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LE PRENOM
Cena tra amici
di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière

APPUNTI DI VIAGGIO TEATRALGASTRONOMICI
Aneddoti, curiosità, buoni piatti o semplicemente cose da ricordare delle nostre trasferte


San Martino Siccomario – 2 febbraio 2019
Scongiurata le neve che nei giorni immediatamente precedenti è scesa copiosa per trasformarsi copiosamente in acqua, riapriamo i battenti della Cena tra amici, per lasciarli aperti, ora, per qualche replica consecutiva. Nelle orecchie ancora il silenzio della sala vuota della doppia replica milanese. La paura è che il freddo e la neve, che ancora imbianca le strade dell’hinterland pavese, mandi deserto il Mastroianni di San Martino Siccomario.
La strada la percorriamo a memoria. Dopo tre repliche il Mastroianni è una seconda casa.
Arriviamo prima di tutti. Scassiniamo facile l’ingresso con una serratura che è più un invito all’effrazione che una barriera agli intrusi. Del resto nel momento del bisogno, bisogna pur agire alla bisogna.
Svuotate le vesciche, ora tocca al camion.
Una catena di volenterosi, trasformati in Minions dalla nuova divisa del gruppo, sposta tutto il contenuto ai piedi del palco per far entrare quanto meno freddo possibile in una sala accogliente ma non calorosa.
Poi, in una sequenza che non ammette errori, tutti i pezzi del puzzle trovano il loro naturale posto, incorniciando il palco amico.
Una prova veloce per ripassare i punti nevralgici e colmare le assenze delle ultime prove e, giocando d’anticipo sulla solita tabella di marcia, con l’organizzazione che ancora latita, chiudiamo, si fa per dire, le serrande del teatro alla volta della cena. Guadiamo la statale sotto una pioggia quasi asciutta e prepariamo le fauci per una cena che, scopriamo subito, sarà ridotta ad un aperitivo. Nemmeno rinforzato. I crampi della fame di chi ha una capanna ampia da colmare spingono a tentativi di ogni sorta per accaparrarsi panini e pietanze destinate, invece, ad un evento di lì a breve. E mentre i negozi chiudono rendendo più triste un luogo che non brilla di vita già di suo, spolveriamo il bancone come cavallette, lasciando al nostro passaggio solo le briciole, quelle non commestibili. Non paghi, ci attacchiamo a dolci e gelati. Togliamo anche la nostra vita alla tristezza del posto liberando spazio per la festa del neo diciottenne che ha scelto questo luogo per entrare nella sua maggiore età. Gli auguriamo un futuro più felice del luogo del suo Bar Mitzvah.
Scassiniamo nuovamente le porte per riprendere possesso di un teatro ancora deserto di tutti e ci abbandoniamo a rilassate chiacchiere più per evitare il freddo artico dei camerini che per tempo a nostra disposizione. Quando questo si fa tiranno, infreddoliti, i personaggi prendono forma mentre la sala degnamente si riempie. E mentre a Carugate c’è chi è rimasto per dare voce alla nostra rassegna raccontando gli affanni da microfono, si va in scena, dopo le ultime raccomandazioni della regia che si presta al sipario.
Due atti altalenanti per ritmo e precisione. Anche l’intenzione, che non vuol essere da meno, ogni tanto cede il passo. Qualche imprecisione e disattenzione di troppo tolgono un po’ di smalto allo spettacolo, che arriva invece, con nostra sorpresa, fresco, curato ed apprezzato al pubblico che, colto, coglie sfumature sin qui sfuggite, o almeno non manifestate, nelle precedenti repliche.
Raccogliamo con sorpresa soddisfazione gli applausi, i sonori bravi, e gli apprezzamenti che continuano sui fogli di sala e sulle mail del giorno dopo. Con la costante e gradita richiesta di tornare presto con una nuova fatica su questo palco.
I Minions ripongono la scenografia sul mezzo per lasciare spazio alla torta del compleanno di Vincent prima di ripartire per le ultime fatiche notturne, tra coordinate di Hugh Jackman e intrecci amorosi (due mogli e due amanti) racchiusi all’interno della stessa auto; ma il teatro sa gestire anche questi equilibri. Fra 15 giorni ripercorreremo le stesse strade. Stessa provincia. Altro palco.

Milano, Teatro Guanella - 12 e 13 gennaio 2019
UOMO DELLE PIZZE
Gli agenti della security hanno avuto il loro bel da fare per contenere la fiumana di gente accorsa per vedere gli spettacoli ..... a questo si aggiunge un fastidiosissimo tricheco che da dietro le quinte contribuisce a distrarre gli attori in scena al punto che si arriva ad uscire dall'entrata e si sconvolgono gli autori della letteratura francese. Un grande benvenuto ai due tecnici in erba con la speranza di poterli annoverare tra i punti fermi del gruppo. Come sempre non è mancato lo spirito che rende unico e irripetibile il nostro magico GTT !!!!

ELIZABETH “BABOU” LARCHET GAROUD

PIERRE GAROUD

CLAUDE GATIGNON

VINCENT LARCHET
Fine settimana doppio per numero di repliche, un decimo per numero di spettatori. Meno di 50 per due spettacoli a permettere un ringraziamento uno ad uno al calar della tela, cosa che non facciamo ma diciamo.
Due spettacoli. Due gare FITA. Regionale quella del sabato. Cittadina la pomeridiana del dì di festa. Senza i giurati, il pubblico sarebbe stato ancora più sparuto, quasi sparito. Ma si è sparato, divertito, uno spettacolo apprezzato che, a detta dei più, avrebbe sperato, neanche a dirlo, la sala piena.
Con noi due promesse ancora in erba di mixer e puntamenti, Mario e Riccardo (poco più di trent’anni in due) per far assaporare anche a loro il brivido del fuori porta e il piacere della compagnia. Sperando di aver solleticato il desiderio di continuare, quanto meno per abbassare la media (di età, non di qualità).
A contorno birre (solo per i maggiorenni), pizze che aprono alla Sfinge di Milano e chiudono alla Fabbrica di Cernusco la mini tournée (decisamente meglio la seconda), e risate.
Agli onori della cronaca salgono le pizze servite con imperdonabile ritardo la sera della prima, costringendoci a masticate a velocità doppia in un locale declassato, almeno sulle pareti, dall’oro al freddo argento.
Una scuola di danza che si accampa sul palcoscenico nel pomeriggio della replica indifferente alle esigenze degli attori che si fanno prima pressanti e poi machiavellici inventando una prova che prova, e riesce, a scacciare, sulle punte, le ballerine fastidiosamente abbarbicate alle assi del palcoscenico. E due spettacoli, che pur inventandosi un nuovo autore del libro regina e calando a tratti di ritmo e tensione, riesce, almeno dai pareri raccolti in sala, a convincere. Se riuscirà anche a vincere lo sapremo a primavera inoltrata. Alle FITA l’ardua sentenza.

ANNA LARCHET CARAVATI

REGIA

FRANCOIS PIGNON (gradito intruso)

Rescaldina - 20 ottobre 2018
Con questo spettacolo "APPUNTI DI VIAGGIO" cambia pelle.
Lo storico resoconto si trasforma in una serie di tweet che ogni protagonista lascia ai posteri immortalando in poche frasi un episodio, un momento, un aneddoto, della giornata dello spettacolo.

UOMO DELLE PIZZE
Da Mergellina a Montmartre... volete gustare la VERA e UNICA pizza napoletana? Chiamate Bobo-pizza... Bobo-pizza porta Napoli a casa vostra... !!!! (sempre che non litighi con il pizzaiolo quando deve consegnare le pizze pre spettacolo - ndr)

ELIZABETH “BABOU” LARCHET GAROUD
La lista della spesa ce l’ho scritta sul copione: frutta secca, cereali, piadine, gallette, uvetta, dolcetti, ecc...
Comprare e preparare queste cose dietro le quinte mi aiuta ad entrare gradualmente nel personaggio...certo che gli invitati poi sono sempre molto affamati e se per caso decidi di provare più e più volte la stessa scena prima dello spettacolo rischi alla fine di essere una padrona di casa non molto generosa...altro che mettersi in pari. W l’uvetta!!!!

PIERRE GAROUD
Apertura di stagione anche per il terzo e ultimo spettacolo in cartellone, il più difficile perché preceduto solo dal debutto 6 mesi fa. Gli spazi limitati, un po' di apprensione, a tratti eccessiva, non hanno impedito all'affiatato gruppo di uscire dignitosamente dall'insidioso impegno.

CLAUDE GATIGNON
Tensione altissima per il debutto in trasferta. Ma tutto è filato liscio. Peccato solo per l'uvetta che fosse un po' scarsina...

VINCENT LARCHET
Debutto dello spettacolo lontano dal pubblico amico. Nessun commento scritto lasciato al botteghino. Ma tanti apprezzamenti vocali e sinceri da parte di tutti avvalorati dall'attenzione e dalle tante risate. Svetta chi elegge questo come il migliore tra le nostre produzioni passate su questo palcoscenico. Una buona birra al Doctor Malz suggella la serata.

ANNA LARCHET CARAVATI
Dopo aver sdoganato le tele-prove, la febbre aggiunge gradi all'attore, intenzione al personaggio, auspicando future febbrili repliche.

REGIA
CHE PAURA RAGAZZI!!!
Le prove, anche quelle pre-spettacollo, ci avevano fatto tremare le ginocchia... e suonare dei CAMPANELLI d'allarme.
Per fortuna l'adrenalina e le devote invocazioni a San Genesio hanno fatto effetto e nonostante qualche sproloquio (e qualche donna di troppo) lo spettacolo è stato un vero successo!

FRANCOIS PIGNON (gradito intruso)
Dopo aver caricato il camion, una sensazione di abbandono nell'aria. Baci e abbracci a chi restava a Carugate.

Carugate - 15 aprile 2018
La stanchezza fa capolino. Archiviata la prima pratica si presenta ora, paradossalmente, il compito più difficile: mantenere qualità e presenza. In una fase in cui i muscoli iniziano a rilassarsi e la concentrazione rischia di sfilacciarsi. Metà regia impegnata nel battesimo della nipotina raggiungerà il gruppo solo a ridosso del sipario. Il resto del cast bissa la pizza della sera prima, ripassando mentalmente ciò che è avvenuto e ciò che ancora deve succedere.
Dramma sughero. Il tappo della bottiglia di un improbabile Cheval Blanc dell’85, più economicamente sostituito da una tisana al mirtillo, si spappola nel tentativo di prepararlo alla scena. Sull’onda di quanto appena lasciato, la regia battezza gli incauti protagonisti con sguardi carichi più di mille invettive. Si ritappa preparando un piano B (e se fosse successo in scena?)
E in scena, ovviamente succede. Cala ritmo ed intenzione, ma è l’unico vero momento di distrazione imposto dalla preoccupazione di dover gestire l’imprevisto. Superati i 5 momenti di panico, più vissuti sul palcoscenico che non arrivati al pubblico, superiamo quasi fosse voluta più che imposta, l’improvvisa tosse di Pierre che si trova a lottare tra singulti e lacrime per far arrivare al pubblico le poche battute colpite dal dramma.
Poi tutto si rimette nei binari della scioltezza e della consapevolezza. E il secondo atto, senza intoppi, spettina il pubblico con la sorpresa dei colpi di scena oggi raccontati meglio di ieri.
Mezza sala oggi, più tecnica e meno amica, ha seguito il crescendo della storia in un crescendo di calore e partecipazione, e questo sarà il pubblico che potremo aspettarci nelle (speriamo) prossime repliche dello spettacolo.
Ci gongoliamo sugli ultimi applausi che ritmano la musica di coda dedicando gli ultimi sforzi alle scene, che ripieghiamo a fondo palco, pronte a futuro prossimo sgombero.
E ci abbattiamo sulle assi del palcoscenico, ora svuotati ma leggeri. Nessuno vuole andarsene. E non servono parole, inutili, per raccontare quello che abbiamo dentro. #Soddisfanchezza

Carugate - 14 aprile 2018
Strano il sapore del debutto, un misto di eccitazione e tensione che qualcuno chiama #eccitansione per rendere più frizzante l’alba del nuovo spettacolo.
Un’estate sulle battute. Autunno e inverno a macinare prove alternate a collaudate repliche. E finalmente la primavera di questo nuovo lavoro. La scenografia da una settimana ha preso posto sul palco amico. Ogni giorno rifinita di dettagli ed accessori. Ed ogni giorno riempita di battute, incertezze, cadute e tanta energia. Pausa della vigilia, a ricaricar le batterie, e oggi, finalmente, si va in scena.
Da tanto, troppo tempo, non respiravamo questa sensazione, sempre nuova. Sempre carica di incertezza e di energia con la voglia di essere già oltre l’ostacolo per voltarsi indietro a misurare come è andata.
La giornata è di sole. Anche fuori finalmente, almeno oggi, è primavera.
La merenda la facciamo a casa, ma poi tutti in sala, più per fare atmosfera che non per necessità tecnica.
La maniacale regia è attenta ad ogni minimo dettaglio per accertarsi che nulla sia lasciato al caso e che tanta fatica non venga incrinata da nulla. Ma per una volta la loro attenzione è alle cose, lasciando gli attori alla catarsi verso il personaggio.
Una pizza in piedi, nel foyer del teatro, come nelle migliori tradizioni teatralcarugatesi. Mai come oggi bandito ogni alcoolico, anche se disinfettante.
Si caricano le ultime prenotazioni in cassa e tutto si comprime in un attimo che ingloba cambio d’abito, trucco, omaggio floreale alle costumiste e San Genesio, che oggi i più mistici hanno visto apparire nei dintorni del palco. E mentre Babou sposta e riordina senza fine le cibarie che a turno entreranno in scena, il rumore crescente nella sala che si riempie quasi del tutto, riscalda voce e personaggi. Sipario!
E tutto scorre.
Basta una battuta e ci scopriamo a nostro agio nel muoverci, giocare, urlare, sederci e rialzarci. Mangiare. Tra le pieghe di una commedia che ci sorprendiamo di conoscere e interpretare meglio di come potevamo immaginare. Tutte le incertezze delle prove sembrano svanite. Relegate a qualche parola bruciata o mangiata o soffiata che nulla ruba alle attese della regia. Ineccepibile anche il tecnico che alterna registrato a recitato in un tutt’uno fluido e millesimato.
E la fine del primo atto ci sorprende, impreparati. La regia si tuffa sulla scena avvolta da un sorriso pieno di soddisfazione e aspettativa, per un secondo atto che ora dovrà a sua volta debuttare.
Restiamo concentrati respirando ancora le risate che il pubblico ha riversato sul palcoscenico, grondanti apprezzamento e divertimento.
Il seguito non delude, dando continuità alle aspettative ed esplodendo nei colpi di scena che il primo atto ha solo preparato. E con lui esplodono risate ed applausi, e la piacevole sorpresa di uno spettacolo che non ti aspetti, diverso per costrutto, storia e personaggi, rispetto a quanto sino ad ora offerto al nostro pubblico.
Il sipario si chiude su un dramma familiare che si tinge di ilarità e speranza, e si riapre sulla fotografia di una famiglia ritrovata, immortalata dall’amichevole partecipazione di chi apre lo spettacolo come pizzaiolo e lo chiude come fotografo.
Si sprecano i ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito a vario titolo ai colori brillanti della messa in scena. Una parentesi particolare è dedicata a chi, alternando scuola e lavoro, ha realizzato il promo dello spettacolo che abbiamo per l’occasione condiviso con il pubblico presente nella magnificenza del grande schermo. E salutiamo anche la rassegna di teatro amatoriale da noi curata e quest’anno da noi chiusa, con le promesse di una rinnovata stagione ancora all’altezza di qualità e divertimento.
Incassiamo e facciamo nostre le primi critiche costruttive principalmente indirizzate ad una minor densità di intercalari imposti dalla naturale volgarità del parlar moderno e da un prologo che potrebbe presentare i personaggi in modo un po’ più celere e semplice da metabolizzare.
Temevamo la reazione del pubblico abituato alla risata facile, senza pensieri. Siamo stati ripagati da sinceri apprezzamenti. I dubbi sulla scelta del testo sono stati fugati, anche (e ammettiamolo una volta) grazie alla qualità della nostra messa in scena.
Domani si replica e non dobbiamo correre il rischio di annegare nella soddisfazione del debutto.
Ma per il momento affoghiamo il piacere in un millesimato Ca del Bosco e a seguire, per i pochi rimasti, nella birra del sempre presente Sajonara.
E si va a dormire. Oggi un po’ più leggeri.
 

 

 
 ultimo aggiornamento 04/02/2019

 

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