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  GTTour 2018 / 19 - GLI ALLEGRI CHIRURGHI di Ray Cooney, LA CENA DEI CRETINI di F.Veber e il debutto di LE PRENOM, CENA TRA AMICI di di A. de La Patellière e M. Delaporte : visita la sezione 'cartellone' per conoscere le date degli spettacoli                    Copioni On Line : nella sezione 'Novità' trovi gli ultimi arrivi                    L'esperto risponde : i nostri consulenti teatrali al tuo servizio                    I nostri spettacoli in DVD : il teatro a casa tua                   Estate 2018 : raggiunta la quota di 160.000 iscritti
   

M. DELAPORTE e A. DE LA PATELLIERE LE PRENOM

Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière hanno sbancato i botteghini in Francia, con il loro film ma, prima ancora, con l’omonima pièce teatrale da cui è tratto. Ma va subito fatta una brutta nota alla distribuzione che ha stravolto immagine e titolo del film. La scelta caduta su un titolo come Cena tra amici vuole chiaramente evocare il successo, ormai datato, di La cena dei cretini di Francis Veber, anch’esso tratto da una nota pièce teatrale e anch’esso film “tutto in una stanza”. Ma la strategia distributiva, supportata anche da un manifesto ammiccante tutto corna e code da diavoletto, è sbagliata e mortificante per un film che, senza averne minimamente l’autorialità, si avvicina molto più a Carnage che non alla vecchia – e ampiamente sopravvalutata… – commediola di Veber. Questo Le Prénom – Il nome, non sarebbe stato un titolo fedele ed azzeccato? Si tratta infatti di una satira divertente e a tratti caustica della borghesia francese, dei rapporti personali e famigliari.
Il film parte da un assunto opposto a Carnage: lì due coppie che non si sono mai viste né conosciute si incontrano e si scontrano nelle quattro mura di una casa dell’Upper East Side newyorchese finendo per massacrarsi vicendevolmente nonostante un ecumenico assunto iniziale, qui i partecipanti alla cena si conoscono fin troppo bene, sono marito e moglie, fratello e sorella, amici da più di trent’anni eppure finiscono in identica misura a rovesciarsi addosso piatti e tavolini insieme ad “orribili verità”.
L’intento di Polanski e prima di lui di Yasmina Reza – autrice del testo teatrale di origine Il dio della carneficina – era chiaramente alto e metaforico, l’isolamento dei personaggi era propedeutico all’emersione del male nonché del malessere sociale, dell’impossibile ambizione alla democrazia, dell’irragionevolezza dell’uomo, essere umano autoreferenziale e cieco, della potenza dell’odio. Polanski e la Reza hanno messo in scena la parabola dell’homo homini lupus, spazzato via ogni illusione o aspirazione al buon senso o alla buona umanità. In questo Prénom si vola molto più bassi, estremamente più bassi. L’intento è quello di realizzare una buona commedia, l’ennesima francese dell’anno, con attori brillanti e quel briciolo di intelligenza che non guasta, che riattiva la circolazione cerebrale tra una risata e l’altra. Lo spunto è molto furbo e universalmente giusto: la scelta del nome di un prossimo nascituro. La coppia “di destra” rivela il nome che vuole dare al figlio che nascerà di lì a poco e la coppia “di sinistra” – rispettivamente sorella e cognato - erompe in un “non si può”, testimone uno storico amico di famiglia che solo per poco potrà mantenere un ruolo di neutralità molto svizzero…
Uno spunto semplice quanto brillante che scatenerà una serie di situazioni che poco a poco degenereranno in una cena delle beffe più che dei cretini. Ma il finale è di conciliazione, ruffiano come gran parte del film e lontano da ogni amarezza.
Un’ottima commedia da pubblico, insomma: ben scritta, ben recitata (e va detto anche ben doppiata per una volta, seppur si perde l’amabile musicalità della querelle francese…), non stupida seppur non originale (e sull’originalità c’è proprio una “simpatica” riflessione nel film…), leggera di una leggerezza piacevole, mai volgare. La critica – soprattutto quella ad un forzato “snobismo alternativo”, al presunto monopolio della sensibilità e della cultura, tipici di una certa sinistra - c’è ed è a tratti sapida, certamente ben scandita da dialoghi brillanti e scattanti come un treno in corsa.
Questo è in Francia il cinema di largo consumo, quello che in teoria dovrebbe, produttivamente ed economicamente, aiutare il Cinema, è il cinema popolare ma intelligente e mai volgare, non ambizioso o supponente, ben fatto, non sciatto, certamente non autoriale o “da festival” – se c’è ancora una dignità della selezione festivaliera nell’era delle logiche economiche, di potere e di favore – che noi non sappiamo più fare se non per alcune rare eccezioni.
E’ una visione che fa sorridere e più spesso ridere, non irrita e non turba. Non avrete visto un capolavoro, ma vi pare poco?

di Margherita Chiti per DOPPIOZERO
 

LE PRENOM
Cena tra amici

di Matthieu Delaporte
e Alexandre de la Patellière

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Le cene di famiglia possono trasformarsi in momenti di scontro memorabili, in cui si abbandonano le maschere, si ignorano le convenzioni delle buone maniere, per sputare veleno o poter dire quello che si pensa in faccia ad amici e parenti. Momenti di cruda verità, insomma.

Il Gruppo Teatro TEMPO di Carugate, dopo i successi di testi brillanti come La Cena dei Cretini e Gli Allegri Chirurghi che ancora non si stanca di rappresentare, si misura con una nuova sfida: una commedia moderna amara e divertente, che mette in scena stereotipi sociali ben riconoscibili, che ci fanno sorridere osservandoli, che a volte troviamo anche vagamente antipatici, ma nei quali al tempo stesso ci riconosciamo con un po’ di fastidio. 

I protagonisti

ELISABETH “BABOU” GAROUD LARCHET : Padrona di casa, moglie di Pierre, sorella di Vincent, amica del cuore di Claude. Professoressa in una scuola pubblica, è una donna “idealista”, dal pensiero semplice e lineare. Innamorata del marito, è però stressata dalle responsabilità che la investono come madre, moglie, lavoratrice. Ama tutto ciò che è esotico e lo propone e propina a famigliari ed amici ormai rassegnati.

PIERRE GAROUD : Docente di letteratura alla Sorbone, è un preciso (quasi ossessivo). Ama avere l’ultima parola ed aver ragione. Innamorato di Elisabeth, lascia però che sia lei ad occuparsi di tutto ciò che accade tra le mura domestiche. Amico d’infanzia di Vincent, ama “duellare” con lui in disquisizioni filosofico-umoristiche.

CLAUDE GATIGNON : Amico d’infanzia di Vincent e Pierre ma soprattutto di Elisabeth, con la quale non ha segreti. Primo trombone di Radio France, è un uomo ordinato, preciso, non polemico. Claude non giudica, non rimprovera, non offende ed è sempre allegro. Pensandoci bene, è un uomo “anomalo” ed “eccezionale”.

VINCENT LARCHET : Brillante agente immobiliare è economicamente arrivato e non perde occasione per sbandierarlo ai quattro venti. Amante delle burle e degli scherzi, si diverte a punzecchiare e battibeccare con Pierre ed approfittare dell’ingenuità di chi gli sta vicino.

ANNA CARAVATI LARCHET : Moglie di Vincent, è al 5° mese di gravidanza. Responsabile di una casa di moda, è una donna in carriera, che vive di formalità e convenevoli, sempre attenta alla linea e alle apparenze. E’ l’antitesi di Elisabeth.

   

Personaggi

  Interpreti

ELISABETH “BABOU”
GAROUD LARCHET

  Silvia Bezzi

PIERRE GAROUD

  Marco Gatta

CLAUDE GATIGNON

  Andrea Oldani

VINCENT LARCHET

  Danilo Lamperti

ANNA CARAVATI LARCHET

  Patrizia Varrone

UOMO DELLE PIZZE

  Roberto Grimaldi

Regia
Valentina Usuelli e Nicoletta Colombo

Scenografie
Max Marchese

Costumi
Valentina Usuelli

Parte tecnica
Emanuele Chirico e Stefano Gervasoni

Foto e riprese video
Jacopo Lissoni

 

   
 ultimo aggiornamento 22/10/2018

 

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