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LE PRENOM
Cena tra amici
di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière

APPUNTI DI VIAGGIO TEATRALGASTRONOMICI
Aneddoti, curiosità, buoni piatti o semplicemente cose da ricordare delle nostre trasferte

 

Tavazzano con Villavesco - 16 marzo 2019
Un altro lutto, il secondo in pochi giorni, costringe il tecnico designato a terra. Al suo posto Mattia, proprio nel giorno in cui il calendario stacca un altro anno. Visto che non può essere altrove (prima scelta) porta l’altrove con sè facendosi accompagnare dalla metà (e meta?) di vita.
Giornata primaverile per temperatura e colori. I calori invece sono della regia, che non riesce a scrollarsi un raffreddore che da giorni non molla.
Tra un augurio ed un pannello la scena prende posto. Aspettiamo la metà (di Mattia) e ci dirigiamo alla meta (la nostra): l’inedita Tavazzano con Villavesco.
Un piccolo grazioso moderno teatro ci accoglie. Niente foyer, si entra direttamente in sala. I biglietti si faranno in poltrona. Le file battezzate con i nomi di autori teatrali, rigorosamente in ordine alfabetico: ideona.
Ampi spazi dedicati agli attori che, nel retropalco, hanno tanti mq almeno quanti quelli della platea.
Melarido fa un fugace apparizione giusto per assicurarsi che tutto sia a posto e per saldare, sulla fiducia, le fatiche del gruppo.
Adocchiata la pizzeria oltre carreggiata, ci tuffiamo nel dovere.
Facile il montaggio. Rigorose le prove che si ampliano a tutto il secondo atto, orfano, nelle tradizionali prove settimanali, di Anna. Ore diciannovezerozero, giusto il tempo di attraversare la strada e scoprire che tutto sommato siamo ancora in inverno, ed entriamo al Marina, elemosinando un tavolo per undici che, promettiamo, libereremo per le ventizerozero.
Inorridiamo scoprendo che il menù Pasquale proposto dal ristorante prevede una scelta dedicata ai baNbini. Ma si fanno perdonare non solo per le origini, che scopriamo subito non essere autoctone, ma anche per la celerità con cui ci servono ottimi primi ed ottime pizze, riscuotendo apprezzamenti e promesse di ritorno, con o senza impegni teatrali.
Puntuali torniamo nella sala. Abbiamo il tempo per organizzare improbabili Tantranight e cancellare il dispiacere della Mid che da quest’anno non sarà più.
E mentre il pubblico non si affolla in sala, imbeccati dalla parte sana della regia, diventiamo personaggi.
Poco dopo le ventuno il lento sipario si apre su un silenzioso pubblico, che raramente trasmette segnali di vita, rendendo tutto molto difficile. Il buio della sala non permette di scorgere se le persone sono reali o semplici cartonati posizionati per non offendere l’ego dell’attore. Ogni tanto un accenno di risata, forse un commento. E se fossero registrati?
Sul palco non siamo indifferenti alla surrealità della situazione, alternando momenti di perfetto sincronismo a scivoloni più o meno marcati. Camille decide di prendere il sopravvento su tutti sperando, questa volta di essere scelto al posto di Adolphe.
Azzeriamo i tempi dell’intervallo perché il silenzio ora è anche più pesante sotto le luci di sala.
E si riparte, di corsa, verso il sipario finale.
E stupisce scoprire sugli applausi un pubblico vitale, attento, rapito dal testo e dalla recitazione che, a voce prima, a gesti durante e a scritti poi, ci trasmetterà gli apprezzamenti che non ti aspetti, rimettendoci in pari con la nostra coscienza.
Tutto veloce e siamo seduti al Sayo per festeggiare finalmente il nuovo anno di Mattia tra ubriachi molesti con problemi di deambulazione e bussola, ma parlare con loro non è un problema ‘di mio amico’.

Milano, San Domingo - 3 marzo 2019
Realtà o suggestione, la fragranza del San Domingo arriva fino a Carugate, e non ci sorprende quando ci troviamo a respirarla limitando l’estensione polmonare allo stretto necessario. Sopportabile per gli altri, diventa impossibile per chi soffre da qualche giorno di nausee mattutine, che cerchiamo di curare posticipando sveglie: stanzierà dove gli effluvi sono ancora sopportabili.
La giornata è serena, calda, colorata. Invita alla fuga dalla città. Noi andiamo controcorrente.
Con un paio di manovre assestate il furgone trova spazio nell’ampio cortile oratoriano e come formiche portiamo in operosa fila indiana tutto il necessario sul palcoscenico del teatro: Domiamo le pendenze con i sacchi di sabbia che buchi e strappi stanno gradualmente alleggerendo. Domiamo le pieghe della tenda con colpi di ferro ben assestati, riempiendo per un attimo i camerini con vapori da stireria.
Si fa in fretta. E in fretta si provano i passaggi che ormai d’abitudine s’hanno da provare.
Poi pausa pranzo. Nell’assolato cortile deserto dell’oratorio. Non c’è nessuno, "neanche un prete per chiacchierar". In sottofondo la musica di una vicina festa bulgara riempie l’aria. Tra fratelli che si contendono il primato di simpatia e bellezza, chiacchiere (da mangiare) al cioccolato che si sciolgono al sole e chiacchiere (parlate) che si spandono al sole, consumiamo il nostro pic nic più gitaiolo che teatrale.
Selettivo il veloce caffè, nella zona più olfattosa del teatro.
Poi l’urgenza di diventar personaggio. Per affrontare una nuova sfida, quella del pubblico del meriggio del dì di festa, che pensiamo assonnato e più propenso alla leggera risata dialettale che all’amaro sorriso della nostra commedia. Un San Genesio che vuole giungere sino a Carugate, per unirsi alle preghiere che sostengono Anna che ha il papà improvvisamente allettato in ospedale.
Tarati i volumi di musiche e voci, si apre il sipario, comandato dalle giovani braccia di Riccardo, battezzato oggi, con le foto di rito, membro ufficiale del gruppo, titolo guadagnato sul campo dopo tre battaglie. Vinte.
Lo spettacolo scorre fluido. Il primo atto senza intoppi raccoglie il plauso della regia, sempre attenta a cogliere le spigolature da limare, in quest’atto ridotte a zero virgola, quindi nemmeno da menzionare.
Il secondo atto mantiene lo smalto, un po’ meno la precisione, con un paio di sbavature comunque domate dal gruppo.
Ci sorprendono l’attenzione prima e gli apprezzamenti poi del pubblico che abbiamo sottovalutato. I “bravi” che hanno accompagnato gli applausi finali, numerosi come mai, sono stati la colonna sonora di un successo che non davamo così scontato. In sala anche la regista di sempre, nuova a questo spettacolo. Tutti contenti. Organizzazione compresa. Che ritroveremo a fine stagione, per la premiazione che ci permetterà di capire quanto le sensazioni siano possibile certezza.
Lasciamo gli effluvi milanesi per tuffarci in quelli carugatesi: il Sayonara, obbligato dopo teatro, festeggia 40 anni di attività con polenta e gulasch. Tavolo riservato da sempre, svuotato il camion in un amen per le mille braccia che ci accolgono al rientro, consumiamo le ultime chiacchiere e risate della giornata annaffiandole di birra e sapori forti.

Sannazzaro De' Burgondi - 16 febbraio 2019
Apprezziamo la scelta della scenografia. Leggerezza e portabilità ancora una volta rendono tutto facile. E le poche braccia a disposizione non fanno fatica a chiudere il carico in 15 minuti netti.
Poi bussola verso il pavese, che in due settimane ha dimenticato freddo e neve e risplende ora dei colori e della temperatura della primavera.
Il mezzo pesante arriva per primo (lepre o tartaruga?) e le poche braccia scaricano il tutto, con lo stupore che paga il ritardo dei più: chi ultimo arriva, questo il caso, meglio si accomoda.
Incorniciamo la scena in un palcoscenico che ha l’unico vizio di non aver la chiusa del sipario.
Il colpo d’occhio appagherà il pubblico già dal suo ingresso.
Ammorbidiamo le fatiche che l’ordine di arrivo ha mal distribuito, con l’onomastico della regista, che si ammanta di dolcezze, baci e frasi troppo uguali.
Con la bocca ancora impastata di cioccolato affrontiamo le salite del testo in una prova che non vede la fine, che cicla, ricicla e si accartoccia sulle solite scene che ancora non soddisfano appieno la festeggiata.
Pizza al Ristorante Hotel Eridano. Qui un anno fa scoprivamo che i cugini Busseresi stavano anticipando il nostro debutto con lo stesso testo.
Qui oggi siamo pronti a gustarci una veloce gustosa pizza. Tra le altre anche quelle gourmet.
Ci accolgono al buio (di luce e cordialità), vituperando anticipi ma garantendo prestazioni. I tempi sono stati garantiti. Le pizze, anche quelle gourmet, esagerate nell’impasto, povere negli ingredienti, finiranno di lievitare nei nostri stomaci nei giorni a venire. Non una pizza è stata finita. Plausibile per i normo dotati. Inspiegabile, se non usando il termine ‘nociva’, per chi convive con appetiti sconfinati attendendo di norma gli avanzi del vicino per completare l’opera.
Gonfi al limite da rendere forse inutile l’orpello che porta a 5 mesi la gravidanza di Anna, torniamo nel caldo teatro e prendiamo possesso dei nostri personaggi. Solo per un attimo Paperino prende il sopravvento su tutti. Poi vince la ragione e la concentrazione.
Nei camerini un san Genesio, un Sannazzaro e la raccomandazione di usare le giuste uscite di scena, imposte a vista dal mancato sipario, che non a tutti riesce di rispettare. Ma la regia non vede: cuore non duole.
Accalcati dietro le quinte attendiamo il fischio di inizio che tralascia il nostro spettacolo per incensare il prossimo.
“Vaffanculo”
“Ah no!”
“Ah sì! Vaffanculo”
Anticipando il copione per dar sfogo ai pensieri. Quelli che… “ci vengono, come dire, così… al volo!”
Primo atto senza sbavature. Inutile aggiungere parole. Toglierebbero.
Qualche scivolone nel secondo atto che si macchia della prima arrotata di questo testo che viene comunque gestita al meglio, quasi fosse testo esso stesso.
Applausi sui monologhi finali che oggi si sono superati, con la speranza e l’impegno che diventino lo standard di riferimento.
Pubblico entusiasta. Noi soddisfatti.
Per uno spettacolo che ha sofferto le vampate del rumoroso riscaldamento che ogni tanto dava tregua a sudori ed orecchie.
Di gara si tratta, limitata all’apprezzamento del pubblico: il premio più prezioso, del resto. Ad aprile, o giù di lì, il verdetto.
Peschiamo braccia tra il pubblico importato da Carugate per rendere più snello smontaggio e carico.
Leggiamo a bordo palco i numerosi commenti del pubblico, alcuni deliranti, altri rivelatori che portano all’occhio della regista ed al dolore del cuore ciò che fino ad ora era sfuggito.
Dribbliamo la nebbia. Bissiamo i 15 minuti netti anche nel rimessaggio e senza accorgercene siamo seduti al “Sayo” per una birra veloce, per tirare le somme di questo palco alla penombra del locale che volge al desio.

San Martino Siccomario – 2 febbraio 2019
Scongiurata le neve che nei giorni immediatamente precedenti è scesa copiosa per trasformarsi copiosamente in acqua, riapriamo i battenti della Cena tra amici, per lasciarli aperti, ora, per qualche replica consecutiva. Nelle orecchie ancora il silenzio della sala vuota della doppia replica milanese. La paura è che il freddo e la neve, che ancora imbianca le strade dell’hinterland pavese, mandi deserto il Mastroianni di San Martino Siccomario.
La strada la percorriamo a memoria. Dopo tre repliche il Mastroianni è una seconda casa.
Arriviamo prima di tutti. Scassiniamo facile l’ingresso con una serratura che è più un invito all’effrazione che una barriera agli intrusi. Del resto nel momento del bisogno, bisogna pur agire alla bisogna.
Svuotate le vesciche, ora tocca al camion.
Una catena di volenterosi, trasformati in Minions dalla nuova divisa del gruppo, sposta tutto il contenuto ai piedi del palco per far entrare quanto meno freddo possibile in una sala accogliente ma non calorosa.
Poi, in una sequenza che non ammette errori, tutti i pezzi del puzzle trovano il loro naturale posto, incorniciando il palco amico.
Una prova veloce per ripassare i punti nevralgici e colmare le assenze delle ultime prove e, giocando d’anticipo sulla solita tabella di marcia, con l’organizzazione che ancora latita, chiudiamo, si fa per dire, le serrande del teatro alla volta della cena. Guadiamo la statale sotto una pioggia quasi asciutta e prepariamo le fauci per una cena che, scopriamo subito, sarà ridotta ad un aperitivo. Nemmeno rinforzato. I crampi della fame di chi ha una capanna ampia da colmare spingono a tentativi di ogni sorta per accaparrarsi panini e pietanze destinate, invece, ad un evento di lì a breve. E mentre i negozi chiudono rendendo più triste un luogo che non brilla di vita già di suo, spolveriamo il bancone come cavallette, lasciando al nostro passaggio solo le briciole, quelle non commestibili. Non paghi, ci attacchiamo a dolci e gelati. Togliamo anche la nostra vita alla tristezza del posto liberando spazio per la festa del neo diciottenne che ha scelto questo luogo per entrare nella sua maggiore età. Gli auguriamo un futuro più felice del luogo del suo Bar Mitzvah.
Scassiniamo nuovamente le porte per riprendere possesso di un teatro ancora deserto di tutti e ci abbandoniamo a rilassate chiacchiere più per evitare il freddo artico dei camerini che per tempo a nostra disposizione. Quando questo si fa tiranno, infreddoliti, i personaggi prendono forma mentre la sala degnamente si riempie. E mentre a Carugate c’è chi è rimasto per dare voce alla nostra rassegna raccontando gli affanni da microfono, si va in scena, dopo le ultime raccomandazioni della regia che si presta al sipario.
Due atti altalenanti per ritmo e precisione. Anche l’intenzione, che non vuol essere da meno, ogni tanto cede il passo. Qualche imprecisione e disattenzione di troppo tolgono un po’ di smalto allo spettacolo, che arriva invece, con nostra sorpresa, fresco, curato ed apprezzato al pubblico che, colto, coglie sfumature sin qui sfuggite, o almeno non manifestate, nelle precedenti repliche.
Raccogliamo con sorpresa soddisfazione gli applausi, i sonori bravi, e gli apprezzamenti che continuano sui fogli di sala e sulle mail del giorno dopo. Con la costante e gradita richiesta di tornare presto con una nuova fatica su questo palco.
I Minions ripongono la scenografia sul mezzo per lasciare spazio alla torta del compleanno di Vincent prima di ripartire per le ultime fatiche notturne, tra coordinate di Hugh Jackman e intrecci amorosi (due mogli e due amanti) racchiusi all’interno della stessa auto; ma il teatro sa gestire anche questi equilibri. Fra 15 giorni ripercorreremo le stesse strade. Stessa provincia. Altro palco.

Milano, Teatro Guanella - 12 e 13 gennaio 2019
UOMO DELLE PIZZE
Gli agenti della security hanno avuto il loro bel da fare per contenere la fiumana di gente accorsa per vedere gli spettacoli ..... a questo si aggiunge un fastidiosissimo tricheco che da dietro le quinte contribuisce a distrarre gli attori in scena al punto che si arriva ad uscire dall'entrata e si sconvolgono gli autori della letteratura francese. Un grande benvenuto ai due tecnici in erba con la speranza di poterli annoverare tra i punti fermi del gruppo. Come sempre non è mancato lo spirito che rende unico e irripetibile il nostro magico GTT !!!!

ELIZABETH “BABOU” LARCHET GAROUD

PIERRE GAROUD

CLAUDE GATIGNON

VINCENT LARCHET
Fine settimana doppio per numero di repliche, un decimo per numero di spettatori. Meno di 50 per due spettacoli a permettere un ringraziamento uno ad uno al calar della tela, cosa che non facciamo ma diciamo.
Due spettacoli. Due gare FITA. Regionale quella del sabato. Cittadina la pomeridiana del dì di festa. Senza i giurati, il pubblico sarebbe stato ancora più sparuto, quasi sparito. Ma si è sparato, divertito, uno spettacolo apprezzato che, a detta dei più, avrebbe sperato, neanche a dirlo, la sala piena.
Con noi due promesse ancora in erba di mixer e puntamenti, Mario e Riccardo (poco più di trent’anni in due) per far assaporare anche a loro il brivido del fuori porta e il piacere della compagnia. Sperando di aver solleticato il desiderio di continuare, quanto meno per abbassare la media (di età, non di qualità).
A contorno birre (solo per i maggiorenni), pizze che aprono alla Sfinge di Milano e chiudono alla Fabbrica di Cernusco la mini tournée (decisamente meglio la seconda), e risate.
Agli onori della cronaca salgono le pizze servite con imperdonabile ritardo la sera della prima, costringendoci a masticate a velocità doppia in un locale declassato, almeno sulle pareti, dall’oro al freddo argento.
Una scuola di danza che si accampa sul palcoscenico nel pomeriggio della replica indifferente alle esigenze degli attori che si fanno prima pressanti e poi machiavellici inventando una prova che prova, e riesce, a scacciare, sulle punte, le ballerine fastidiosamente abbarbicate alle assi del palcoscenico. E due spettacoli, che pur inventandosi un nuovo autore del libro regina e calando a tratti di ritmo e tensione, riesce, almeno dai pareri raccolti in sala, a convincere. Se riuscirà anche a vincere lo sapremo a primavera inoltrata. Alle FITA l’ardua sentenza.

ANNA LARCHET CARAVATI

REGIA

FRANCOIS PIGNON (gradito intruso)

Rescaldina - 20 ottobre 2018
Con questo spettacolo "APPUNTI DI VIAGGIO" cambia pelle.
Lo storico resoconto si trasforma in una serie di tweet che ogni protagonista lascia ai posteri immortalando in poche frasi un episodio, un momento, un aneddoto, della giornata dello spettacolo.

UOMO DELLE PIZZE
Da Mergellina a Montmartre... volete gustare la VERA e UNICA pizza napoletana? Chiamate Bobo-pizza... Bobo-pizza porta Napoli a casa vostra... !!!! (sempre che non litighi con il pizzaiolo quando deve consegnare le pizze pre spettacolo - ndr)

ELIZABETH “BABOU” LARCHET GAROUD
La lista della spesa ce l’ho scritta sul copione: frutta secca, cereali, piadine, gallette, uvetta, dolcetti, ecc...
Comprare e preparare queste cose dietro le quinte mi aiuta ad entrare gradualmente nel personaggio...certo che gli invitati poi sono sempre molto affamati e se per caso decidi di provare più e più volte la stessa scena prima dello spettacolo rischi alla fine di essere una padrona di casa non molto generosa...altro che mettersi in pari. W l’uvetta!!!!

PIERRE GAROUD
Apertura di stagione anche per il terzo e ultimo spettacolo in cartellone, il più difficile perché preceduto solo dal debutto 6 mesi fa. Gli spazi limitati, un po' di apprensione, a tratti eccessiva, non hanno impedito all'affiatato gruppo di uscire dignitosamente dall'insidioso impegno.

CLAUDE GATIGNON
Tensione altissima per il debutto in trasferta. Ma tutto è filato liscio. Peccato solo per l'uvetta che fosse un po' scarsina...

VINCENT LARCHET
Debutto dello spettacolo lontano dal pubblico amico. Nessun commento scritto lasciato al botteghino. Ma tanti apprezzamenti vocali e sinceri da parte di tutti avvalorati dall'attenzione e dalle tante risate. Svetta chi elegge questo come il migliore tra le nostre produzioni passate su questo palcoscenico. Una buona birra al Doctor Malz suggella la serata.

ANNA LARCHET CARAVATI
Dopo aver sdoganato le tele-prove, la febbre aggiunge gradi all'attore, intenzione al personaggio, auspicando future febbrili repliche.

REGIA
CHE PAURA RAGAZZI!!!
Le prove, anche quelle pre-spettacollo, ci avevano fatto tremare le ginocchia... e suonare dei CAMPANELLI d'allarme.
Per fortuna l'adrenalina e le devote invocazioni a San Genesio hanno fatto effetto e nonostante qualche sproloquio (e qualche donna di troppo) lo spettacolo è stato un vero successo!

FRANCOIS PIGNON (gradito intruso)
Dopo aver caricato il camion, una sensazione di abbandono nell'aria. Baci e abbracci a chi restava a Carugate.

Carugate - 15 aprile 2018
La stanchezza fa capolino. Archiviata la prima pratica si presenta ora, paradossalmente, il compito più difficile: mantenere qualità e presenza. In una fase in cui i muscoli iniziano a rilassarsi e la concentrazione rischia di sfilacciarsi. Metà regia impegnata nel battesimo della nipotina raggiungerà il gruppo solo a ridosso del sipario. Il resto del cast bissa la pizza della sera prima, ripassando mentalmente ciò che è avvenuto e ciò che ancora deve succedere.
Dramma sughero. Il tappo della bottiglia di un improbabile Cheval Blanc dell’85, più economicamente sostituito da una tisana al mirtillo, si spappola nel tentativo di prepararlo alla scena. Sull’onda di quanto appena lasciato, la regia battezza gli incauti protagonisti con sguardi carichi più di mille invettive. Si ritappa preparando un piano B (e se fosse successo in scena?)
E in scena, ovviamente succede. Cala ritmo ed intenzione, ma è l’unico vero momento di distrazione imposto dalla preoccupazione di dover gestire l’imprevisto. Superati i 5 momenti di panico, più vissuti sul palcoscenico che non arrivati al pubblico, superiamo quasi fosse voluta più che imposta, l’improvvisa tosse di Pierre che si trova a lottare tra singulti e lacrime per far arrivare al pubblico le poche battute colpite dal dramma.
Poi tutto si rimette nei binari della scioltezza e della consapevolezza. E il secondo atto, senza intoppi, spettina il pubblico con la sorpresa dei colpi di scena oggi raccontati meglio di ieri.
Mezza sala oggi, più tecnica e meno amica, ha seguito il crescendo della storia in un crescendo di calore e partecipazione, e questo sarà il pubblico che potremo aspettarci nelle (speriamo) prossime repliche dello spettacolo.
Ci gongoliamo sugli ultimi applausi che ritmano la musica di coda dedicando gli ultimi sforzi alle scene, che ripieghiamo a fondo palco, pronte a futuro prossimo sgombero.
E ci abbattiamo sulle assi del palcoscenico, ora svuotati ma leggeri. Nessuno vuole andarsene. E non servono parole, inutili, per raccontare quello che abbiamo dentro. #Soddisfanchezza

Carugate - 14 aprile 2018
Strano il sapore del debutto, un misto di eccitazione e tensione che qualcuno chiama #eccitansione per rendere più frizzante l’alba del nuovo spettacolo.
Un’estate sulle battute. Autunno e inverno a macinare prove alternate a collaudate repliche. E finalmente la primavera di questo nuovo lavoro. La scenografia da una settimana ha preso posto sul palco amico. Ogni giorno rifinita di dettagli ed accessori. Ed ogni giorno riempita di battute, incertezze, cadute e tanta energia. Pausa della vigilia, a ricaricar le batterie, e oggi, finalmente, si va in scena.
Da tanto, troppo tempo, non respiravamo questa sensazione, sempre nuova. Sempre carica di incertezza e di energia con la voglia di essere già oltre l’ostacolo per voltarsi indietro a misurare come è andata.
La giornata è di sole. Anche fuori finalmente, almeno oggi, è primavera.
La merenda la facciamo a casa, ma poi tutti in sala, più per fare atmosfera che non per necessità tecnica.
La maniacale regia è attenta ad ogni minimo dettaglio per accertarsi che nulla sia lasciato al caso e che tanta fatica non venga incrinata da nulla. Ma per una volta la loro attenzione è alle cose, lasciando gli attori alla catarsi verso il personaggio.
Una pizza in piedi, nel foyer del teatro, come nelle migliori tradizioni teatralcarugatesi. Mai come oggi bandito ogni alcoolico, anche se disinfettante.
Si caricano le ultime prenotazioni in cassa e tutto si comprime in un attimo che ingloba cambio d’abito, trucco, omaggio floreale alle costumiste e San Genesio, che oggi i più mistici hanno visto apparire nei dintorni del palco. E mentre Babou sposta e riordina senza fine le cibarie che a turno entreranno in scena, il rumore crescente nella sala che si riempie quasi del tutto, riscalda voce e personaggi. Sipario!
E tutto scorre.
Basta una battuta e ci scopriamo a nostro agio nel muoverci, giocare, urlare, sederci e rialzarci. Mangiare. Tra le pieghe di una commedia che ci sorprendiamo di conoscere e interpretare meglio di come potevamo immaginare. Tutte le incertezze delle prove sembrano svanite. Relegate a qualche parola bruciata o mangiata o soffiata che nulla ruba alle attese della regia. Ineccepibile anche il tecnico che alterna registrato a recitato in un tutt’uno fluido e millesimato.
E la fine del primo atto ci sorprende, impreparati. La regia si tuffa sulla scena avvolta da un sorriso pieno di soddisfazione e aspettativa, per un secondo atto che ora dovrà a sua volta debuttare.
Restiamo concentrati respirando ancora le risate che il pubblico ha riversato sul palcoscenico, grondanti apprezzamento e divertimento.
Il seguito non delude, dando continuità alle aspettative ed esplodendo nei colpi di scena che il primo atto ha solo preparato. E con lui esplodono risate ed applausi, e la piacevole sorpresa di uno spettacolo che non ti aspetti, diverso per costrutto, storia e personaggi, rispetto a quanto sino ad ora offerto al nostro pubblico.
Il sipario si chiude su un dramma familiare che si tinge di ilarità e speranza, e si riapre sulla fotografia di una famiglia ritrovata, immortalata dall’amichevole partecipazione di chi apre lo spettacolo come pizzaiolo e lo chiude come fotografo.
Si sprecano i ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito a vario titolo ai colori brillanti della messa in scena. Una parentesi particolare è dedicata a chi, alternando scuola e lavoro, ha realizzato il promo dello spettacolo che abbiamo per l’occasione condiviso con il pubblico presente nella magnificenza del grande schermo. E salutiamo anche la rassegna di teatro amatoriale da noi curata e quest’anno da noi chiusa, con le promesse di una rinnovata stagione ancora all’altezza di qualità e divertimento.
Incassiamo e facciamo nostre le primi critiche costruttive principalmente indirizzate ad una minor densità di intercalari imposti dalla naturale volgarità del parlar moderno e da un prologo che potrebbe presentare i personaggi in modo un po’ più celere e semplice da metabolizzare.
Temevamo la reazione del pubblico abituato alla risata facile, senza pensieri. Siamo stati ripagati da sinceri apprezzamenti. I dubbi sulla scelta del testo sono stati fugati, anche (e ammettiamolo una volta) grazie alla qualità della nostra messa in scena.
Domani si replica e non dobbiamo correre il rischio di annegare nella soddisfazione del debutto.
Ma per il momento affoghiamo il piacere in un millesimato Ca del Bosco e a seguire, per i pochi rimasti, nella birra del sempre presente Sajonara.
E si va a dormire. Oggi un po’ più leggeri.
 

 

 
 ultimo aggiornamento 17/03/2019

 

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