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RUMORS
di Neil Simon

APPUNTI DI VIAGGIO TEATRALGASTRONOMICI
Aneddoti, curiosità, buoni piatti o semplicemente cose da ricordare delle nostre trasferte

 

Canzo - 23 marzo 2013
Requiem per uno spettacolo.
Come deciso qualche mese fa, oggi, cronaca di una morte annunciata, va in scena l’ultimo atto di questo nostro allestimento. Arriviamo puntuali al Sociale della bella Canzo e con consapevole tristezza iniziamo i preparativi con la ritualità di gesti che ripeteremo oggi per l’ultima volta.
Il teatro è un piccolo gioiello, in gergo “bomboniera” - che ben ricordiamo da quando qui abbiamo rappresentato la cena - bellezza e fascino che solo in parte mitigano la pendenza di un palcoscenico nato per sfidare la gravità più che per ospitare spettacoli teatrali.
Scarichiamo ingaggiando un campionato di sollevamento pesi che l’altezza dell’ingresso al palco ci impone. Il montaggio non ha intoppi e si risolve in un ordine e una precisione forse rispettosa dell’addio che si sta celebrando. Il nostro tecnico doma con esperienza e senza fatica le vertiginose pendenze regalandoci una perfetta apertura e chiusura di porte. L’orologio che svetta sul soffitto affrescato subito sopra l’alto sipario segna le 18.10 quando tutto è pronto.
Una veloce prova di memoria delle parti più critiche, mentre il nostro tecnico riposa le fatiche danzanti della notte precedente. Due chiacchiere su improbabili comparsate teatral-radiofoniche in una emittente milanese (al momento solo alle prese con lo spostamento delle antenne); qualche valutazione sul congruo importo per la vendita della scenografia (alla presenza di un cadavere ancora caldo e non del tutto spirato)… e siamo pronti per la cena, che in quaresima, possiamo definire “l’ultima” senza avere la pretesa di riferirla al nostro spettacolo.
La trattoria che ci ospita, che ci costringe ad una breve passeggiata sotto una pioggerella primaverile, come se il cielo volesse piangere le sue ultime fredde lacrime su questo spettacolo che spesso ha visto anche lei protagonista delle nostre trasferte, è calda e accogliente. All’ingresso ci accoglie il tepore e il profumo di una stufa a legna e la simpatia del gestore che non si risparmia in attenzioni, strappandoci una promessa a tornare che sappiamo essere sincera. Anche perché la pizza è davvero buona, con una sfoglia sottile croccante e biscottata che lascia tutti soddisfatti, anche chi ha preferito la cucina alla pizza, scoprendo che nelle colline comasche anche il pesce di mare è ben cucinato.
Si torna in teatro con la solita pioggerella e con gli ultimi tentativi degli irriducibili ad ostentare la possibilità di non chiudere lo spettacolo per improbabili future repliche.
E mentre il pubblico va velocemente ad occupare i circa 200 posti di questo piccolo capolavoro artistico, ci prepariamo regalando il camerino alle donne e trasformando la scena nel nostro, scoprendo solo dopo che nel sottopalco anche i maschietti avrebbero potuto trovare spazi accoglienti.
E puntuali, si apre l’ultimo sipario su uno spettacolo che scorre veloce, naturale e concentrato, per tutti e due gli atti. Trovandoci quasi sorpresi e impreparati alla definitiva chiusura del sipario. Non una sbavatura recitativa. Non un calo di ritmo. Non una dimenticanza. Non un cedimento. Regalando al trattenuto e sofisticato pubblico in sala (almeno nell’abito, nel trucco e nel parrucco) capitanato da una squillante e contagiosa risata, una dignitosa uscita di scena. Solo l’arma che tante volte ha aperto e chiuso le nostre repliche, per protesta o stanchezza non è dato di sapere, ha deciso che per lei la parola fine era già giunta da un pezzo. E se anche, con moto d’orgoglio, ha aperto dignitosamente lo spettacolo facendo sobbalzare tutti gli astanti, ha deciso che quello sarebbe stato il suo ultimo alito di vita, per tacere poi per sempre, lasciando un buco a metà del primo atto che l’interminabile trenino verso la cucina, sempre più simile per gesti e sonorità ai nani che vanno in miniera, e il tentativo di Ken di tamponare con una sedia che notoriamente non è considerata arma da fuoco, non sono riusciti a colmare.
Al termine dello spettacolo, sperando in un beffardo segno del destino, le abbiamo dato una seconda possibilità ripetendo la gag con cui salutiamo il pubblico. Ma l’unico effetto sortito è quello dell’imbarazzante serie di ‘click’ e dell’altrettanto impacciata spiegazione di quello che avremmo voluto creare lasciando al pubblico il lavoro di fantasia e strappando un ultimo applauso di sostegno e commiato.
Un gustoso rinfresco che ci catapulta nel pubblico e un simpatico siparietto che ha presentato a un gruppetto di curiose Canzesi Glen e Cassie marito e moglie sul palco e nella vita, ritardano di mezz’ora lo smontaggio e la partenza e amplificano la stanchezza e la proverbiale irrequietezza del nostro tecnico, sempre in bilico tra il rassegnato e il burbero benefico.
Tutto è stato riposto con la solita cura e attenzione. Ma forse è stato solo un altro gesto, l’ultimo, per rendere meno amaro il saluto ad uno spettacolo che ci ha accompagnato con alterne fortune per quattro anni.

Milano - 10 novembre 2012
Da qualche replica a questa parte c’è sempre un attore in più in squadra... la pioggia!
Anche oggi scende copiosa con sporadiche tregue che beffardamente si presentano solo quando siamo riparati in macchina. E in un giorno in cui abbiamo programmato un doppio carico scene : per liberare il box che dovrà contenere la scenografia del nuovo spettacolo in allestimento portiamo le ‘vecchia scena’ de LA CENA DEI CRETINI da Silvia e Valerio che gentilmente si prestano per farci da magazzinieri per qualche tempo. E nel breve tragitto che separa la vecchia dalla nuova destinazione scatta l’amarcord, e in auto improvvisiamo scene e quadri di uno spettacolo che scopriamo di avere ancora nelle corde nonostante lo stop forzato di quasi due anni e che ancora non vogliamo uccidere definitivamente.
Dopo aver caricato il furgone anche con la scena dello spettacolo di oggi - RUMORS, neanche a dirlo - sotto la pioggia, neanche a dirlo, ci dirigiamo verso il teatro San Giuseppe, in una Milano sempre caotica, oggi animata dalla pioggia che aumento traffico e tempi di percorrenza.
Umidi, svuotiamo il furgone e riempiamo la scena. In un niente. Tanto che ci rimane il tempo di giocare insieme a INDOVINA-IL-LOGO sul nuovo iperteconologico cellulare di Valentina.
Ci accoglie e ci accompagna in tutte queste attività il super disponibile-attento-prodigo Walter, che nulla ci fa mancare, fino al punto di mandare la moglie a comprarci un pacchetto di arachidi, necessario allo spettacolo e che scopriamo di non avere con noi.
Al suo posto, probabilmente, abbiamo preferito portare la squadra al gran completo. Oltre alla formazione base, infatti, scendono in campo :
- Giuseppe, che abbandonate le scene con l’ultima replica della CENA DEI CRETINI non ha voluto mancare oggi quando ha scoperto che recitavamo nel teatro dell’oratorio da lui frequentato 50 anni prima (lacrimuccia)
- Ilaria e il suo pancione, con il devoto Massimo, che, dopo questa performance, saluterà per un po’ il palcoscenico per dedicarsi al ruolo di mamma (lacrimuccia)
- Paolo, assoldato dal nostro Meme per dare forza e futuro al supporto tecnico del gruppo.
Abbiamo tempo, e dopo aver posizionato la poltrona fuori dal sipario in un ampio e largo proscenio, per avvicinarci al pubblico ma soprattutto per guadagnare spazio su una scena non proprio grandissima, organizziamo la cena. La pizzeria, sponsor della rassegna e candidata ad ospitarci accende il forno troppo tardi per consentirci cena e scena e così optiamo per il famoso e rinomato Spontini anticipando di un soffio la ressa che normalmente anima questo locale. Arriviamo e troviamo il nostro tavolo imbandito. Ordiniamo, mangiamo, beviamo, paghiamo e scherziamo con il cameriere in venti minuti netti, per buona pace del nostro tecnico che oggi non ha avuto il tempo di urlarci addosso la solita frase : “dai che è tardi!”. La pizza? Indimenticabile.
Attraverso un dedalo di corridoi raggiungiamo i camerini e diamo inizio alla vestizione. Con calma. Oggi riusciamo a fare tutto senza la solita corsa e ansia che anima il pre-spettacolo. Giusto per animare un po’ gli animi qualcuno ricorda che il prossimo spettacolo forse saremo un po’ meno tranquilli... (si debutta con il nuovo ALLEGRI CHIRURGHI - ndr). E poi si parte! Il sipario si apre veloce nel primo atto, lentissimo nel secondo (consiglio: mai cambiare siparista in corso d’opera) su un pubblico numeroso e attento che segue la commedia in un crescendo di partecipazione. Una caduta di ritmo nel quadro che chiude il primo atto non compromette una buona rappresentazione, tecnicamente curata, che non ha lasciato spazi a sbavature. Forse non il miglior RUMORS di sempre per interpretazione (qualche acciacco alla gola di un paio di attori ci ha tenuto un po’ sulle corde) ma sicuramente impeccabile per ritmo e sincronia e meccanica.
Il pubblico ci sembra soddisfatto, con qualche commento che critica (e ne siamo consci) la poca consistenza del nostro testo. Ma non si può soddisfare tutti i palati. Ci accontentiamo del nostro...
Soddisfatti, gustiamo degli indimenticabili dolcetti preparati dalla nostra Valentina che ha voluto salutare così l’ultima (per il momento) interpretazione della sorella Mira.
Poi smontiamo mentre sul palcoscenico ancora aleggia il fantasma di Roberta Foglini che qualcuno dal pubblico giura di aver visto in scena. E poi via verso casa, ancora umidi.
Ma un pezzo di noi resta ancorato al teatro San Giuseppe. Torneremo a prenderlo fra sette giorni, quando durante la serata di premiazione, saranno assegnati i premi di gruppo ed individuali di un concorso che vedeva in gara quattro finalisti e che il nostro spettacolo ha chiuso oggi.

Germanedo di Lecco - 6 ottobre 2012
La trasferta di Lecco (Germanedo di Lecco per essere precisi) inizia col brivido già giorni prima, quando la direzione del teatro, serenamente, ci comunica l’altezza massima del palcoscenico, scoprendo così che la nostra scenografia non ci entra neanche a martellate.
Il panico che scatena la nostra risposta costringe ad una attenta misurazione : lo spettacolo è salvo! Abbiamo un aggio di 2 cm! In alcuni punti anche abbondanti. Resta una coda d’ansia che solo il montaggio riuscirà a sedare del tutto.
E così, anche se l’accesso al teatro, posto sotto la chiesa, non è particolarmente agevole, agevole è invece il montaggio, dove porte e finestre, di fatto incastrate tra pavimento e soffitto, hanno una stabilità mai avuta prima.
Si monta a ritmo discoteque, su gentile imposizione del tecnico del posto, allietando peraltro anche la funzione religiosa che si svolge sopra le nostre teste. Ma qui a quanto pare si usa così.
Alle 19 si parte alla ricerca di una pizzeria cercando di seguire le strade e le indicazioni tortuose degli amici di Lecco, col rischio di dover optare per la mensa del vicino ospedale e mettendo a dura prova il ginocchio della nostra Cassie. Il posto non è un gran che ma la pizza e l’accoglienza fanno la differenza, riuscendo a trasformare una pizzeria da asporto in un risto-club riservato al solo GTTempo.
Alle 21.00, puntuali, di fronte ad una sala gremita, si va in scena.
Per tutto lo spettacolo resta l’incognita della voce di Lenny, che arrivato provato allo spettacolo cerca di dare senza forzare, arrivando alla fine con l’ultimo esile filo di voce. Ma anche queste ansie sono mitigate dal calore del pubblico che ci accompagna per tutto lo spettacolo con fragorose risate e qualche battimano che riesce furtivo ad inserirsi a fatica nella serrata recitazione.
Solo la prima fila, particolarmente illuminata dalle luci della ribalta, ci arriva a tratti annoiata e poco partecipe. Ma non ci distrae. Il resto del pubblico riesce a sbiadire anche questa immagine.
E anche la debuttante Mira, parcheggiate le scarpette da danza per una serata, si guadagna il suo posto sul palcoscenico con una impeccabile entrata in scena catturando tutta l’attenzione del pubblico con bussate alla porta della cantina degne dei più forti colpi di pistola (che peraltro la porta ha retto bene).
Alla fine dello spettacolo salutiamo sollevati il divertito pubblico e scambiamo due chiacchiere con chi si vuole avventurare tra le nostre quinte. Tra tutti spicca una compagnia che più che per vedere noi è venuta allo spettacolo per parlare di se. Era seduta in prima fila... spiegato l’arcano.
Si smonta velocemente salendo la china delle ripide scale che portano al camion. E si ritorna a casa. Archiviando una bella performance, una delle migliori per ritmo e tenuta. Sporcata solo da un Lenny versione ‘sottovoce’.

Magenta - 29 settembre 2012
Arriviamo a Magenta in ordine sparso. Chi da casa. Chi da abbuffate enogastronomiche, che forse per effetto del troppo alcool sbaglia direttrice puntando verso Varese. Chi da impreviste forature, che si presenta dopo cena con la sorpresa-Amedeo che, anche se solo per una volta, è tornato a respirare il profumo del palcoscenico. Chi da convegni su pus e derivati, che si diverte a seminare il panico con telefonate che minacciano ritardi drammatici salvo poi spuntare dal fondo del teatro regalandoci un gustoso “coup de theatre”, o, forse meglio, “coup de foyer”.
Si monta senza sbavature. Domiamo senza problemi la pendenza del teatro, avendone superato di ben maggiori. Le porte si aprono e chiudono come fossero nuove. Il puntamento luci non regala emozioni particolari. Solo la fantozziana pioggia, quasi tropicale, ci crea qualche umido fastidio riversandosi copiosa proprio mentre iniziamo a scaricare. Per fortuna l’ingresso al palco è agevole e ci limitiamo a sopportare tre metri d’acqua: giusto lo spazio che separa il camion dal palcoscenico.
Il gruppone si ricompatta per la cena, gentilmente offerta dall’associazione a cui offriamo, per la seconda volta lo spettacolo. Siamo accolti tra le loro mura, con la consueta simpatia e premura e ci gustiamo un abbondante risotto “giallo”, cha da solo vale un pasto, e un altrettanto generoso secondo piatto di carne e verdure.
Il resto è teatro.
Il Lirico non si riempie, complice qualche sbavatura nelle attività di prevendita, ma il colpo d’occhio è comunque gratificante. Il pubblico segue attento e divertito uno spettacolo non proprio perfetto sotto il profilo della memoria, ma ben tenuto da un ritmo impeccabile e dalla gestione ‘di mestiere’ delle numerose sbavature (ma ce ne accorgiamo solo noi).
E al termine della serata, dopo i ringraziamenti di rito, la promessa di un futuro ritorno, un applauso dedicato al ginocchio di Cassy che, malmesso, ha retto bene passando inosservato al pubblico (ben camuffato dalla poliedrica protagonista), arriva l’interminabile applauso del pubblico, che continua anche dopo l’ultima chiusura di sipario, costringendoci ad un inaspettata quanto gradevole riapertura, ritrovando il pubblico ancora tutto in sala a regalarci il suo calore.
Cancellando così, nel caso ce ne fosse stato bisogno, le ultime sfumature di grigio della trasferta di Casamarciano.

Casamarciano - 8 settembre 2012
Casamarciano. Provincia di Napoli. 785 km da Carugate.
Mai un nostro spettacolo si è spinto tanto lontano e siamo tutti elettrizzati da una esperienza che, lo sappiamo, non sarà solo teatrale.
Si parte a turni. Camion e auto 7 posti di prima mattina. Il resto del gruppo partirà qualche ora dopo, nel pomeriggio.
Si carica agilmente un camion più grande del solito. Un siparietto con l’esuberanza dell’idraulico più dirompente del paese che a tutti i costi ha voluto battezzare la nostra partenza con un caffè e poi via.
Il viaggio, e la giornata, scorrono velocemente sulla striscia d’asfalto tra giochi e chiacchiere in allegria e un Angelo a tenere banco con la sua fresca e naturale comicità. Solo un brutto incidente, che fa chiudere l’autostrada, ci fa temere il peggio, ma fortunatamente quando ci passiamo noi il danno è limitato ad una oretta di coda. Poco male.
Arriviamo a Casamarciano che è buio, raggiunti dal secondo equipaggio che, muovendosi senza camion al seguito, ha viaggiato molto più velocemente del primo. E il gruppo si ricompatta.
Neanche il tempo di salire in camera ad abbandonare i bagagli e siamo subito nell’area del Festival Nazionale del Teatro di Casamarciano, dove domani debutteremo e dove consumiamo avidamente affamati la nostra gustosissima cena, annaffiata dalla simpatia e dalla cordialità dell’organizzazione. Poco lontano da noi lo spettacolo in cartellone per questa sera che però non riusciamo a gustarci avendo preferito il cibo al palcoscenico (eresia?)
Qualche accordo per le attività del giorno dopo, un assaggio di prodotti tipici siciliani di un paese gemellato con Casamarciano e poi a nanna sfiniti e con un po’ di alcool in corpo. Qualche russata qua e la, che ci raccontiamo il mattino dopo, non ha movimentato più di tanto la nostra notte.
Sabato 8 settembre, giorno dello spettacolo. Alle 10.30 siamo diretti alla meta attraverso la stretta e tortuosa stradina che porta alla Madonna del Plesco, area del festival. E qui si avvera quello che tante volte abbiamo vaneggiato nelle prime battute di Rumors: un tizio è uscito da una strada laterale “sparato come un missile polaris”, strisciando la fiancata dell’auto 7 posti, fortunatamente senza conseguenze per nessuno. L’onestà della persona ci consente di sbrigare velocemente le formalità del caso e dopo aver sfogato un po’ di spavento, ci affoghiamo nel montaggio delle scene sul bel palcoscenico all’aperto che ospiterà il nostro lavoro.
Un gustoso ed eterno pranzo in compagnia di sindaco e first lady nell’area enogastronomica del festival (ora deserta) reso nomade dal forte sole, ci accompagna, sornione, alle attività del pomeriggio, che, scopriremo, saranno un disastro.
Aspettiamo alle 16.30 i tecnici per il check tecnico e arrivano alle 17.30, peraltro insieme all’operatore che deve spruzzare il disinfestante per le zanzare, che fa evacuare la zona aggiungendo ritardo al ritardo.
Finalmente tutto è pronto. Facciamo una veloce prova con Tina (attrice partenopea che gentilmente e simpaticamente si è prestata ad interpretare il ruolo di Mira dato che l’originale, futura mamma, non se l’è sentita di affrontare il lungo viaggio) e siamo pronti per alzare l’interruttore generale e dare tensione al palco.
Click… cilecca. Una due tre volte. Niente. La corrente non ne vuol sapere di venire fuori: il generatore non parte!
Inizia così una estenuante attesa che passiamo pigramente più o meno orizzontali sulle assi del palcoscenico impreziosita e resa unica dagli aneddoti che Toto Nicosia, siciliano direttore artistico del Festival, ci racconta riempiendoli della passione e dell’amore che da anni riversa su quest’arte e resi ruvidi da una voce profonda e calda.
Concentriamo tutto nell’ultima ora prima dello spettacolo per buona pace dei nostri tecnici che, giusto per aggiungere tensione al gruppo, seguiranno il nostro spettacolo per la prima volta!
Alle 21.00 siamo pronti, ma il pubblico se la prende con calma… E così tra un saluto ad amici napoletani che apprezzano il nostro sito e sono venuti a conoscerci di persona, uno scambio di battute con i giurati e la preghiera degli attori che Tina ci ha fatto conoscere, si apre il sipario (simbolicamente perché il palco ne è sprovvisto) che sono quasi le 22.00.
E si va in scena. E ti toglie il fiato.
Più di 800 spettatori comodamente assiepati sul sagrato della chiesa sconsacrata del Plesco, a svettare sul fondo, illuminata da un lento carosello di luci colorate. Ci meritiamo tutto questo?
Noi diamo il massimo e, soprattutto per il primo atto, riusciamo a tenere un buon ritmo. L’eterno intervallo (riportare in sala 800 persone non è facile quando sei circondato dai profumi e dai sapori di invitanti stand gastronomici in una terra che non ha fretta) e qualche sbavatura all’inizio del secondo atto ci piegano invece un po’ le gambe. E, forse, manca anche il pubblico, che sentiamo meno di altre volte e al quale stiamo regalando, pensiero condiviso anche con la giuria a fine spettacolo, un lavoro difficile da apprezzare, che sta in piedi sul nulla, e che, ma lo sapevano, poco concilia con la diversa comicità napoletana. Vogliamo però condividere con il testo le nostre responsabilità, ben sapendo di non aver rappresentato il miglior spettacolo della nostra stagione e riconoscendo alla qualità della nostra rappresentazione quella mancanza di eccellenza, forse per noi limite invalicabile, che la cornice che ci ha ospitato giustamente pretendeva.
Abbiamo messo in campo tutte le nostre energie ma la sensazione che le aspettative potevano essere differenti, è forte.
E manca, ad avvalorare o a smentire questa sensazione, il consueto ritorno scritto del pubblico. Ci stupisce non ricevere da un pubblico così numeroso, nemmeno un talloncino con un apprezzamento o una critica, come chiediamo sempre a fine spettacolo e come messo in evidenza sul retro dei nostri fogli di sala. La risposta ce l'abbiamo prima di lasciare definitivamente il palco quando scopriamo, abbandonata in un angolo, la borsa con tutti i nostri fogli di sala dei quali l'organizzazione aveva promesso ma non mantenuto la distribuzione.
Ci consola il calore di Totò che si spende prima e dopo lo spettacolo in baci ed abbracci che sentiamo sinceri e che ci fanno sentire comunque apprezzati.
Ci rifugiamo in un mare di birra e gustosi affettati che rifocillano corpo e anima. Una simpatica scaramuccia a suon di inni tra tifosi del Napoli (loro) e dell’Inter (noi) prima dell’ultima fatica notturna : riconsegnare il palcoscenico vergine per essere modellato dal prossimo attore.
Il resto è sonno ristoratore, svuotato dalle ansie delle ore prima, e viaggio di ritorno. Un viaggio lungo ma anche questo senza intoppi e ricco di risate e aneddoti e giochi e scherzi. Un viaggio alimentato dall’adrenalina che questa incursione nel teatro ‘dei grandi’ ha fatto lievitare. E la sensazione che il gruppo ne è uscito rafforzato. Non solo teatralmente parlando.

Darfo Boario Terme - 5 maggio 2012
Ultima replica della stagione e paghiamo gli alti e bassi ti un tempo ballerino che ci sta regalando una primavera umida e incerta. E così carichiamo il camion sotto una pioggia pesante attutita solo dai tigli che rendono l’operazione meno bagnata.
Poi si parte alla volta di Darfo Boario Terme dove ci aspetta la simpatia e l’allegria di Fulvia e della associazione (Donne operate al seno) a cui devolviamo volentieri il nostro spettacolo di oggi.
Questi gli accordi : volo libero fino all’uscita di Seriate, dove il gruppo si ricompatta per avanzare unito verso la meta.
Mai parole furono più vane.
A Seriate… il deserto! E ognuno si muove per la strada che l’intuito, l’improvvisazione (non quella teatrale) ed un personalissimo senso dell’orientamento, suggeriscono ‘a soggetto’.
E così solo un mezzo (intero) arriva a destinazione per la via più breve, aspettando camion ed attori al seguito che hanno preferito l’impervia ma (hanno assicurato) panoramica e bucolica via che costeggia il lago di Iseo.
Mezz’ora di attesa che abbiamo investito con il simpatico Piero Fester e un po’ di sana cultura popolare, con, nell’ordine :
- full immersion nell’incomprensibile dialetto locale (che abbiamo scoperto si può tranquillamente parlare pronunciando solo le vocali di una qualsiasi frase in italiano)
- origine dell’appellativo ‘pitoti’, che indica sia le incisioni rupestri della valle camuna che gli attuali abitanti
- veloce dribbling tra i piatti tipici della cucina della valle con il solo risultato di aumentare a dismisura la salivazione del nostro Ben
Finalmente il gruppo si ricompatta alle 17.00, giusto in tempo prendere atto tutti insieme della pendenza da discesa libera del palcoscenico del san Filippo. Ma una chirurgica inchiodatura di porte e finestre al pavimento azzera le nostre paure e in un’ora e dieci minuti esatti (record stagionale?) la scena è montata, la tecnica provata e il palcoscenico arredato. La pendenza e la bombatura del palcoscenico regalano all’osservatore uno strano effetto a caduta, come se la scenografia fosse appesa più che appoggiata, pronta a scivolare da un momento all’altro sul pubblico.
E così, con orari da merenda e complice il fatto che lo spettacolo inizia alle 20.30, alle 18.10 siamo a cena.
Un buffet indimenticabile offerto dall’organizzazione, a base di salumi, formaggi, composte, contorni vari, cameriere tatuate e musica revival dal vivo del vicino matrimonio, ci accompagna all’apertura del sipario.
La platea si è quasi riempita del tutto nonostante il tempo pigro, sollievo per le casse e la promozione dell’associazione per cui andiamo in scena.
Lo spettacolo parte un po’ incerto: qualche battuta saltata di troppo da un ritmo altalenante alla prima mezz’ora. Al pubblico forse non arriva ma alla fine del primo atto siamo in tanti a chiederci reciprocamente scusa. Il secondo atto invece è ineccepibile, con un inarrestabile Ben che conferisce un ritmo straordinario, ma mai eccessivo, anche all’ultima parte del copione.
Al termine ci gustiamo gli applausi di una stagione e, al momento solo idealmente, il cesto di salumi e formaggi che la simpatica Fulvia ci offre, permettendoci di portare con noi un pezzo dei profumi e dei sapori di questa bella valle.
Rumors va in vacanza. I pettegolezzi riaprono a settembre.

Cocquio Trevisago - 21 aprile 2012
Il pomeriggio che ci porta a Cocquio Trevisago è segnato da un cielo incerto e da un caldo sole che gioca a nascondersi sempre più frequentemente dietro a nuvole gonfie e pesanti. Arriviamo puntuali all’appuntamento. Ad attenderci un volto che finalmente da volume e corpo ad un nome che spesso abbiamo incrociato nella gestione del nostro sito : Roberto e la compagnia LA QUINTA. E’ sempre un piacere conoscere di persona chi da anni ci segue e collabora con noi.
Con il camion saliamo quasi sul palcoscenico (ultimamente siamo fortunati e le operazioni di scarico e carico sono meno pesanti, quasi piacevoli) per scoprire che lo spazio scenico e davvero… ridotto. E anche qui, come al ‘Bicocchino’, siamo costretti alla versione mignon di Rumors, con solo due poltrone in scena. Ma la cosa ormai non ci spaventa e non ci coglie impreparati.
Sul montaggio aleggia l’incertezza, oltre che del tempo, della presenza in scena di tutti gli attori. All’appello mancano ancora Cocca, di ritorno da Barcellona dove ha dovuto tenere a bada un orda di ragazzini dagli ormoni instabili, e Claire, che dovrebbe atterrare nel primo pomeriggio da Dubai. Il nostro tecnico è scettico e più volte suggerisce di aspettare a montare che non vuole fare il lavoro inutilmente. Menagramo!
Mentre si scarica, più persone costrette a fare i numeri per uscire dall’ingresso praticamente chiuso ermeticamente dal nostro camion, ci chiede cosa rappresentiamo. Al titolo ‘RUMORS’ puntualmente chiedono : “Ah, in dialetto?”. Non ci aspetta una serata facile…
La scenografia sale quasi da sola. Siamo pronti per il rinfresco che l’organizzazione ci ha promesso quando scopriamo che l’abbuffata è prevista alla fine dello spettacolo. Al nostro poliziotto cedono le ginocchia e si blocca la salivazione. Dobbiamo correre al vicino centro commerciale a prendere qualche teglia di pizza per vedergli tornare il colorito.
Al primo boccone di pizza anche le gitaiole, per buona pace del nostro tecnico, si uniscono al gruppo, giusto in tempo per tagliare le torte del compleanno di Glen. Ci abbandoniamo volentieri anche ai datteri con pistacchi-noci-mandorle che Claire ci ha portato da oltre confine. Fuori, intanto, è il diluvio universale. Ma fortunatamente è tanto forte quanto veloce e non dovrebbe compromettere l’affluenza del pubblico.
Veloce trucco e parrucco, anzi solo parrucco perché i 4 fari che frontalmente danno una mano ai neon che illuminano la scena ci permettono di evitare cerone e fard.
Alle 21.00 siamo pronti. Quando scopriamo che ci attendono uno, due, tre interventi di organizzazione e associazioni ONLUS che lo spettacolo deve sostenere e… un video di 20 minuti che illustra i progetti di queste associazioni. Tratteniamo a fatica le ira del nostro tecnico che a più riprese ci rinfaccia l’imperdibile concerto folk che ha dovuto saltare per essere con noi questa sera.
Finalmente alle 21.30 si va in scena, con un pubblico da riprendere dal torpore del primo sonno. Non è stato facile. Dalla platea ci sono arrivati i primi segni di vita un po’ dopo il solito, ma sono stati un piacevole crescendo che ci hanno accompagnato sempre più divertiti e coinvolti da storia e recitazione, complice forse il cellulare di Cocca che si è messo improvvisamente a suonare in pieno primo atto, lo starnuto deciso fuori scena di Cris ed il sexy - secondo atto di Glen che, se ne accorto solo alla fine, ha recitato con la ‘pata’ dei pantaloni abbassata!
All’accendersi delle luci in sala abbiamo piacevolmente scoperto una platea quasi piena che ha sostenuto almeno con la presenza numerosa i progetti delle associazioni presenti e ci auguriamo farà da traino ai prossimi spettacoli di una rassegna alla sua prima edizione.
Al termine dello smontaggio, finalmente e per buona pace del nostro poliziotto, ci siamo tuffati in un gustoso e ricco buffet, e, ancora più gradito, nelle chiacchiere con Roberto, La compagnia LA QUINTA e tutti gli amici che abbiamo avuto il piacere di incontrare questa sera.
Un pensiero e una dedica particolare, questa sera, sono andati a Daniele e al suo papà...

Milano - 24 marzo 2012
Quello che ci attende oggi è il piacevole ritorno al “Bicocchino” di Milano (nome d’arte del meno suggestivo Teatro San Giovanni Bosco). Ci aspettano gli amici de ‘Il mondo è la mia casa’, associazione a cui volentieri torniamo ad offrire gratuitamente il nostro spettacolo. Nel gennaio del 2011 era toccato alla nostra ‘Cena dei cretini’, ed il piacere della collaborazione è stato allora talmente intenso che ben volentieri abbiamo risposto anche quest’anno all’invito. Sulla porta ci attendono il calore e la simpatia di un manipolo di persone capitanate “dall’Emilio” che ci fanno sentire, come sempre, a casa.
La scenografia si monta davvero in fretta, complice il fatto che con il camion siamo quasi sul palcoscenico. Non si può inchiodare a terra, ma risolviamo la precaria stabilità di porte e finestre con improvvisati pesi che tengono saldamente (?!?!) le strutture incollate al pavimento.
Già immaginiamo il resto del pomeriggio tra infinite sfide di calcio nel vicino campetto quando esplode il dramma! Ecco scoperta l’origine del nome : Bicocchino, non Bicocco, quindi… ino ino ino!
Poltrona e divano, come prime donne, fanno a pugni per contendersi la scena. Tutte e due insieme proprio non ci possono stare. Alla fine, dopo innumerevoli tentativi e le più strampalate idee che spaziano dall’architettura d’interni classica a quella post moderna, il sopravvento ce l’ha la poltrona a cui verrà affiancata… un’altra poltrona! Fortunatamente quando abbiamo messo insieme questa scenografia abbiamo fatto il bis di poltrona e divano. E così mentre il nostro tecnico, con un paio di uomini di fatica, torna in magazzino a prendere la poltrona debuttante, in mezz’ora ripercorriamo tutte le scene che coinvolgono il divano per ridisegnare quei quadri in cui un divano superaffollato non può essere banalmente travasato su una più piccola poltrona.
Arriva il nuovo arredo mentre consumiamo un piacevole aperitivo (alcolico!!!) offerto dall’Emilio.
Una veloce prova tecnica di luci, audio e sipario (che si chiude a scatti) e poi via, a cena, gentilmente offerta dall’associazione nei locali della mensa della adiacente scuola : abbondante bis di primo, misticanza, arrosto e tacchino agli agrumi. Formaggi vari e colomba finale. il tutto annaffiato da abbondante… acqua! Il vino sul tavolo, nostro malgrado, lo abbiamo lasciato a chi non aveva l’onere della scena. Insomma giusto una cenetta leggera pre spettacolo.
Qualche battuta su improbabili voli per Dubai che potrebbero far saltare il prossimo spettacolo del 21 aprile ci accompagna all’apertura del sipario. Meme in regia non può comunicare con noi. Siamo quindi d’accordo che dopo le due parole del presentatore che introduce la serata siamo autonomi nel far partire il colpo di pistola che da il via allo spettacolo.
Ora! Clack….
Di nuovo! Clack…
Niente. La pistola non ne vuol sapere di sparare. S’è inceppata. E per fortuna che il nostro tecnico l’ha da poco oliata! Scarica e ricarica con il timore di chi, con poca confidenza, maneggia un’arma (per scacciacani che sia). Dentro il caricatore e riproviamo.
Bang! E lo spettacolo inizia…
Ken e Cris partono sgommando, ma giusto il tempo di una decina di battute e subito il calore e le ristate del pubblico in sala (sold-out per la cronaca) ci iniettano quella tranquillità che dosa tempi, ritmi, caratterizzazioni e registri. E lo spettacolo vola con un pubblico che mai ci abbandona e che sentiamo vicino, come se fosse con noi in scena. Arriviamo alla fine del primo atto dopo un’ora di spettacolo, ma sembrano essere passati solo 10 minuti. E sull’onda di questo entusiasmo, di petto affrontiamo con la stessa concentrazione il secondo atto. L’applauso intenso e divertito del pubblico in sala, i numerosi commenti raccolti, ma più ancora l’entusiasmo del nostro tecnico, sempre parco nel distribuire complimenti e che elegge questo come il miglior Rumors di sempre, ci fanno capire di come tutto è andato come mai. Le tre telecamere che hanno ripreso tutto (e meno male che c’erano) racconteranno in differita la serata anche ai protagonisti.
Ora si che possiamo abbandonarci ad una meritata bottiglia di vino. Cin cin.

Busto Arsizio - 4 marzo 2012
Spettacolo a puntate quello che andrà in scena al S.Anna di Busto. Fissato inizialmente per sabato 3 marzo, un errore del tipografo ci costringe a scegliere tra slittare alla domenica sera o far saltare lo spettacolo. Il nostro tecnico sembra irremovibile : la domenica è già intasata e non c’è spazio per il nostro Rumors. Poi, saputo che apriamo una rassegna nata per lanciare uno spazio ed un teatro sin qui poco utilizzato, si commuove e troviamo il compromesso che mette d’accordo tutti. Si monta al sabato mattina, all’alba, per poter essere con le gambe sotto il tavolo entro mezzogiorno. La domenica la riserveremo al solo spettacolo. E così è stato. Levataccia sabato mattina, ma tutto va per il verso giusto. Siamo in tanti a caricare e in tanti a montare (grazie anche alle forze indigene che sono giunte in nostro aiuto). Il palco è perfetto : perfettamente raggiungibile dalla strada, perfettamente in piano e perfettamente attrezzato dal punto di vista tecnico. In un’ora e mezza tutto e fatto, puntamento fari e check sound compresi. Senza intoppi, tanto da limitare il racconto alla mera sequenza dei fatti. Tutti a casa e pronti per il salto spazio temporale che ci porterà alla domenica sera. Ore 18 zero zero. Veloce verifica che sulla scena non manchi nulla e poi via per una pizza gustosa e senza fretta al ‘Capri’. Con calma ci prepariamo e siamo stranamente pronti per tempo e stranamente freschi e rilassati, non avendo avuto il pesante pomeriggio di montaggio scene che invece sempre precede i nostri spettacoli. Col vantaggio di andare in scena freschi e rilassati. Con lo svantaggio di andare in scena troppo freschi e rilassati.
Ma lo spettacolo non ne risente, anzi, sembra trarne giovamento, con un secondo atto spumeggiante, forse il migliore di sempre. In sala non molto pubblico, ma un buon inizio per una rassegna ed un teatro che devono ancora decollare. Alla fine tutti soddisfatti e ci fanno davvero piacere i complimenti sinceri dell’organizzazione che ha molto apprezzato la recitazione e la nostra bella scenografia, che sempre fa la sua bella figura. Tutto da manuale quindi? Troppo bello. Anche oggi non è mancato il brivido. Questa volta all’inizio dello spettacolo quando dopo lo sparo che a sipario chiuso apre tradizionalmente il nostro spettacolo, invece della solita sigla iniziale nella sala è esploso... il silenzio. Eterni secondi di imbarazzo generale hanno preceduto i passi neanche troppo leggeri del nostro tecnico che a grandi falcate ha bruciato la sala, si è precipitato sul palco costringendo l’alter ego locale a sistemare una situazione di cavi e connettori che aveva corrotto per permettere allo speaker, poco prima, di parlare al microfono. Ma tutto è bene quel che finisce bene. Nuovo sparo e questa volta in sala finalmente esplode ‘NewYork – New York’. Si apre il sipario, lo spettacolo, finalmente inizia.
E il sipario ancora non si è chiuso. Il 17 maggio sarà serata di nomination e premiazioni. Siamo stati inconsapevoli concorrenti di un concorso teatrale.

Milano - 18 febbraio 2012
Una replica che nasce sotto i migliori auspici dell’allegria e della serenità.
Risolti i danni causati dalla neve della precedente trasferta torinese (fortunatamente ad impatto economico contenuto per le casse del gruppo), al carico ci attende un furgone rimesso su strada ed un Meme particolarmente euforico che ha scombussolato tutti i ritmi ed i piani di carico ma ha reso tutto molto più divertente. Apprezziamo il gradito ritorno della ‘storica’ Mira. ‘Rumore’ di fondo i continui rimandi al musical Priscilla che alcuni del gruppo hanno visto, entusiasti, in settimana.
Si parte in orario e per tempo arriviamo a destinazione, in una Milano particolarmente sorniona, per essere un frenetico sabato pomeriggio.
Ci attende l’elegante e aristocratica e gentile ‘R’ moscia del Zambotti che non ci fa mancare nulla in fatto di attenzioni e premure.
E un teatro finalmente caldo, anzi troppo!, accentuando così la fatica ed il sudore che le scale, le ennesime scale, ci spremono ad ogni porta che dobbiamo portare dal furgone al palcoscenico. Alla fine della serata si conteranno diverse ginocchia e schiene claudicanti.
Valentina si veste del nuovo ruolo di portinaio aprendo e chiudendo a comando le porte del teatro : le scene devono entrare ma il caldo non deve uscire! Parola di Zambotti.
Alle 18 in punto la scena è montata senza alcun imprevisto. Ci concediamo così un’ora buona di chiacchiere e russate.
Una discreta pizza al ‘Mare Mosso’, che già ci aveva ospitato in passato, ci accompagna all’inizio dello spettacolo, dopo aver rischiato di perderci per i meandri della zona, salvati da alcuni membri della compagnia dalla provata esperienza in orientiring.
Rischia grosso la caviglia di Claire, che prima di entrare in scena, si procura un lieve ma doloroso strappo, complice i tacchi alti della protagonista ed una piccola ma insidiosa discesa che separa i camerini dal palco. Qualche massaggio ed un pastiglione sedano il grosso del dolore. E Claire porta a termine lo spettacolo sacrificando solo qualche movimento brusco.
Si apre il sipario. Lo spettacolo ha inizio. Di fronte ad un pubblico non proprio giovanissimo e che, ben distribuito in sala, sembra più numeroso del vero, va in scena una buona commedia. Senza eccessi, ma ben ritmata e recitata. Di mestiere (si dice così?). E il pubblico, attento e curioso, non perde un colpo e carpisce anche sfumature che spesso sono passate inosservate.
In somma, una serata tranquilla. Ma come ogni cielo sereno anche il nostro ha il suo fulmine.
Ed arriva nel momento in cui meno te lo aspetti. Quando sfogli, divertito e appagato, i numerosissimi (ma vuoi dire che tutti hanno scritto qualcosa?) commenti del pubblico che puntualmente chiediamo alla fine di ogni nostro spettacolo. Tantissimi gli apprezzamenti. Alcuni appunti al testo che sappiamo essere a tratti un po’ ripetitivo (nonostante le sforbiciate siano state tante!). Poi improvviso, quando credi di aver archiviato anche questo capitolo e pensi solo al sonno ristoratore, un ultimo, lapidario, affilato commento : “Recitazione imbarazzante, sopratutto quella del poliziotto”. Una bocciatura senza se e senza ma, con un accento personale che va a segno. Le critiche sono bene accette ed apprezzate (del resto le chiediamo noi!!!) ma se sono argomentate è meglio. Un commento come questo che spara nel mucchio sembra avere più un insano intento distruttivo che non l’intenzione di dare un suggerimento e permetterci di migliorare. Ma faremo tesoro anche di questo commento estremo.

Rivoli - 28 gennaio 2012
"Nevica ancora!" Questo il coro che spontaneo è nato quando abbiamo aperto le porte del teatro alla fine dello spettacolo. Un commento quasi divertito, con una lieve, appena accennata, sfumatura di preoccupazione, dipinta in modo più acceso solo negli occhi del nostro tecnico nonché autista del camion. Probabilmente, se avessimo saputo come sarebbero andate le cose, all’affermazione “Nevica ancora” sarebbe seguita una meno candida imprecazione.
Ma andiamo con ordine.
Oggi inauguriamo la stagione spettacolistica del 2012. Il nostro Rumors si sposta nella nota Rivoli, hinterland torinese, che già ha ospitato la Cena dei Cretini. Conosciamo quindi luogo, strade e location. Anche se qualcuno del gruppo ha chiesto, alla partenza, se dovevamo prendere la strada per Torino o per Varese. Artisti si nasce.
Partiamo con una pioggerella fredda e pungente ma, a metà strada, tutto si tinge di bianco e la pioggia si trasforma in una nevicata sempre più fitta, soffice, asciutta e densa. Arriviamo a Torino e l’unica speranza è che le strade, trafficate e bagnate dalla pioggia, non permettano alla neve di attecchire.
Montiamo in un soffio. Tutto si incastra a meraviglia. I nuovi pomelli satinati che sostituiscono le vecchie e deboli maniglie, sono la ciliegina sulla torta. E abbiamo anche il tempo di provare con calma con la nuova Mira, ennesima sorella della nostra Valentina, che si è prestata a sostituire l’attrice malata. Scoprendo così che l’arte della recitazione è vizio di famiglia Usuelli, riconoscendo fin da subito che la debuttante Sara, riluttante e quasi costretta dalla sorella, veste con navigata esperienza i panni che il palcoscenico (e l’emergenza) gli impongono. Tanto brava da gestire con invidiabile freddezza, un piccolo ampasse tecnico che la costringe all’uscita di scena ‘in chiaro’.
Prima dello spettacolo ci concediamo una cena con un po’ più di calma. Ci consigliano un ristorante cinese e noi ci abbandoniamo a questa cucina. Nel vero senso della parola, visto che la cenetta si trasforma in un pranzo di nozze con vassoi e piatti e contenitori vari che escono senza sosta dalla cucina. Inutile dire che pagheremo la cena sul palcoscenico che subito si tinge di colori e profumi orientali.
Lo spettacolo? Primo atto ben caratterizzato. Battute studiate. Ritmo impeccabile con un paio di brusche frenate solo un paio di volte. Drammatiche per chi recita, invisibili allo spettatore. Intervallo col brivido per un guasto tecnico che fa saltare le luci del palcoscenico, sistemato poi alla meglio. Secondo atto semplicemente perfetto. Con un ineguagliabile, almeno sino ad ora, poliziotto che mai come oggi ha saputo caratterizzare e giocare con le sfumature del personaggio.
Un interminabile applauso ci costringe a riaprire il sipario quando la testa era già allo smontaggio. Felicemente sorpresi abbiamo ritrovato tutto il pubblico ancora seduto in sala ad applaudire divertito spettacolo ed attori. Permettendoci così di dedicare il giusto tributo al debutto della nuova Mira.
Salutato per l’ultima volta, il pubblico si dilegua in un attimo. Apriamo le porte del teatro e guardiamo fuori. Nevica ancora.
Si smonta in un soffio. Il camion si riempie mentre il nostro tecnico/autista monta le catene da neve. La strada è in leggera pendenza. Non è battuta dagli spazzaneve e il carico potrebbe creare problemi. E alle 12.10 si parte! Meglio… si tenta di partire.
Prima l’auto di Valentina. Sale con qualche difficoltà metà della rampa. Poi si ferma con le ruote che girano all’impazzata. Tutti i maschietti dietro a spingere. E centimetro dopo centimetro, con un paio di noi che cadono rovinosamente a terra sembrando improvvisamente inghiottiti dal terreno, tra una risata e una ‘rusata’, l’auto scollina e guadagna la nostra terra promessa: il corso Francia.
Ora tocca al camion. Dovrebbe essere una passeggiata: ci sono le catene! Neanche il tempo di pensarlo la catena di destra salta alla prima accelerata. Trancio netto. Per fortuna senza conseguenze per gomma e motore. Solo un po’ di spavento. Non resta che tentare alla disperata con una catena sola. Dopo una serie tentativi e di successive rincorse il camion raggiunge un limite che sembra invalicabile, costringendoci nuovamente alla spinta. Carichiamo nella cabina di guida il più pesante del gruppo per fare peso sulle ruote e garantire una presa migliore. Il resto dietro a spingere. Una serie di ‘oh-issaà’ mettono a dura prova le ultime forze del gruppo. Ma anche il camion arriva alla meta.
Un grido e un abbraccio liberatore sono il nostro urlo di gioia. Ce l’avevamo fatta! Ci voleva un amaro Montenegro! E’ la 1.20. Ormai tutto è in discesa.
Ma tra noi e casa c’è ancora tanta neve e una formazione di spazzaneve che ci costringe a fare a passo d’uomo quasi 30 chilometri. Lasciato alle spalle anche quest’ultimo ostacolo, come nel migliore dei videogames, le nebbie si diradano. Guadagniamo velocità. La neve si trasforma in acqua fino a cessare del tutto man mano che ci avviciniamo a Milano. Sbarchiamo alla meta alle 4.30. Stanchi, felici e con qualcosa da raccontare.

Busto Arsizio - 6 dicembre 2011
Giornata all’insegna della corsa. Oggi giorno di lavoro e quindi la manodopera è ridotta all’osso. Pochi a caricare il camion, pochi a scaricare e pochi a montare le scene. Ma buoni. Non ci si perde ne d’animo ne in chiacchiere e ci facciamo bastare il poco tempo che abbiamo.
Ma a metterci la coda sono il traffico (che intorno a Milano ormai sembra sempre di essere all’ora di punta) e una porta, quella del bagno del soggiorno, che non ne vuol sapere di aprirsi. Le abbiamo provate tutte ma il leggero difetto di questa porta, da sempre una delle meno agevoli da aprire, è stato irrimediabilmente compromesso questa sera dalla pendenza del palco. Così, dopo un’ora buona di vani tentativi, tra cui quello di Roberta di disintegrare la porta partendo dalla maniglia – che gli è rimasta in mano con divertito stupore - abbiamo deciso di lasciare in scena la porta ma di non usarla, inventandoci un ipotetico bagno dietro le quinte subito dopo la porta. Chissà se il pubblico attento si è chiesto quale fosse l’utilità di una porta che in scena non è mai stata aperta!
Già, il pubblico. Prima di assistere al nostro spettacolo ha dovuto aspettare un bel po’. E non per colpa nostra. Visto che per rimediare il tempo investito nel recuperare traffico e incidente porta, abbiamo letteralmente divorato tutto quello che potevamo da un buffet improvvisato in soli dieci minuti, per poi correre a prepararci.
Col senno di poi avremmo potuto gustarci il meritato pasto con molta più tranquillità, visto che sul palco si sono alternati, con prolassica dovizia di particolari : la presentatrice, i rappresentanti delle due associazioni a cui abbiamo offerto gratuitamente lo spettacolo, il presidente della provincia e, udite udite, il Presidente del Consiglio. Quando è stata annunciata questa impensabile presenza, tutto il gruppo, dietro il telo del sipario (che avrebbe dovuto aspettare ancora tanto prima di aprirsi) ha avuto un cedimento. Convinti di non essere all’altezza dell’evento abbiamo incominciato a smontare la scenografia prima ancora di iniziare, regalando una amara sorpresa al pubblico : all’apertura del sipario avrebbero trovato il palcoscenico nudo.
Fortunatamente, la seconda chiama della presentatrice ha meglio specificato . il presidente del consiglio… comunale! Ah, ecco! Ora si ragiona. Abbiamo così rimesso a posto i pochi oggetti che stavamo raccogliendo e ci siamo rimessi ai blocchi di partenza. E finalmente, ai primi tepori primaverili, il sipario si è aperto.
Poche parole per descrivere lo spettacolo : noi (permettetemelo) perfetti, per ritmo, tenuta e interpretazione. Il supporto tecnico impeccabile, compreso un anticipato spegnimento delle luci di sala che ha sottoposto le autorità che hanno parlato (troppo) all’inizio, al serio rischio (meritato sul campo) di cadere dal palcoscenico. Pubblico numeroso, attento, coinvolto, divertito e, alla fine, soddisfatto!
Aggiungere altro sarebbe superfluo.

Cantello - 15 ottobre 2011
Dopo un’astinenza che quest’anno è stata particolarmente lunga, finalmente si torna a calcare le assi del palcoscenico. Che, nella fattispecie, sono quelle di Cantello, nell’alto varesotto, a uno sputo dalla Svizzera. Assi dal vago sentore d’asparago. Bianco.
Costretti da vincoli d’autore a parcheggiare almeno per una stagione la nostra CENA DEI CRETINI (ma chissà, gli incidenti a volte…), in attesa di trovare un nuovo lavoro, tutta la nostra dedizione va a RUMORS.
La giornata è mite nonostante l’autunno inoltrato e tutto va per il verso giusto. O quasi. Arriviamo in orario. Si monta agile ed è solo una cascata di chiodi e la più pesante torcia elettrica che rovinano sulla testa di Meme (ad opera del più grande funambolo di tutti i tempi – inutile fare il nome) a creare qualche momento di incerto imbarazzo che sfocia in un mare di risate.
Alle 18 la scena è montata. Un ripasso veloce della tecnica nei punti più critici e poi a cena.
Pizza all’hotel ristorante Impero. Nome impegnativo, ma probabilmente gli svizzeri che affollano la sala (e ce ne sono tanti) vogliono soddisfare così le loro mire imperialistiche che nella realtà sono confinate in una mite e storica neutralità.
Il tempo di sederci e ci offrono delle ottime bruschette. Semplici e gustose. Come le pizze. Che tutti gustiamo fino all’ultimo boccone. Al caffè ci viene chiesto se ci possono offrire un giro di limoncello. Il "no" secco e definitivo che in coro cantiamo, lascia la cameriera, colta di sorpresa, perplessa e un po’ spaventata. Il conto un po’ sopra la media. Ma ne valeva la pena.
E poi via in scena. Con qualche perplessità su come metteremo in atto un testo parcheggiato da sei mesi. Il pubblico non è numerosissimo. Ma c’è! E si fa sentire. Ci accompagna per tutto il primo atto con risate davvero divertite e tanti applausi a scena aperta. Fino alla chiusura del primo sipario. Ma se il primo atto è da incorniciare e da inserire nell’albo d’oro delle nostre repliche, complice la bella caratterizzazione di tutti i personaggi, il secondo atto è da dimenticare, e da annoverare tra quelli meno incisivi e coinvolgenti. Come succede ogni tanto, e questa volta in particolar modo, l’energia è evaporata nell’intervallo e abbiamo ripreso con meno verve e con qualche inciampo in ritmo e recitazione. Il pubblico ha comunque gradito lo spettacolo, e in un giudizio che sicuramente ha mediato la qualità dei due atti, ci ha accolto alla fine dello spettacolo con un applauso inteso e spontaneo.
Si smonta, si carica e si torna verso casa con in testa tante idee per un nuovo titolo da affiancare a Rumors.

Pray - 14 maggio 2011
Trasferta nelle belle valli biellesi del Sesia, dove un cielo a tratti plumbeo a tratti azzurro, rende ancora più suggestivi i colori della valle.
E ne approfittano subito la collaudata coppia Meme-Daniele che, nonostante l'assennata presenza di un navigatore doc quale è la nostra Roberta, con spensierata innocenza, trasformano la trasferta in un viaggio, per godere delle bellezze che il panorama offre. I “Turisti per caso” de nojartri, così, interpretando a loro modo cartina e distanze (complice un’uscita autostradale chiusa), circumnavigano Lombardia e Piemonte, doppiano l’antica capitale del Regno Sabaudo, e finalmente approdano a Pray. Dipinta sul volto la soddisfazione e la pienezza che solo un viaggio sanno regalare.
E paghi di tanta bucolica estasi, le donne hanno preso in mano le redini della situazione e hanno coordinato tutte le operazioni di allestimento dello spettacolo, meritandosi tutto il nostro suddito rispetto e totale disponibilità ai loro garbati ordini. E’ nato così il D-Day, il giorno della Donna (teatrale), che ha dimostrato alla vuota supponenza di noi maschietti, come tutto possa essere fatto meglio e più in fretta se coordinato dal gentil piglio.
Un divertente buffet offerto dagli amici di Pray, tra battute e risate, ci ha accompagnato all’inizio dello spettacolo e quasi senza accorgerci ci si siamo ritrovati in scena. Ci siamo accorti di essere scena solo 5 minuti dopo l’apertura del sipario, quando, in pieno decollo, un mancato scambio di battute tra Ken e Cris ha seminato il panico tra gli attori. Complice però la scena (che di panico narrava) e la pronta reazione degli attori, l’impasse è quasi passata inosservata. Tant’è che il nostro Massimo, che in sala si stava godendo lo spettacolo, ha pensato fosse una nuova trovata di apprezzato effetto.
In realtà è stato l’ennesimo tentativo del gruppo di rivedere il testo per non pagare i diritti ad un autore che difficilmente riconoscerebbe il proprio lavoro e per entrare nel guinnes dei primati come prima compagnia al mondo ad aver ridotto tre atti ad uno sketch.
Un pubblico attento che ha colto ed ha reagito a battute e sfumature fino ad ora passate inosservate ci ha dato una soddisfazione in più, e noi abbiamo saputo regalargli un bello spettacolo, per ritmo e tenuta dei personaggi.
E poi via a smontare, fino allo scoccar della mezzanotte, quando la Principessa è tornata a vestire i panni di Cenerentola e il D-Day ha dovuto lasciare posto all’irsuto potere maschio (giusto per amor di scherzo, perché crediamo che queste distinzioni, almeno nel nostro gruppo, non esistano).
Con questo spettacolo si chiude la stagione 2010/11 di Rumors. Lo ritroveremo infatti solo dopo la pausa estiva, a metà ottobre. Ma ce ne rendiamo conto solo alla fine.

Legnano - 9 aprile 2011
Continuo a non capire perché paghiamo i diritti di una commedia che puntualmente non mettiamo in scena! Ma andiamo con ordine.
Questa sera si debutta a Legnano, sul piccolo palco della Mater Orhanorum che mai ha ospitato un nostro spettacolo. Ci si trova alle 16. Ma il camion è dato per disperso e arriva a destinazione solo alle 17, dietro un divertito sorriso di autista e passeggero. Poi scopriamo il motivo : la via Matteotti aveva preso il sopravvento sulla vera Ciro Menotti. E non contenti, perché errare è umano ma perseverare diabolico, si sono messi alla ricerca del’istituto Orpheum. Tutto sommato, solo un’ora di ritardo, deve considerarsi un ottimo risultato (tralascio il fatto che non avendo cellulare al seguito erano di fatto irrintracciabili).
Ma finalmente si monta. E il percorso si rivela subito un falsopiano: restiamo di sasso quando scopriamo che il soffitto del palco è troppo basso! Per solo 2 cm… ma le porte non ci stanno. Fatta eccezione per l’ultimo metro in fondo dove un corridoio sul soffitto permette di coprire l’altezza che necessitano porte e finestre.
M non ci si perde d’animo e si inventa.
Come già fatto a Birone, bagno, soppalco e relative porte: tutte in fila indiana sul fondo.
Ingresso e cantina…. in sala, ai lati del palcoscenico a coprire le vere porte che danno ai camerini che per fortuna sono 2 e ci permettono di gestire agevolmente gli ingressi in scena.
Alle sette tutto è pronto. Pizza veloce da GIOIA, pizzeria che doveva essere calabrese e invece scopriamo, divertiti, cinese. Ne approfittiamo, e mentre mangiamo una pizza tutto sommato degna, ci facciamo spiegare dalla cameriera Susanna (ma siamo sicuri che sono cinesi?) come si dice “Mia madre può iniziare a preparare la cena?” che nel nostro Rumors storpiamo in “Mainciulin pe no ciu dan?”. Risultato? Ci teniamo il nostro “Mainciulin pe no ciu dan?”.
E finalmente si va in scena! Capiamo subito che il pubblico in sala è l’attore in più sul palcoscenico. Il calore e le risate continue che ci arrivano dalla platea, affollata ma non gremita, non scemano mai e questo ci da una forza e una convinzione nella recitazione che ci permette di caratterizzare al meglio i personaggi, rendendoli sempre divertenti e gustosi, e di tenere il giusto ritmo recitativo. Riuscendo così ad offrire al pubblico di Legnano il miglior Rumors che mai abbiamo rappresentato. Anche se, ad onor del vero, mentre in sala il divertimento era continuo, sul palcoscenico si consumavamo attimi di puro terrore degni del miglior Hitchcock. Persone che il copione vuole sedute e che invece preferiscono passeggiare; pistole che esplodono il colpo con pagine di anticipo (e con l’arma gemella in scena!?!?!) – solo per citare i casi più clamorosi - mandano in fumo decine di battute, come fossero mai esistite. Ma tutto è ben gestito dal nostro sangue freddo e lo spettacolo fila liscio. Suggerendoci anzi un interessante taglio che nulla toglie al racconto e che al contrario aggiunge ulteriore ritmo. Per buona soddisfazione del nostro tecnico.
Di questo passo ridurremo lo spettacolo ad un atto unico. Ma non nascondo che il nostro obbiettivo è la sinossi.

Birone di Giussano - 19 marzo 2011
Partiamo con il sole ed una primavera che fa capolino dal freddo inverno ed arriviamo a destinazione con pioggia e temporale. Ma l'ingresso al teatro è agevole e riusciamo a fare tutto senza bagnarci troppo.
Il palco è davvero basso e non dappertutto abbiamo l'altezza minima di tre metri imposta dalla nostra scenografia. E così siamo costretti a qualche cambio di scena e la porta del bagno finisce sul fondo, in linea con la finestra. Ma poco male. Non è stato quello il problema della serata: abbiamo tanto faticato per riuscire ad avere da Roma l'autorizzazione per andare in scena (tanto che c'è stato un momento in cui avevamo purtroppo annullato la data) quando potevamo tutto sommato farne a meno.
Quella che è andata in scena, infatti, non è stata la commedia RUMORS di Neil Simon ma, almeno per il primo atto, una commedia completamente rivisitata dal nostro Len. Dove battute giuste venivano buttate in ordine sparso sui malcapitati partner di palco del momento. Prima Claire, poi Ken hanno più volte dovuto lottare ad interpretare la libertà recitativa di Len che volteggiava liberamente tra le battute del testo senza curare il senso logico e la continuità narrativa del testo. Per non parlare del nostro tecnico che non sapeva più se doveva suonare un clacson, attivare un telefono o chiudere il sipario.
Fortunatamente le venti e oltre repliche precedenti ci hanno regalato un po' di sangue freddo e mestiere, e il primo atto si è chiuso limitando i danni, una mea culpa di Len e una grassa risata liberatoria di tutto il gruppo.
Il secondo atto al contrario è stata una passeggiata. E gradito l'apprezzamento finale del pubblico.
Chiude la serata la solita nuvola di Fantozzi che ci ha infradiciato per tutto lo smontaggio, per smettere un secondo dopo aver ultimato il carico. Ed un graditissimo buffet dolce-salato (ma soprattutto alcoolico) offerto dall'organizzazione.
Dovendo riportare la nota culinaria della trasferta, mi trovo costretto ad accennare ad una pizza senza gloria e senza infamia che abbiamo mangiato in undici intorno ad un tavolo-botte da cinque. Ma faceva freddo e l'effetto stalla ha fatto il suo dovere.

Calusco d'Adda - 4 marzo 2011
Arriviamo a destinazione senza grossi problemi, ma quando guardiamo l'orologio ci rendiamo conto di non avere molto tempo. Sono già quasi le 18! Ma nonostante l'organico ridotto, un perfetto gioco di squadra (ed un palcoscenico davvero a portata di camion) ci permettono di chiudere i lavori di allestimento in un'ora. Un record.
Ci gustiamo la nostra pizza pre-spettacolo nei camerini. Una pizza sopra la media per gusto e qualità, ma non abbastanza buona, probabilmente, per consentirci di marchiare con il fuoco il nome della pizzeria, che infatti scordiamo! Ma il momento è buono per fare due chiacchiere e rifondere a Meme la camicia che ha lasciato sul campo di battaglia a Pioltello.
Poi lo spettacolo. Da venerdì, lo battezzeremo alla fine, come amiamo definire tutti gli spettacoli sostanzialmente buoni ma con sbavature e disattenzioni sparse a caso nei due atti dovuti più alla stanchezza della giornata che per molti è stata lavorativa che non a veri e propri errori.
Da annoverare però negli annali che questo è stato, almeno sino ad ora, il Rumors più breve di questa seconda edizione. Memore infatti dei diversi suggerimenti arrivati nel corso dei precedenti allestimenti, abbiamo voluto provare a tagliare un paio di scene centrali del primo atto, che nulla aggiungevano al testo e che imponevano invece un vistoso stop al ritmo della storia. E il risultato è stato a prima vista apprezzabile. Quanto meno, anche da dietro le quinte, la sensazione è stata quella di un ritmo sostenuto per tutto lo spettacolo.

Pioltello - 26 febbraio 2011
Uno spettacolo che inizia con una sfacchinata. Il palcoscenico è al secondo piano raggiungibile solo da una poco agevole scala a chiocciola. Sudore e sangue per portare porte e finestre a destinazione. Si fa a gara per sfuggire al carico. Ne fa le spese la camicia di Meme e qualche schiena.
Alle 17 tutti i pezzi sono a destinazione e alle 18.30 la scenografia è pronta.
Non c'è sipario, e così ci inventiamo un 'ouverture' per introdurre il pubblico all'opera. E ci piace talmente tanto che decidiamo di tenerla anche per i prossimi spettacoli.
Poi la cena. Torniamo alla trattoria Leon d'Oro, che ha lasciato un indelebile ricordo quando ci ha ospitati, un paio di anni fa, in occasione della Cena dei Cretini nello stesso teatro. E anche stavolta non si smentisce: un veloce antipasto con ottimi salumi e un memorabile petto d'oca affumicato. Un bis di primi, tra i quali troneggia una gustosissima trenetta al Leon d'oro, ricetta segreta ma da provare. Degna chiusura ad opera di un casereccio tiramisù difficilmente eguagliabile e due chiacchiere con la bella ed elegante signora del locale, che scopriamo avere (e ancora non ci crediamo) 82 anni ma l'energia e l'entusiasmo di una quarantenne. E che, tra le mille esperienze che vuole raccontarci ma che il tempo tiranno riduce all'essenza, scopriamo anche essere stata Miss Italia di un imprecisato anno che si perde nel tempo.
Poi lo spettacolo. Quasi perfetto. Con un calo nella parte centrale del primo atto, che il pubblico attento ha colto. Perdonandocelo. E apprezzando, attenta per tutto lo spettacolo, la prova del gruppo.
Migliore della serata per simpatia, bravura, acume e bellezza : Daniele. Non c'è dubbio. ;)

Vigevano - 12 febbraio 2011
Serata strana, quella di oggi.
Tutto inizia con uno scampato incidente. Una delle spallette delle porte di scena finisce sul naso di Valentina. Fortunatamente tutto si limita ad una lieve botta. Ma Valentina vuole subito approfittare dell’assicurazione FITA per ridisegnare tutto il corpo. E’ triste quando scopre che il rimborso copre solo dalla FITA in giù.
Il montaggio inizia con le scintille tra due attori. Si teme il peggio. Poi, sfogato il nervosismo e dopo un doveroso chiarimento, tutto è tornato sui binari del gioco e dell’amicizia. Su un palcoscenico dalla pendenza ai limiti della vertigine.
Pausa cena ai ‘Tre re’, con una discreta pizza e un ottimo cannolo siciliano che ha fatto piangere di gioia il nostro Ben, e poi via... in scena!
Non è stato certamente il Rumors migliore della nostra vita. Un avvio un po’ al rallentatore, qualche sbavatura di troppo nelle entrate e nelle scene di gruppo e qualche vizio di memoria, hanno un po’ corrotto il ritmo e la qualità messa in campo nelle precedenti rappresentazioni. Ma nell’insieme uno spettacolo comunque godibile.
Alla fine, caricando il camion, ci ha fatto compagnia una frizzante aria tiepida carica dei profumi e degli odori della primavera.
Poi, leggendo i giudizi degli spettatori, è arrivata improvvisa una pugnalata. Un anonimo commento, tra i tanti più o meno positivi, recitava così : “Poco coinvolgente e mal recitato. Soporifero”. E, forse per voler aggiungere una nota di scherno, l’anonimo spettatore ha voluto mettere a piede la firma di ‘Charlie’, quasi a voler dare ulteriore credito al giudizio.
Il commento non si discute, anzi, come usiamo dire, ne faremo tesoro. Unico rammarico resta il fatto che la critica, per essere costruttiva, accanto all’effetto lapidario deve prevedere anche una analisi più circostanziata. Per consentirci di indirizzare gli sforzi verso i nostri limiti. Perchè, per gusto di replica, non crediamo che il nostro spettacolo sia proprio ‘da rottamare’. Restiamo quindi disponibili a qualsiasi graditissimo approfondimento.

Pompiano - 22 gennaio 2011
Hanno accompagnato tutto il montaggio di scena due tormentoni : "Onda calabra...." e un bellissimo dialetto musicale 'intonato' dagli amici della 'lampada'. E questo ha reso più leggero il difficile compito di piazzare le pedane su palco un po' stretto e con due piloni che dal fondo rubavano centimetri preziosi. Cena alla Gioconda. Posto semplice ma di buona cucina. Mi permetto di segnalare delle gustosissime pennette all'arrabbiata che non sarà facile dimenticare ed eguagliare. Camion tutto al femminile, con Meme coccolato da Cris e Claire.
E come dimenticare il piacevole pavimento caldo dei 'camerini'? In un attimo ci ha fatto dimenticare '...tutti i pavimenti freddi di tutti i teatri freddi di tutti i tempi e di tutto il mondo'.

Busnago - 27 novembre 2010
Sotto un cielo carico di neve, è andato in scena il miglior RUMORS sino ad ora rappresentato.
E a dirlo è stato il pubblico, che mai come a Busnago ci ha accompagnato con risate ed applausi a scena aperta (quasi stupendoci con tanto calore e partecipazione) e soprattutto Meme, il nostro tecnico, sempre molto critico, al limite dell'asfissia, nei giudizi che ci riporta a fine d'atto e a chiusura di spettacolo e che proprio per questo consideriamo sempre la vera cartina di trornasole dello spettacolo. E che questa volta ci ha regalato un entusiastico e sincero: il miglior RUMORS visto sino ad ora, con ritmo e giusta caricatura dei personaggi senza eccessi e sbavature.
Insomma : meglio di così non poteva andare.
O forse si: la pizza non è stata delle migliori. Ma in serate come questa il cibo passa in secondo piano.

Rescaldina - 23 ottobre 2010
Incubo scale! L'auditorium che ospita lo spettacolo è al secondo piano. Io ricordavo delle luminose e grandi scale che ci avrebbero permesso agilmente di portare la scenografia a destinazione. Sul posto mi accorgo che avevo sognato. E il sogno diventa subito incubo. Ma per fortuna esistono le uscite e le scale di sicurezza, ampie e comode. E tutti tiriamo un sospiro di sollievo. Si monta e poi via per una veloce pizza. E sarà che il titolare della pizzeria ha fretta di mandarci via, in 40 minuti ci sediamo, ordiniamo, mangiamo e beviamo e chiudiamo con un caffè. Ed è record!

 

 
 ultimo aggiornamento 05/04/2013

 

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