che oggi sono mediaticamente “in” (e che magari non mi valgono)… Ma poi penso queste cure mi avrebbero distratto da una certa mia linea di condotta che ho perseguito con totale coerenza e incorruttibilità. Pagando naturalmente un alto prezzo in termini di successo mondano, di peso mediatico-politico, di fortuna economica, e via dicendo. Inutile dunque porsi problemi: ho fatto quel che ho voluto, quello che era nelle mie corde e nelle mie ambizioni, dato che anch’io – come tutti – sono stato creato a mia immagine e somiglianza.


9) Si parla spesso della Sua stupenda produzione di testi e del Suo particolare carattere; Le piacerebbe avere un diverso carattere?

Grazie per la “stupenda produzione”. Comunque, credo di aver già risposto a questa domanda nella risposta alla domanda precedente.



Ulteriori informazioni su Luigi Lunari sui motori di ricerca (Google…) o scrivendo a pasquale.calvino@email.it




 

 ultimo aggiornamento 22/11/2007

 

Sei il visitatore n.

Ossino Web Maker ©

Accesso n.