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Rassegna stampa
VIVERE A CARUGATE - maggio 2018

 

LE PRENOM - Cronaca di un debutto

Strano il sapore del debutto, un misto di eccitazione e tensione che qualcuno chiama #eccitansione per rendere più frizzante l’alba del nuovo spettacolo.
Un’estate sulle battute. Autunno e inverno a macinare prove alternate a collaudate repliche. E finalmente la primavera di questo nuovo lavoro. La scenografia da una settimana ha preso posto sul palco amico. Ogni giorno rifinita di dettagli ed accessori. Ed ogni giorno riempita di battute, incertezze, cadute e tanta energia. Pausa della vigilia, a ricaricar le batterie, e oggi, finalmente, si va in scena.
Da tanto, troppo tempo, non respiravamo questa sensazione, sempre nuova. Sempre carica di incertezza e di energia con la voglia di essere già oltre l’ostacolo per voltarsi indietro a misurare come è andata.
La giornata è di sole. Anche fuori finalmente, almeno oggi, è primavera.
La merenda la facciamo a casa, ma poi tutti in sala, più per fare atmosfera che non per necessità tecnica. La maniacale regia è attenta ad ogni minimo dettaglio per accertarsi che nulla sia lasciato al caso e che tanta fatica non venga incrinata da nulla. Ma per una volta la loro attenzione è alle cose, lasciando gli attori alla catarsi verso il personaggio.
Una pizza in piedi, nel foyer del teatro, come nelle migliori tradizioni teatralcarugatesi. Mai come oggi bandito ogni alcoolico, anche se disinfettante.
Si caricano le ultime prenotazioni in cassa e tutto si comprime in un attimo che ingloba cambio d’abito, trucco, omaggio floreale alle costumiste e San Genesio, che oggi i più mistici hanno visto apparire nei dintorni del palco. E mentre Babou sposta e riordina senza fine le cibarie che a turno entreranno in scena, il rumore crescente nella sala che si riempie quasi del tutto, riscalda voce e personaggi. Sipario! E tutto scorre.
Basta una battuta e ci scopriamo a nostro agio nel muoverci, giocare, urlare, sederci e rialzarci. Mangiare. Tra le pieghe di una commedia che ci sorprendiamo di conoscere e interpretare meglio di come potevamo immaginare. Tutte le incertezze delle prove sembrano svanite. Relegate a qualche parola bruciata o mangiata o soffiata che nulla ruba alle attese della regia. Ineccepibile anche il tecnico che alterna registrato a recitato in un tutt’uno fluido e millesimato.
E la fine del primo atto ci sorprende, impreparati. La regia si tuffa sulla scena avvolta da un sorriso pieno di soddisfazione e aspettativa, per un secondo atto che ora dovrà a sua volta debuttare.
Restiamo concentrati respirando ancora le risate che il pubblico ha riversato sul palcoscenico, grondanti apprezzamento e divertimento.
Il seguito non delude, dando continuità alle aspettative ed esplodendo nei colpi di scena che il primo atto ha solo preparato. E con lui esplodono risate ed applausi, e la piacevole sorpresa di uno spettacolo che non ti aspetti, diverso per costrutto, storia e personaggi, rispetto a quanto sino ad ora offerto al nostro pubblico.
Il sipario si chiude su un dramma familiare che si tinge di ilarità e speranza, e si riapre sulla fotografia di una famiglia ritrovata, immortalata dall’amichevole partecipazione di chi apre lo spettacolo come pizzaiolo e lo chiude come fotografo.
Si sprecano i ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito a vario titolo ai colori brillanti della messa in scena. Una parentesi particolare è dedicata a chi, alternando scuola e lavoro, ha realizzato il promo dello spettacolo che abbiamo per l’occasione condiviso con il pubblico presente nella magnificenza del grande schermo. E salutiamo anche la rassegna di teatro amatoriale da noi curata e quest’anno da noi chiusa, con le promesse di una rinnovata stagione ancora all’altezza di qualità e divertimento.
Incassiamo e facciamo nostre le primi critiche costruttive principalmente indirizzate ad una minor densità di intercalari imposti dalla naturale volgarità del parlar moderno e da un prologo che potrebbe presentare i personaggi in modo un po’ più celere e semplice da metabolizzare.
Temevamo la reazione del pubblico abituato alla risata facile, senza pensieri. Siamo stati ripagati da sinceri apprezzamenti. I dubbi sulla scelta del testo sono stati fugati, osiamo pensare anche grazie alla qualità della nostra messa in scena.
Affoghiamo il piacere in un millesimato Ca del Bosco e a seguire, per i pochi rimasti, le ultime chiacchiere mischiate alla birra del ‘solito’ Sajo.
E si va a dormire. Oggi un po’ più leggeri.

 

 
 ultimo aggiornamento 27/11/2019